venerdì 9 aprile 2010

NAPOLI - Geografie del mistero (di AA. VV., Giulio Perrone Editore Divisione LAB)



Napoli - Geografie del mistero, a cura di Giuseppe Cozzolino
ANTOLOGIA - Giulio Perrone - Perronelab
2010 - pagine 200
Formato 13x20
978-88-6316-110-6
Prezzo 15,00 euro



"Napule è mille culure
Napule è mille paure
Napule è a voce dè creature
Che saglie chianu chianu
E tu sai ca nun sì sula

Napule è nu sole amaro
Napule è addore e mare
Napule è na carta sporca
E nisciuno se ne mporta
E ognuno aspetta a sciorta

Napule è na camminata
Int’e viche e mmiezz’all’ate
Napule è tutto lu suonno
E a sape tutto o munno
Ma nun sann’a verità..."

Ma nun sann' a verità. Proprio così! Poche canzoni o poesie hanno saputo descrivere Napoli come questi versi indelebili della "Napul'è" di Pino Daniele.
Eppure, come lo stesso cantautore sottolinea, quella descritta non è l'unica verità.
Napoli è molto di più. Magia, misteri, folklore, antichi culti, figure mitologiche trasformate dalla fantasia popolare (unica al mondo...) in grottesche, indelebili maschere teatrali e carnascialesche.
Questa avvincente antologia è un piccolo compendio di tutto quanto appena detto. Per dirla con le parole del curatore, Giuseppe Cozzolino,scrittore e giornalista, responsabile del network MondoCult ( ), “Questa è Napoli, Crocevia del Mistero: Passato, Presente e Futuro si fondono insieme. Fantasmi, demoni e assassini. Amanti, poeti, filosofi. Si danno tutti convegno qui. Nella terra della Sirene Partenope e delle Sibilla Cumana. Nella città di Sansevero e Benedetto Croce”.
E allora andiamoli ad analizzare uno per uno, i 13 episodi letterari che danno vita a questa antologia...
Si parte subito con "...perché il barbiere chiudeva alle diciannove?", un tradizionale, tipicissimo "'cunto", quel tipo di narrazione che un tempo, quando internet era neanche un sogno e i televisori erano un lusso per pochi, e c'era più tempo da condividere a casa con i propri cari, o da trascorrere nella bottega di un barbiere per spettegolare o raccontare di cose inverosimili, spopolavano alla grande. Il racconto porta la firma di Bruno Pezone e si svolge, appunto, nella bottega di un barbiere negli anni '70 del secolo scorso, bottega che secoli prima era servita al Principe Raimondo di Sangro come laboratorio per i suoi misteriosissimi esperimenti.
Si prosegue con "Iside sogna" di Lucio Leone, gustosissima storia dagli intensi e antichissimi profumi d'oriente, dove una piccola delegazione di suore, scampate a un'orrendo massacro a Costantinopoli e scortate da un ardimentoso legionario romano di origini nordiche, approda a Napoli, facendo base presso le rovine di un tempio pagano, portando con se la sacra reliquia della testa di San Gregorio Armeno, e dando origine a un mistero, tutt'oggi irrisolto, legato al culto dell'antica dea egizia Iside.
Il terzo episodio porta la firma del sottoscritto, si svolge ai giorni nostri e narra delle gesta del rampollo di un potente clan camorristico, la cui ascesa e declino sono irrimediabilmente legati a un'antico e leggendario spirito domestico, lo stesso che da il titolo al racconto, "Bella M'briana".
Il quarto episodio, "E' stata la casa..." (di Dino Simonelli) è una storia di magia nera e giustizia post-mortem, laddove la bontà d'animo del napoletano vero è capace di annullare e distruggere persino gli effetti del Male, quello con la M maiuscola...
"Specchi e confini", di Fabio Lastrucci, è invece un'originalissima e delirante ode alla spazzatura che infesta la metropoli partenopea, qui vista come nuova Matrice di Vita, per quanto stranissima e assurda vita artificiale...
Il Nazismo "esoterico" e la Guerra Mistica, alternativa a quella reale, sono alla base di questo ferocissimo e passionale racconto,"Il sangue dell'inganno", di Giovanni Caiazzo e Angela Cinicolo, che si svolge nella Napoli assediata del 1943 e descrive le gesta di una coppia di infernali aguzzini tedeschi, alla ricerca dell'Arma Magica Assoluta che avrebbe cambiato le sorti della guerra, contrapposta a una coppia di bambini, il cui unico credo è sopravvivere.
"Un'ora sola" di Francesco Velonà è un'altra bellissima storia surreale, come solo a Napoli potrebbe accadere, che dimostra come viaggiare indietro nel tempo, sia pure di un'ora sola, e rimediare ai propri errori sia possibile...
Ancora un salto nel tempo e ci ritroviamo, col racconto "Anime inquiete", di Luciano Palmieri, nel XVII° secolo, epoca di dominazione spagnola, di peste e Inquisizione, da dove una spaventosa maledizione viene lanciata per colpire in modo funesto e devastante gli operai di un moderno cantiere edile...
La macabra scoperta, effettuata in un signorile appartamento del prestigioso Borgo Santa Lucia, da due sposini che l'hanno appena acquistata, sta alla base del fantasmagorico racconto di Giovanni Venturi, "L'appartamento in via Santa Lucia".
Poi, ecco che un autentico tizzone d'Inferno parte dalle pagine del libro e ci brucia dita e occhi: è "Paco Malaventura" di Ugo Ciaccio, avventura nera, blasfema e anticlericale di una coppia di personaggi che meglio assortita non si poteva: un poliziotto bestemmiatore dal grilletto facile e un diavolaccio viveur che, per accaparrarsi anime da portare all'Inferno, fa il collaboratore di giustizia!
Neanche il tempo di farsi due risate allo humor nero, che Argia Di Donato e il suo "Il mondo nascosto" cambiano il registro emotivo della narrazione, con una storia triste e struggente dedicata a coloro che vengono dimenticati.
Ma si torna subito a sorridere, con "Amore indivisibile" di Gianni Puca, un grottesco noir dove qualcuno, che non ha ancora realizzato di essere stato assassinato, indaga sulle dinamiche di un'orribile omicidio...
Per finire, un'autentica chicca di Giuseppe Cozzolino, una gustosissima favola infernale, con protagonista il demone Mortecheride/Pulecenella, ambientata tra Napoli e la sua controparte ultradimensionale Omnia Pandemonium!
Insomma, se non siete mai stati a Napoli, dopo aver letto quest'antologia sono sicuro che vi prenderà una voglia irrefrenabile di visitarla, a voi appassionati di cosine horror e weird.
Perchè è pure vero che (e non l'ho detto di certo io...) "vedi Napoli e poi...muori"!
(Recensione a cura di) Domenico Nigro

