sabato 1 dicembre 2007

Intervista a Miriam Zanetti (Amministratore Delegato della Aliberti Editore)



CdO: Ciao Miriam. Innanzitutto congratulazioni per il passaggio da capo-ufficio stampa ad amministratore delegato della Aliberti Editore. Dovremo aspettarci delle novità in merito alle scelte editoriali della casa editrice d’ora in poi?

MZ: Ti ringrazio.
No, per quanto riguarda le scelte editoriali, continuano a rimanere in capo all’editore, Francesco Aliberti, al direttore editoriale Alessandro Di Nuzzo, e ai vari e preziosissimi direttori di collana, che instancabilmente continuano a proporci titoli fra i quali vengono scelte le novità da inserire a catalogo.
Il mio lavoro non ha mai riguardato la scelta dei titoli; io contatto e chiudo i contratti con gli autori una volta che sono stati scelti e riprendo in mano i titoli in prossimità della loro uscita in libreria per il lancio stampa. Questo, insieme alle nuove incombenze legate alla gestione amministrativa, continuerà ad essere il mio lavoro. E’ ovvio che, subentrate nuove mansioni, aumenterà il numero dei collaboratori destinati all’ufficio stampa.

CdO: Che idea hai del mercato editoriale italiano?

MZ: Credo sia un mercato, come dire, “intasato”.
Escono novità in continuazione, la vita media di un libro si è notevolmente abbassata, i generi letterari sono sempre più “ibridi”.
Ho la sensazione, ma è un parere assolutamente personale, che il lettore sia più disorientato rispetto a un tempo nella scelta del libro da comprare e da leggere.Ed è per questo che il mestiere di editore è diventato più difficile, le richieste del mercato sono sempre più differenziate. Forse in questo sta il successo della nostra casa editrice, generalista per indole, e che risponde al mercato con offerte che vanno dal giornalismo investigativo e di inchiesta, alla narrativa, alla satira politica, alla saggistica, alla musica e spettacolo. Siamo, insomma, riusciti a creare nicchie diverse di lettori.

CdO: Con collane come “Due thriller per due autori” e “I nuovi gialli” e con la pubblicazione di romanzi “strani” come lo stupendo ‘Diario Inferno’ di Alessandro Montanini avete dimostrato di credere nelle potenzialità di generi un po’ “di nicchia” come il noir e l’horror italiani. Avete mai pensato di dedicare una collana, o almeno di pubblicare qualche romanzo italiano di horror puro, senza contaminazioni di altri generi?

MZ: Non credo che per il momento fra i progetti editoriali della Aliberti ci sia quello di creare una collana di horror puro, ma il mestiere dell’editore è comunque quello di esplorare in continuazione nuove potenzialità e di rispondere quanto prima alle esigenze dei lettori e del mercato. Quindi non posso escluderlo completamente, anche se per ora non è in cantiere nulla del genere.

CdO: È idea comune che in Italia vi siano molti più scrittori che lettori, in proporzioni assurde! I manoscritti che arrivano in esame a voi li valutate accuratamente o non li considerate e puntate direttamente sui cosiddetti “cavalli vincenti”? E nel caso valutaste anche esordienti, con quali modalità lo fate?

MZ: E’ ovvio che vengono esaminati anche i manoscritti di esordienti.
C’è un comitato di lettura che fa questo.
Certo, è impossibile leggere da cima a fondo tutti i manoscritti che arrivano, ma le sinossi dei testi e gli indici degli argomenti, che gli aspiranti scrittori solitamente allegano al manoscritto che ci inviano, aiutano moltissimo in una prima “scrematura” dei testi, per scegliere quelli che in qualche modo possano essere compatibili con la nostra linea editoriale.

CdO: Quali sono gli errori più gravi che compie chi si presenta a voi aspirando alla pubblicazione?

MZ: Quello di inviare un testo corposo senza un minimo di presentazione, un indice, un sommario, qualcosa che aiuti chi lo prende in mano a capire fin da subito di cosa si sta parlando.
Quello di pretendere una risposta immediata, che per i motivi che ho detto sopra, per correttezza non può essere data.
Capita che chi ci invia un manoscritto telefoni due giorni dopo averlo spedito per chiedere se lo abbiamo già letto e pretendendo una risposta entro pochi giorni; in questi casi, siamo costretti, proprio perché l’iter di lettura e scelta dei testi è lungo, a rispondere consigliando di rivolgersi ad un’altra casa editrice.
Un altro errore frequente è quello di inviare, tutti insieme, una serie di scritti e opere completamente differenti uno dall’altro, poesie, narrativa, un testo di saggistica: questo disorienta chi deve esaminare il materiale, e porta inesorabilmente a pensare che la persona che ha scritto queste cose sia alla ricerca di una propria “dimensione” letteraria, percorrendo disordinatamente percorsi troppo diversi l’uno dall’altro.