giovedì 8 aprile 2010

VARNEY IL VAMPIRO - Primo Volume: Il banchetto di sangue (di Thomas Preskett Prest - James Malcolm Rymer, Ed. Gargoyle Books)



Thomas Preskett Prest - James Malcolm Rymer
Primo Volume
Il banchetto di sangue
Traduzione Chiara Vatteroni
Introduzione di Carlo Pagetti
Gargoyle Books



“Il genere Gotico pone sempre dei dubbi al centro e a motore della narrazione: cos'è oggettivo e cos'è soggettivo? Che rapporto c'è tra conosciuto e ignoto? Cos'è vero e cos'è falso? Cos'è storia e cos'è leggenda? E persino: cos'è vita e cos'è morte? Possiamo davvero tracciare un netto confine tra tutte queste cose? C'è ben poco di evasivo in romanzi che trattano questi interrogativi fondamentali. Definire l'horror come semplicemente "perturbante" confonde il mezzo con il fine. Il fine è filosofico, ma con una specificità: l'accento cade sulle domande, non sulle risposte. Il disagio che si semina nel lettore, lo spinge a interrogarsi. Ogni soluzione raggiunta, ingenera nuovi interrogativi. Credo che questo atteggiamento abbia un profondo significato culturale e politico. In epoche stupidamente assertive come quella in cui viviamo, chi propaga dubbi fa opera di bene.”
Gianfranco Manfredi