CdO: Quante volte capita che qualcuno si proponga SENZA NEPPURE MAI aver letto un vostro libro o senza conoscere le vostre collane?

MZ: Sempre più raramente. Chi si propone comunque è quasi sempre perché ha visto qualcuno dei nostri libri, o si è innamorato di una delle nostre collane.
Ultimamente, proprio perché le nostre collane stanno assumendo identità sempre più precise e delineate, capita che chi ci propone un manoscritto o una idea editoriale lo faccia suggerendo già la collana nella quale vorrebbe fosse inserito.

CdO: Un consiglio fondamentale per gli aspiranti scrittori?

MZ: Non demordere, ovviamente.
Avere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità.
Non arrendersi al primo rifiuto, che a volte può essere costruttivo, e usare le motivazioni che hanno spinto un editore a rifiutare un testo come input per cercare di creare qualcosa di meglio.
E diffidare, diffidare di chi promette cose troppo facili.


L'uomo cannone (di Piero Colaprico, Ed. Ambiente


Titolo L'uomo cannone
Autore Colaprico Piero
Prezzo € 10,00
Dati 172 p., brossura
Anno 2007
Editore Edizioni Ambiente
Collana Verdenero. Storie di ecomafia
Genere Gialli-horror-noir

L’Inter ha appena vinto lo scudetto e i tifosi si sono già riversati per le strade della Città di M. a festeggiare, mentre alcuni ingrugniti poliziotti sono costretti a starsene rinchiusi in una stanza della Sezione Omicidi della Questura di via Fatebenefratelli, assieme a uno strano personaggio che è stato appena arrestato.
Era stato ritrovato con gli abiti completamente imbrattati di sangue, alla guida di una Jaguar intestata a una potente multinazionale, con una carabina calibro 20 sotto il sedile e nessuna voglia di parlare, se non per sparare frasi pseudo-mistiche senza senso.
Gli incazzatissimi poliziotti sono l’ispettore Bagni e i suoi collaboratori Andy (copia sbiadita dell’attore Andy Garcia), l’ispettore Cinerino e Ombra (durissima poliziotta napoletana, già in forze all’Antiterrorismo).
Per quanto violento, l’interrogatorio non sembra approdare a nulla, tranne portare a conoscenza, quasi per caso, che l’uomo “sotto torchio” è Fausto Giarletti, magnate internazionale, co-proprietario, insieme al fratello Giangiacomo, della multinazionale Klauspryde, che tratta generi alimentari, farmaci, moda ed edilizia.
Il prigioniero sembra prendersi gioco dei poliziotti, continua a dichiararsi innocente del sangue che ha addosso (e che, si scoprirà, appartiene a una giovane donna di colore, orrendamente massacrata nel proprio appartamento) e insiste a parlare, come un disco rotto, di un fantomatico Diavolo che avrebbe avvelenato il terreno della sua sontuosa cascina.
Giarletti sembra emozionarsi solo quando si fa riferimento a un extra-comunitario che, qualche giorno prima, è stato brutalmente ammazzato in un phone center.
Il gioco si complica ulteriormente quando entrano in scena Giangiacomo Giarletti e, soprattutto, Masapollo, ex dirigente dell’Uffico Politico ai tempi del sequestro Moro, ex questore, ex prefetto, ora responsabile della sicurezza della Klauspryde.
Salta fuori un video segretissimo che da il via a una sarabanda di nefandezze, tra sparatorie sanguinosissime e vendette private, manovre occulte tra potenti organizzazioni mafiose, Governi senza scrupoli e Servizi deviati, mezze verità e una missione segreta in Somalia (coperta dalla CIA e appoggiata dalla Delta Force) che porterà a profilarsi sull’orizzonte uno dei più orrendi spettri originati dalla coscienza dell’uomo: il traffico e lo smaltimento illegale di rifiuti radioattivi...
Piero Colaprico, giallista di spessore nel panorama editoriale italiano, coniatore del termine “tangentopoli”, con “L’uomo cannone” trasforma talentuosamente in giallo a fosche tinte noir un’altra delle innumerevoli denunce di Legambiente verso la cosiddetta ecomafia, portando avanti, così, una delle collane editoriali più geniali che siano mai state realizzate, l’ormai notissima VERDENERO: volumetti da leggere attentamente e meditare a lungo, molto a lungo...