“Il banchetto di sangue” ha inizio con un siffatto, orrido pasto: la disgustosa esigenza di un incubo che investe la giovane, graziosa e virtuosa Flora, non prima d’essere annunciato da una fosca tempesta che s’abbatte sulla dimora di campagna, la Bannerworth Hall, dove nel sonno lei attende e sogna del ritorno di Charles Holland, il proprio fidanzato in viaggio all’estero. Un vampiro - tale è l’incubo - affiora dalle tenebre adoperandosi per avvincerla in una terrifica esperienza sensoriale, che è poi la tela del ragno dove paralizzata, la preda è costretta a subire passivamente l’infernale banchetto. I fratelli Henry e George, insieme a Mr Marchdale, un conoscente, accorreranno alla richiesta d’aiuto di Flora, imbattendosi nell’ospite inquietante e ritrovandosi così invischiati nelle trame e nelle peripezie di Sir Francis Varney. Un vecchio quadro nella stanza stessa dove Flora è stata predata, lo ritrae: il giovane dalla fronte maestosa, dal pallore di morte, che scruta dal dipinto con “occhi che nessuno vuole vedere due volte”. Le indagini, i sospetti - le paure, lo sdegno per quanto accade e la volontà di difendersi da un simile, irruente sovvertitore della propria mite “realtà” così faticosamente edificata – individueranno nell’aristocratico Sir Francis il proprio demoniaco avversario, quello stesso nemico residente in una vicina dimora, che s’industria per il possesso della Bannerworth Hall; arrivando, per tale scopo, a minacciare Flora – allorché scoperto, e nondimeno restio a rinunciare alle proprie signorili, cavalleresche maniere - di riprometterla all’orrore vissuto, dovessero decidere di scontrarsi con i suoi propositi e ostacolarli. Charles Holland è nel frattempo riapparso, ed è subito affiancato dalla figura del dottor Chillinghworth, dell’ammiraglio Bell e del suo attendente Jack Pringle, le persone che saranno più intimamente coinvolte nelle vicissitudini della famiglia Bannerworth, e che vorranno far chiarezza su quanto accade. Ci sono infatti diversi enigmi da sbrogliare, come l’improvvisa, subitanea sparizione di Charles, dietro cui si scoprirà poi vi è la combutta di Mr Marchdale con Sir Varney, complici nella volontà di sbarazzarsi di un comune intralcio alle proprie mire, riconosciuto nel giovane fidanzato di Flora, relegato pertanto nei sotterranei di un edificio in rovina e costretto alla passività. Ma nel mentre che tutto ciò accade – duelli, risse, ruderi visitati, bare scoperchiate, paletti infilzati – l’eco di tali drammatiche e stravaganti vicende ha raggiunto il popolo, che assalta e incendia la casa di Varney il vampiro promettendogli morte, e costringendolo a nuove agili peripezie, fughe, controffensive e seduzioni.
La Gargoyle Books torna a farci fare salti di meraviglia sulle sedie, e a rinnovare la stima che le è dovuta, impegnandosi nientemeno che nella prima traduzione di quel leggendario “anello mancante” dell’universo narrativo con protagonista la figura del vampiro. Una prestigiosa operazione che porta sui nostri scaffali un opera da tutti citata ma poco conosciuta, successiva al solo Polidori: il capolavoro dei penny dreadful che vorrà influenzare tutta la letteratura gotica a seguire e persino il Dracula di Bram Stoker. L’opera è proposta in tre volumi, per un totale di circa 1500 pagine: “Il banchetto di sangue”, con la prestigiosa introduzione di Carlo Pagetti; a luglio uscirà il secondo volume dal titolo “L'inafferrabile”, impreziosito dall'intervento di Fabio Giovannini, che traccerà un excursus sulla figura del vampiro; il terzo volume, “All’ombra del Vesuvio”, sarà in libreria a novembre con il contributo del grande Mauro Boselli (Dampyr) che traccerà l'evoluzione del vampiro nella letteratura popolare, dal penny dreadful al fumetto.
Gli autori: Inizialmente fu Thomas Preskett Prest - scrittore londinese cui si deve il romanzo Sweeney Todd, the Demon Barber of Fleet Street (che ha ispirato John Schlesinger e Tim Burton per i loro film sul barbiere cannibale, rispettivamente La bottega degli orrori di Sweeney Todd,1997 e Sweeney Todd il diabolico barbiere di Fleet Street, 2008) a venire ritenuto autore di Varney il vampiro, in seguito, però, si fece il nome di James Malcolm Rymer, ingegnere civile che arrotondava i suoi introiti dedicandosi alla scrittura su commissione per l'editore Lloyd, da molti reputato più attendibile quanto a paternità dell'opera. Rymer probabilmente si spartiva, coordinandolo, il lavoro con altri vari scrittori rimasti ignoti, al punto che la redazione del testo sembra più provenire da una "scuola", o da una catena di montaggio, in cui il nome dell'autore rimane anonimo e non appare comunque di primaria importanza...

(Recensione a cura di) Bruno Maiorano

venerdì 26 marzo 2010

Arriva finalmente "Varney il vampiro", caposaldo della letteratura gotica finora mai tradotto in Italia


Gargoyle Books


presenta



un caposaldo della letteratura gotica e vampirica

finalmente in edizione italiana

VARNEY IL VAMPIRO

di

Thomas Preskett Prest - James Malcolm Rymer
Primo Volume

Il banchetto di sangue

Traduzione Chiara Vatteroni

Introduzione di Carlo Pagetti



Il libro

È di per sé una notizia, quella che un piccolo editore di catalogo si dedichi a un'operazione di enorme prestigio e impegno come la prima traduzione in italiano di Varney il vampiro, caposaldo della letteratura vampirica, successivo al solo Polidori, un'opera colossale, tra le più citate del genere ma anche tra le meno conosciute, che viene pubblicata in edizione integrale per un totale di circa 1500 pagine da Gargoyle Books, che la presenta in tre volumi lungo l'arco del 2010 (25 luglio II volume, Varney il vampiro -L'inafferrabile, introduzione FAbio Giovannini; novembre, III volume Varney il vampiro - All'ombra del Vesuvio, introduzione Mauro Boselli)

Dal 1847 al 1849, le inquietanti avventure di Sir Francis Varney vengono pubblicate a dispense settimanali dall'editore londinese Edward Loyd conquistando l'attenzione e la successiva fidelizzazione di migliaia di persone delle classi sociali più diverse, ponendosi così come uno dei primi esempi editoriali di moderna serialità, e ottemperando a un'ampia funzione di acculturazione.

Come per il resto della prima stampa di massa, i fascicoli di Varney miravano a raggiungere il maggior numero di soggetti, sia attraverso la vivacità degli intrecci - vicende notturne e soprannaturali, pullulanti di azione, avventura, seduzione, colpi di scena e misteri, talvolta intervallate dai cosiddetti penny dreadful (racconti paurosi che, rallentando il ritmo della trama principale, ne aumentavano la suspence, sollecitando l'emotività dei lettori seriali) -, sia attraverso il loro costo contenuto: è in tal modo che il tema del vampiro viene consegnato al grande pubblico.

Inizialmente fu Thomas Preskett Prest - scrittore londinese cui si deve il romanzo Sweeney Todd, the Demon Barber of Fleet Street (che ha ispirato John Schlesinger e Tim Burton per i loro film sul barbiere cannibale, rispettivamente La bottega degli orrori di Sweeney Todd,1997 e Sweeney Todd il diabolico barbiere di Fleet Street, 2008) a venire ritenuto autore di Varney il vampiro, in seguito, però, si fece il nome di James Malcolm Rymer, ingegnere civile che arrotondava i suoi introiti dedicandosi alla scrittura su commissione per l'editore Lloyd, da molti reputato più attendibile quanto a paternità dell'opera. Rymer probabilmente si spartiva, coordinandolo, il lavoro con altri vari scrittori rimasti ignoti, al punto che la redazione del testo sembra più provenire da una "scuola", o da una catena di montaggio, in cui il nome dell'autore rimane anonimo e non appare comunque di primaria importanza.

In quell'Inghilterra vittoriana che non smette mai di sorprendere quanto a dinamismo letterario - una sorta di realtà altra e parallela al dilagante conformismo sociale e alla conseguente rigidità delle convenzioni che la contraddistinsero -, Varney il vampiro trovò agevolmente il suo spazio, rendendo protagonista il revenant, mito deforme quanto mai lontano dalla fedele riproduzione dell'esperienza conoscibile. Questo possente feuilletton trascinò subito i suoi numerosi i lettori in una dimensione narrativa del tutto svincolata dalle regole e dalle abitudini proprie della quotidianità dell'epoca, tanto che il personaggio di Varney influenzò tutta la letteratura Gotica a seguire, e dunque lo stesso Bram Stoker (anche in Dracula, come in Varney, l'azione si apre con il vampiro che auspica un sommovimento immobiliare che ricada a suo vantaggio). La componente gotica si alterna a echi di immediatezza che fanno pensare alla nostra Commedia dell'Arte, in un montaggio di spiccata originalità dove - in mezzo a numerosi figuranti (tra cui un ruolo non secondario viene assunto anche dalla "folla popolana", credulona e istintiva, e le scene in cui essa è protagonista sono di una visività quasi filmica) - spicca il personaggio in chiaro-scuro del vampiro, perturbante da un lato, goffo dall'altro, colui che assolve anche al ruolo di collante delle varie microstorie che compongono il testo, e principale responsabile dei repentini mutamenti dei registri narrativi: dal comico al tragico, dal melodrammatico al sentimentale.