sabato 24 novembre 2007

MALA TEMPORA (di Maurizio Dianese, Ed. Aliberti)




Autore: Maurizio Dianese
Titolo: Mala Tempora
Pagine: 294
Prezzo: € 17,00
Formato:
ISBN: 978-88-7424-251-1


Mestre, oggi.
Il giornalista di “nera” Guido Bonatti fa da ospite e guida al giovane collega australiano Gerald Floyd, giunto in Italia con l’intenzione di raccogliere materiale per un libro che sta scrivendo sulla malavita organizzata che dettò legge nel Nordest italiano dai primi anni ’80 a metà anni ’90 del secolo scorso.
Bonatti ritiene che il modo migliore per aiutare Floyd è quello di farlo parlare direttamente con coloro che vissero in prima persona, e da protagonisti, quel periodo, oltre a mettergli a disposizione tutte le informazioni di cui dispone, frutto delle sue inchieste.
In realtà, non a caso Floyd si è rivolto a Bonatti: questi è infatti il maggiore esperto di fatti riguardanti la mitica Banda del Brenta del leggendario bandito “Faccia d’angelo”, e i grandi ladri di opere d’arte della scuola veneziana.
Bonatti comincia così a raccontare, partendo dalla rocambolesca evasione dal carcere di massima sicurezza “Due Palazzi” di Padova, che corrisponde anche all’apice dell’attività degli uomini della banda di Filippo Falco (nome fittizio, come la maggior parte degli altri presenti nel libro...), alternando le sue storie con quelle, raccontate “di prima mano”, di personaggi come Antonio Datteri, ex capo della Mobile di Venezia, responsabile della cattura definitiva di Falco e vittima di un diabolico piano, da questi ordito contro di lui da dietro le sbarre, con la complicità (involontaria e non...) di Polizia e Magistratura; Vincenzo Pipino, il Re dei Ladri di opere d’arte veneziani, erede dell’ormai leggendario “Kociss”, che descrive un mondo ormai estinto di meravigliosi acrobati/artisti che rubavano per “salvaguardare le opere d’arte, toglierle a chi non sapeva apprezzarle per restituirle a Venezia e ai veneziani”: gesta che avrebbero fatto avvampare di vergogna persino Lupin; Franco Fabbri, detto “Garusolo”, ex uomo di fiducia di Falco, uno dei pochissimi protagonisti di quelle gesta criminose e leggendarie rimasto in libertà.
Ed è così che, in un tourbillon di rapine ai limiti dell’impossibile (quella al famosissimo albergo Des Bains, al Lido di Venezia, reso celebre anche dalla menzione di Thomas Mann nel suo Morte a Venezia, oppure quella, ancor più formidabile, all’aeroporto della città lagunare), agguati in puro stile Far West (quello del braccio destro di Falco, Sandro Bruni, al viscido ispettore di Polizia doppiogiochista Aldo Trentin, detto il Bastardo), fughe in Laguna sui barchini dei caporozzolanti (i pescatori di frodo veneziani) e altre cinematografiche, quanto criminose imprese, ecco dipanarsi agli occhi (affascinati, devo dire...) dei lettori una galleria di personaggi che ha del fiabesco, al di là del contesto criminale in cui si muovono: il repellente legale della banda del Brenta, l’avvocato Pantegana, uno degli uomini più ricchi di Venezia, ma che “... gira sempre con lo stesso cappotto guarnito di forfora...” e “...usava il parrucchino ed era una roba talmente misera che sembrava si fosse messo in testa la pelliccia di un topo di fogna...”; il colonnello dei Carabinieri Giacomo Pecol, uomo sinistro, emblema di tutte le devianze istituzionali; Gianna Caienna, ex donna di Falco, creatura meravigliosa e grande rapinatrice di banche, che affermava che “...la rapina è quanto di più simile all’orgasmo, e dopo averlo provato la prima volta non aveva più saputo rinunciare. Né all’orgasmo né alle rapine...”

Maurizio Dianese, giornalista che da oltre vent’anni segue le evoluzioni della malavita organizzata nel Nordest italiano, è il cantastorie del crimine.
In questo splendido romanzo anche gli aspetti più beceri e truculenti assumono una musicalità e un fascino inimmaginabili per tematiche di questo genere.
Malatempora è una fantasmagorica galleria d’arte, in cui rivivono voci, colori, gesta e leggende di un mondo criminale affascinante e pericoloso, che ormai non esiste più (almeno non con queste caratteristiche).Un libro/testimonianza che aiuta a non dimenticare.

giovedì 25 ottobre 2007

La notte dei fuochi (di R.D. Wingfield, Ed. Hobby&Work)

Hobby & Work
Collana: Giallo & Nero
Pagine 427 - Formato 15x22 - Anno 2007

EAN13 9788878515086
Argomenti: Thriller - Spionaggio




Trama: A Denton si festeggia la notte di Halloween, tra fuochi d’artificio e bambini schiamazzanti, che se ne vanno in giro coi loro fantocci di Guy Fawkes, simbolo di un’altra festività imminente, quella del 5 novembre, la "notte dei fuochi e dei falò" che commemora il fallito tentativo, da parte di Fawkes e altri cospiratori, di far saltare in aria il Parlamento inglese.
Il giovanissimo poliziotto Mike Packer è alla sua prima notte di ronda e gli è stato ordinato di tenere gli occhi ben aperti, perché un bambino di sette anni è sparito, uscito di casa col suo fantoccio e non più rientrato. Ed è proprio un bambino morto e orrendamente mutilato quello che scopre, rinchiuso in un sacco dell’immondizia.
Ma non si tratta del bimbo sparito, ed è solo l’inizio. Una escalation di violenza e omicidi si abbatte sulla tranquilla cittadina, e proprio mentre i dirigenti della Polizia locale sono stati messi fuori combattimento da un incidente stradale, reduci da una festa ad alto livello etilico, e mentre il migliore e più odiato ispettore di Denton, Jack Frost, è in ferie...
La situazione appare impossibile da fronteggiare. Frost viene richiamato d’urgenza in servizio e messo a capo di un pugno di uomini che più sbandati e ridicoli non si può.
A peggiorare la situazione, il sovrintendente Mullett, uomo tanto idiota e incapace quanto abile nel rivestirsi dei meriti altrui, chiama a dar man forte ai suoi uomini il sergente investigativo Jim Cassidy, un uomo che odia Frost, ritenendolo responsabile della mancata cattura del pirata della strada che, anni prima, aveva ammazzato sua figlia.
È in queste condizioni che l’ispettore Frost e i suoi poliziotti di provincia sono costretti a indagare, e su più fronti contemporaneamente: oltre ai due bambini di cui sopra, il rapimento di una ragazza che puzza di truffa lontano un miglio; le gesta di un pedofilo che si diverte a tagliuzzare e veder sanguinare le sue piccole vittime; l’orribile omicidio di un uomo il cui cadavere, in avanzato stato di decomposizione, viene ritrovato in un deposito di carbone in condizioni indescrivibili. E infine, ciliegina su una torta già troppo pesante di per sé, un infanticidio, con il suicidio della madre a complicare ulteriormente il tutto...
R.D. Wingfield, giallista londinese nato praticamente nella zona in cui furono consumati gli efferati delitti di Jack lo Squartatore, con "La notte dei fuochi" ha confezionato un magistrale "romanzo corale", delineando personaggi e situazioni borderline tra il comico, il grottesco e il criminale.
Jack Frost è un poliziotto lurido, vomitevole, volgare e scroccone ma estremamente onesto e dedito al lavoro. Il tenente Colombo impallidirebbe al suo confronto! Al suo fianco lottano il sergente investigativo Liz "Wonder Woman" Maud, nota stonata della squadra, quintessenza dell’efficienza da manuale, della precisione e dell’ambizione; Bill Wells, l’uomo costretto a "lavorare sempre, anche a Natale!"; il sovrintendente Harry Mullet, babbeo matricolato e vittima preferita degli scherzi velenosi di Frost; Jim Cassidy, autentica mina vagante del gruppo, uomo pericoloso perché il suo comportamento è condizionato all’odio per Frost e i suoi uomini; il dottor Drysdale, patologo della Polizia cinico ed estremamente odioso.
Le indagini si dipanano in modo maldestro, buona parte del libro si sviluppa in un continuo correre da un punto all’altro della città, un continuo sbattere il naso in false piste e imprevisti colpi di scena che servono a complicare ulteriormente la situazione. L’incapacità dei poliziotti di Denton, resi ancor più ottenebrati dalla mancanza di sonno e ancor più nervosi dai litri di caffè e dalle centinaia, migliaia di sigarette (il libro sembra puzzare di nicotina e caffeina, e non scherzo...) sembra arrivare a un punto di non ritorno, quando finalmente Frost sembra risorgere e in un impeto di orgoglio trascina la sua squadra nel trionfo finale...
"La notte dei fuochi" è un thriller anomalo, dove non vi sono né eroi né criminali veri, ma solo gente comune con tanti problemi, e dove le matasse si dipanano senza colpi di genio, ma col ragionamento faticoso della mente media di cui dispone la maggior parte degli esseri umani "veri".
Un thriller in cui ciascun lettore può scegliersi un personaggio e identificarvisi senza remore...