Molteplici naturalmente le chiavi di lettura che possono individuarsi nel testo, che anticipa temi come il contagio di massa e le società segrete.



La trama
Il banchetto di sangue comprende i primi 65 capitoli di Varney il vampiro e segue le sorti della famiglia gentilizia dei Bannersworth, composta dalla vedova Mrs Bannersworth e dai figli Henry, George e Flora. Con loro vive anche Mr Marchdale, un conoscente, che si è offerto di aiutare i Bannerworth in quanto essi versano in difficoltà economiche dalla morte per suicidio del capo famiglia, Marmaduke, rovinato da una vita di sprechi e di azioni riprovevoli. L'azione si apre a Bannerworth Hall, una grande tenuta di campagna, situata nell'Inghilterra meridionale, non lontano da Londra. In una notte di tempesta, la bella e virtuosa Flora, in trepida attesa del fidanzato Charles Holland, partito per un viaggio all'estero, viene aggredita nella sua camera da un vampiro, che assomiglia in maniera impressionante a un grande ritratto appeso alla parete della stanza. In seguito a varie peripezie il vampiro viene identificato nella persona dell'aristocratico Sir Francis Varney, che risiede poco lontano Bannerworth Hall.

Sir Varney è un personaggio misterioso, che pare più interessato al possesso della dimora dei Bannerworth, che a succhiare il sangue di Flora e a sbarazzarsi dei parenti della fanciulla, decisi a eliminarlo. Durante un drammatico incontro con Flora, anzi, Varney la tratta in modo cavalleresco, promettendole di non perseguitarla più, se i Bannerworth lasceranno la dimora avita. Sulla scena intanto compaiono altre importanti figure, tra cui Mr Chillingworth, medico chiururgo assai scettico sull'esistenza dei vampiri, e una "strana coppia", formata dal vecchio ammiraglio Bell - lo zio di Charles Holland, un veterano delle guerre napoleoniche dal linguaggio colorito e dal cuore d'oro - e dal suo servitore, il marinaio Jack Pringle - ubriacone e irrispettoso, ma sempre fedele all'ammiraglio. Anche Charles Holland fa una breve apparizione, con grande felicità di Flora, ma scompare ben presto. Il lettore saprà in seguito che è prigioniero di Sir Francis nei sotterranei di un edificio in rovina non lontano da Walmesley Lodge, la residenza di campagna del vampiro, e che Mr Marchdale, il vero villain della situazione, è in combutta con Varney, volendo sbarazzarsi di Charles. Intanto gli abitanti del vicino villaggio, venuti a sapere dell'esistenza del vampiro, si organizzano per catturarlo e ucciderlo. Malgrado l'intervento di un reparto di dragoni, la folla inferocita dà fuoco all'abitazione di Varney, il quale, dopo essersi difeso valorosamente, si eclissa, per riapparire ancora una volta a Bannerworth Hall. Fallito un ultimo tentativo da parte di Henry Bannerworth e dell'ammiraglio Bell di eliminare il vampiro, che si fa ancora una volta gioco dei suoi nemici, senza, però, mettere in pericolo la loro vita, i Bannerworth decidono di trasferirsi in un modesto cottage, pur presidiando, con l'aiuto del dottor Chillingworth e dell'ammiraglio Bell, l'antica magione. Varney, a sua volta, con un atto di generosità e contro il parere di Marchdale, libera Charles Holland





Hanno detto:



Questo lungo romanzo diventa un discorso non solo sulla "natura" del vampiro, ma sull'identità stessa dell'Inghilterra, ancora colma delle reminiscenze della lotta contro l'arci-nemico Napoleone, divisa tra la nostalgia del paesaggio campestre e la fascinazione di quello urbano, impegnata nei processi di conquista coloniale a cui, sempre di più, con l'avanzare del secolo, i ceti più umili della piccola borghesia e del proletariato sarebbero stati chiamati a dare il loro contributo di sacrifici e di speranze.

Carlo Pagetti



Ormai siamo così tanto abituati all'immagine del vampiro veicolata in particolare dal cinema e dalla televisione da ritenere che le sue caratteristiche siano senza tempo. Invece le origini di quell'immagine sono agevolmente identificabili e rintracciabili. È stata la letteratura del XIX secolo ad assumersi il compito di costruire e inventare il vampiro. Thomas P. Prest e James M. Rymer, i più probabili autori di Varney the Vampire (pubblicato anonimo), hanno il merito di aver cristallizzato sulla pagina scritta, tra il 1845 e il 1847, alcuni dei capisaldi dell'immaginario vampiresco. Varney, infatti, è un catalogo anticipatore di descrizioni e ritratti del vampiro destinati a lunga fortuna e ad approdare ai nostri giorni quasi intatti.