venerdì 5 ottobre 2007

Messa di mezzanotte (di F. Paul Wilson, Ed. Gargoyle Books)

Messa di mezzanotte
di F. Paul Wilson
Ed. Gargoyle Books, 2007



Nascosto agli occhi del mondo per millenni, il popolo dei vampiri organizza un’invasione di proporzioni globali, partendo dall’Europa dell’Est e arrivando a conquistare , oltre al Vecchio Continente, gran parte dell’Asia. Ma la brama di sangue dei non-morti non accenna a placarsi e così rivolgono le loro mire espansionistiche agli Stati Uniti d’America, arrivando a conquistare l’East Coast. La loro strategia è semplice ed efficace: gli esseri umani reputati idonei vengono trasformati in vampiri, quelli ritenuti inutili vengono dissanguati e fatti a pezzi, il resto viene considerato bestiame e rinchiuso in speciali fattorie. M c’è un’altra parte di umanità, odiosa e vile, disprezzata sia dagli uomini che dai vampiri, attenta unicamente a saltare sul carro dei vincitori: sono i Cowboys, o vichy, uomini e donne che vegliano sul sonno diurno dei nosferatu e che si occupano di procurargli le prede per il pasto, persone vigliacche e violente senza, ormai, neanche il minimo barlume di umanità.
Ma attorno alla minuscola Chiesa di St. Antony, che i vampiri hanno sconsacrato e trasformato in una sorta di Inferno in terra, sorge spontaneamente una insperata sacca di resistenza, organizzata dagli stessi parrocchiani superstiti e guidata da un gruppo di anti-eroi assolutamente anomalo: padre Joe Cahill, alcolizzato, ex viceparroco della Chiesa,
cacciato via tempo prima con l’infamante accusa di pedofilia; suor Carole Hanarty, insegnante di chimica e segretamente innamorata del prete, devastata psicologicamente dall’orribile fine, causata dai non-morti, dell’unica adorata amica (la giovane suor Bernardette), prostituta per necessità e serial-killer di vichy; Lacey Flannery, nipote di padre Joe, una ragazza tosta e combattiva, erede dello spirito guerriero dei suoi antenati celtici, lesbica radicale, atea convinta e indomita rivoluzionaria; il rabbino ebreo Zev Wolpin, amico fraterno di padre Joe, che porta il crocifisso al collo e mangia cibo non kosher...
Un gruppo tanto assurdo quanto determinato a porre fine allo stato di tenebra profonda in cui sembra sprofondato il mondo. Ma proprio quando la lotta sembra farsi più impari, e i “buoni” sembreranno più prostrati da infiniti lutti e dolore (fisico e interiore), la rivelazione di un antico segreto porterà a pareggiare le sorti dell’allucinante conflitto...