Fabio Giovannini



Il genere Gotico pone sempre dei dubbi al centro e a motore della narrazione: cos'è oggettivo e cos'è soggettivo? Che rapporto c'è tra conosciuto e ignoto? Cos'è vero e cos'è falso? Cos'è storia e cos'è leggenda? E persino: cos'è vita e cos'è morte? Possiamo davvero tracciare un netto confine tra tutte queste cose? C'è ben poco di evasivo in romanzi che trattano questi interrogativi fondamentali. Definire l'horror come semplicemente "perturbante" confonde il mezzo con il fine. Il fine è filosofico, ma con una specificità: l'accento cade sulle domande, non sulle risposte. Il disagio che si semina nel lettore, lo spinge a interrogarsi. Ogni soluzione raggiunta, ingenera nuovi interrogativi. Credo che questo atteggiamento abbia un profondo significato culturale e politico. In epoche stupidamente assertive come quella in cui viviamo, chi propaga dubbi fa opera di bene.

Gianfranco Manfredi





Dati tecnici I volume:

Prezzo: 16,00 euro

ISBN: 978-88-89541-44-9

Brossura, pagg. 538

mercoledì 24 marzo 2010

LEGION (di Scott Stewart)




Legion è un film del 2010 diretto da Scott Stewart, appartenente al filone ‘fantasy-horror’.
La trama è riassumibile in poche parole. E’ il 23 dicembre e un essere alato piomba sulla terra recidendosi le ali. Intanto, nel deserto del Mojave, Jeep, un ragazzo di bell’aspetto e dalle grandi aspettative, è ossessionato da incubi ricorrenti mentre Charlie (la ragazza che vive con lui ma che non è la sua fidanzata) aspetta un bambino e si scambiano qualche parola sul futuro di entrambi. Charlie e Jeep lavorano entrambi al (guarda caso...) Paradise Falls, un Diner che si trova in uno dei posti più sperduti e isolati del mondo. Nel locale ritroviamo Bon Hanson, padrone dello stesso, alle prese col vecchio televisore che proprio non ne vuol sapere di funzionare, e i soliti malcapitati della situazione ovvero Howard e Sandra Anderson, la loro figlia ribelle Audrey e Kyle, padre single fermatosi nel luogo meno accogliente del mondo solo per fare una telefonata all’amato figlio.
Ben presto tutte queste persone si ritroveranno isolati da tutto e da tutti nel modo più totale, in quanto tutte le comunicazioni (radio, televisione, telefono) salteranno a causa di una strana tempesta all’orizzonte. A fare compagnia ai poveri malcapitati arriverà anche un’arzilla vecchietta che, ordinata una bistecca al sangue, si trasforma in una specie di ‘donna ragno’, prendendo a morsi il povero Howard e sbalordendo i più per la forza dimostrata. L’audace anziana verrà uccisa solo da parecchi colpi di rivoltella e i protagonisti finalmente si renderanno conto che qualcosa non sta proprio andando per il verso giusto. A dar loro man forte arriverà uno sconosciuto con degli strani segni sul corpo e che ben presto si rivelerà essere l’arcangelo Michele, approdato sulla terra solo ed esclusivamente per salvare il figlio di Charlie, unica speranza per il genere umano. Dio infatti, perdendo speranza nell’uomo, ha deciso di mandare sulla terra frotte di angeli vendicatori per riscattare l’umanità. L’epilogo lo lascio agli spettatori. Il regista, ex responsabile degli effetti visivi in Sin City e Pirati dei Caraibi, partorisce un plot abbastanza interessante ma non del tutto convincente. Infatti ci ritroviamo di fronte agli arcangeli Michele e Gabriele che combattono tra loro a metà pellicola in quanto l’uno vorrebbe salvare il mondo e l’altro invece eseguire gli ordini del ‘Padre’. Michele, dopo essere stato barbaramente ucciso dal suo compagno d’avventura (con tanto di mazza ferrata rotante) ritorna in vita però, proclamando questa frase: “ Dimmi Gabriel, sei un figlio che da al padre ciò che gli chiede o ciò che gli serve?” Un po’ troppo scontato direi. Giuseppe invece da falegname è passato a fare il meccanico mentre la Madonna questa volta è una cameriera di basso livello la quale voleva anche abortire colui che diverrà il moderno Gesù, non voluto nemmeno da suo Padre.
Come detto poc'anzi, la trama sarebbe stata abbastanza interessante se non fosse stata diretta e interpretata in modo fin troppo grossolano, lacunoso e scontato. Infatti, quella che doveva essere l’Apocalisse, si risolve in modo fin troppo affrettato e con poco, pochissimo pathos.
Trovo Legion un prodotto godibile più in home video che al cinema. Il finale lascia presagire persino ad seguito. Speriamo solo che il tutto esca nelle sale cinematografiche prima del 2012…
(Recensione a cura di) Kira Yagami/Susanna Angelino




Titolo originale: Legion
Lingua originale: Inglese
Paese: USA
Anno: 2010
Colore: colore
Audio: sonoro
Genere: horror, azione,fantasy
Regia:Scott Stewart
Sceneggiatura: Peter Schink,Scott Stewart
Produttore: David Lancaster, Michel Litvak
Casa di produzione: Bold Films Distribuzione (Italia): Sony Pictures Storyboard

Interpreti e personaggi
Dennis Quaid: Bob Hanson
Paul Bettany: Michael
Doug Jones: Ice Cream Man
Kate Walsh: Sandra Anderson
Kevin Durand: Gabriel
Lucas Black: Jeep Hansen
Tyrese Gibson: Kyle Williams
Willa Holland: Audrey Anderson
Adrianne Palicki: Charlie
Charles S. Dutton: Percy
Fotografia: John Lindley
Montaggio: Steven Kemper
Musiche: John Frizzell
Scenografia: Jeff Higinbotham


sabato 13 marzo 2010

IL BATTELLO DEL DELIRIO (di George R. R. Martin - Edizioni Gargoyle Books)



Il battello del delirio (di George R. R. Martin)
Traduzione Simone De Crescenzo
Gargoyle Books
pagg. 393
Euro 18,00
ISBN 978-88-89541-42-5



Siamo nel 1857 in Louisiana, quando l'inverno più rigido che le cronache dell'epoca ricordino, gela il grande Mississippi, intrappolando nella morsa del ghiaccio un gran numero di battelli, stritolandoli. Il gigantesco quanto ambizioso Capitano Abner Marsh è uno di quelli che perde più imbarcazioni, e questo lo getta in rovina, facendo precipitare le quotazioni della sua compagnia di navigazione. D'improvviso, però, uno straniero che si fa chiamare Joshua York, si offre di rilevare metà della compagnia promettendo al Capitano Marsh di fornirgli tutti i capitali sufficienti a costruire un nuovo battello. Anzi IL Battello: l'imbarcazione più grande, lussuosa, veloce che sia mai stata vista a memoria d'uomo solcare le torbide acque del Mississippi.
L'offerta è così spropositatamente allettante che il Capitano diffida, ma alla fine decide di entrare in affari col suo nuovo socio, a patto però di non porgli troppe domande circa le sue abitudini di vita così inconsuete e sulle sue frequentazioni. Infatti Joshua York è un tipo molto misterioso: poliglotta, amante di Byron, esteta convinto, ama passeggiare di notte e dormire di giorno.
Al di là di questo, si comporta in maniera molto calorosa e cordiale con Abner Marsh, e quest'ultimo gli dimostra gran stima.
Presto il nuovo battello della loro compagnia viene varato col nome di “Fevre Dream” e riscuote subito un gran successo.
Come è facilmente prevedibile, però, le abitudini notturne di York, assieme alla strana gente al suo seguito (che diviene di casa a bordo del “Fevre”), iniziano a destare i sospetti di Marsh, il quale presto scopre la verità: York e i suoi amici sono vampiri impegnati in missioni di cui gli sfugge il senso. Ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro, il Capitano ha scoperto troppo e la sua vita dipenderà esclusivamente dalla scelta che farà: allearsi con York oppure ucciderlo?

Louisiana, seconda metà dell'ottocento, rive del Mississippi... Sembra di essere lì. L'odore del whisky, gli schiavi negri nelle piantagioni, la middle-class in rapida ascesa grazie alla rivoluzione industriale, la discriminazione razziale e un territorio grande e selvaggio come l'America che fu, tutto attorno.
E i battelli sul fiume... le grandi scie di fumo nero dalle ciminiere, gli scaricatori alle prese con le merci, le banchine affollate di marinai, ubriaconi, passeggeri, e il loro vociare confuso. E sullo sfondo, costante, ovattata... Una tromba in sordina, un contrabbasso... li immagini, li senti suonare in quel tempo, quando si iniziava a creare la “musica negra”... la prima posa delle fondamenta del jazz, quel genere che settant'anni dopo fece impazzire anche i bianchi, che rimanevano estasiati davanti a un Morton o a un Tatum.
Devo dire la verità... questo libro mi ha dato filo da torcere. Se dovessi inquadrarlo, lo definirei “visivo” poiché ha una cura estrema per i particolari. Non omette nulla e rifornisce di stimoli costanti la mente del lettore. Questo è sicuramente un valore aggiunto a un libro scritto così bene, ma alle volte rischia quasi di appesantire la narrazione.
Dettagli, capiamoci... è solo una questione di gusti. Ma se i gusti sono opinabili, la qualità non lo è. E ne “Il battello del delirio” ce n'è tanta.
Pregevolissimo è poi il tentativo di smontare il cliché del vampiro. Dimenticate aglio, croci, acqua santa e specchi. In breve: dimenticate la superstizione. Qui i vampiri sono spogliati della loro soprannaturalità e ci vengono presentati come una razza alternativa all'umana. Con la loro anatomia e fisiologia. Ci vengono presentati come una razza frammentata, altezzosa e decisamente longeva, devastata dalle lotte intestine e alla disperata ricerca di un re che guidi la stirpe in una città favolosa della cui esistenza dubitano i vampiri stessi.
L'intreccio della narrazione sarà sicuramente avvincente per coloro che non amano ritmi schizofrenici, ma anche per gli altri si rivelerà una lettura più che gradevole, che non disdegnerà di fare una leggera “toccata e fuga” nel gore. Ancora una volta un'ottima opera degna della Gargoyle.
(recensione a cura di) Valerio Bonante

giovedì 25 febbraio 2010

REPETITA (di Marilù Oliva - Gruppo Perdisa Editore)


Marilù Oliva
Repetita
Perdisa
Collana Walkie Talkie
Pagine 192
Prezzo 14,00 euro


Bologna, ai giorni nostri. Un feroce e spietato serial killer sta mettendo in ginocchio la città e la Nazione intera, come mai era accaduto dai tempi del Mostro di Firenze. I suoi efferati delitti sono terrorizzanti e "archetipici", perchè si ispirano ai grandi omicidi della Storia, a tal punto che il maniaco omicida viene ribattezzato dagli organi di stampa "il Valentino", come Cesare Borgia, fratello della celebre Lucrezia. Sulla pista di questo nuovo Mostro si lancia l'ispettore Basilica, della Questura di Bologna, e una equipe di storici e psicologi, tra cui la dottoressa Malaspina, che tra l'altro, inconsapevolmente, lo ha in cura, e ne è segretamente innamorata. Il Valentino, infatti (il cui vero nome è Lorenzo Cerè)è uno psicopatico lucido (di quelli, insomma, della peggior specie...), con un passato di soprusi e sevizie familiari assolutamente allucinante. Gelida macchina da sesso, grande cultore della Storia e dei suoi continui repetita, Lorenzo Cerè si rivolge alla dottoressa Malaspina per trovare un rimedio ai suoi feroci mal di testa, presentandosi subito alla brillante psichiatra come un caso affascinante, difficilissimo ma non impossibile da curare...

Questa è solo una traccia minimale della trama del romanzo, che non rende assolutamente il concetto pieno della storia. L'ispettore Basilica, per esempio, ha un ruolo molto marginale nell'intero contesto. Qui il protagonista assoluto, nonchè voce narrante del romanzo, è proprio il Valentino! Con una costruzione letteraria assolutamente originale, uno stile asciutto, durissimo e senza tanti fronzoli, e un modo di descrivere certe scene assolutamente insano e abberrante (l'episodio della masticazione e deglutizione di una cimice da parte del serial killer, il pasto obbligato di una vittima con le interiora di un cane appena sgozzato e squartato e altre delicatezze del genere metterebbero a dura prova anche gli stomaci più avvezzi...) pongono di diritto la bravissima Marilù Oliva (qui all'esordio nel campo della letteratura sulla lunga distanza)in una posizione di assoluto rilievo nell'ambito del noir nostrano.
L'Italia ha dunque trovato la sua Amélie Nothomb? Il Tempo, o la Storia, e i suoi Repetita...ce lo diranno.
(Recensione a cura di) Domenico Nigro