“Messa di mezzanotte” di F. Paul Wilson (un uomo che si divide tra la professione di medico e quella di horror writer, amico personale dell’ex Presidente USA Bill Clinton, autore di best-sellers come “La fortezza”, da cui fu tratto un celebre film per la regia di Michael Mann), è un romanzo che reca in sé un grande messaggio (cosa più unica che rara in una horror novel), e cioè che gli uomini riescono a estrarre il meglio di sé dalla fanghiglia di insicurezze, ipocrisie, pulsioni e ottuse ideologie che costituiscono le loro vite, solo quando vengono a trovarsi in situazioni estreme, situazioni talmente anomale da scardinare certezze di comodo e distruggere le calde nicchie protettive della coscienza sopita in cui ciascuno, per quanto può, cerca di rifugiarsi.
E cosi: ecco il prete presunto pedofilo che torna orgogliosamente alla testa di quegli stessi parrocchiani che lo hanno calunniato, e che ora pendono dalle sue labbra e dalle sue decisioni; ecco la lesbica, trasformata in ferocissima sterminatrice di vichy e vampiri da qualcosa che avrebbe annullato la volontà di qualsiasi donna: la violenza sessuale di gruppo (o, in questo caso, di branco...); ecco il rabbino conservatore, che per amore del genere umano combatte la peste vampirica con le armi dell’aberrato cristianesimo...
Dal punto di vista tecnico/narrativo, il romanzo è una spettacolare sarabanda di scontri all’ultimo sangue, armi fantasmagoriche quanto improvvisate e letali, colpi di scena rocamboleschi e invenzioni letterarie pazzesche quanto affascinanti. Da imprimersi a fuoco nella memoria la messa di mezzanotte, celebrata tra vampiri impazziti, con la Consacrazione del vino in una lattina di Pepsi e la Transustanziazione del Sangue di Cristo, che ha lo spettacolare effetto devastante, per i nosferatu, di una bomba al napalm...
Un romanzo grandioso, un F. Paul Wilson come mai l’avete letto!
Credete!

martedì 18 settembre 2007

Intervista a David Niall Wilson, autore de "Il Vangelo della Maddalena" (Gargoyle Books)


CdO: How is born your relation with the italian publishing house GARGOYLE BOOKS?

I was originall introduced to Gargoyle by author Joseph Nassise, who’s novel was one of the first Gargoyle put out. It took a few years to make the right contacts, but when my agent signed a contract with an Italian literary agency, it wasn’t long after that I signed my contract with Gargoyle. I also have a good friend, Matteo Curtoni, who is an Italian translator; his help and advice were very valuable to me.

CdO: During your adventurous life, you also were called Church of Christ’s priest. In how way this experience has defined narrative choices of your romance IL VANGELO DELLA MADDALENA?

I chose the voices of Mary Magdalene and Judas Iscariot for several reasons. In my novel, Mary is a fallen angel. Much of my dislike of organized religion has grown from a realization that people just don’t believe what they say they do. Even in The Bible, the apostles would witness miracle after miracle, and turn right around to fight over which among them was more important, missing the point entirely. Through the voice of Mary, I was able to write the story from the outside, looking in – from the point of view of a character who didn’t have to have faith in God, or Heaven, but who knew first hand that both were very real.

Judas I chose because I think he got a bad deal. Either he was set up from birth to be the one who betrayed Jesus, as The Bible would tell us, in which case he never really had a chance – or he was a scapegoat. I chose to make him a hero, and to give explanations for his actions, and for the reactions of the other apostles. In the end, it is Judas, a man, who sacrifices eternity – along with Mary – to save the world. This sacrifice is much more powerful than that of a God-Man who already knew he would be lifted back up to heaven laying down his life, at least in my own admittedly skewed opinion.

CdO: During your career of horror writer, you’ve published 13 novels and 150 stories. Which of them do you believe draw you mostly to American reader’s attention? And which of them make you particular proud for writing it?

It’s really a difficult question. The readers of the various books I’ve written come from a variety of backgrounds, depending on what book it is. My “Grails Covenant” trilogy brought me a small measure of international fame, but mostly among lovers of the White Wolf Gaming industry. My novel “This is My Blood” has had the best and most powerful following, but newer novels like “Deep Blue,” and “Ancient Eyes,” are starting to build readership. I’m probably proudest of “This is My Blood,” which is – in Italy – “Il Vangelo…” There is a little bit more of myself written into those pages.

CdO: You’ve been Horror Writer’s Association President, maybe the higher dignity for an horror writer. Can you explain to aspirant writers and to italian readers what exactly is the Horror Writer’s Association?

The Horror Writer’s Association is a group of professional horror writers – founded by some of the biggest names in horror, Dean Koontz, Joe Lansdale, J. N. Williamson, and others. The purpose is to promote horror fiction in all its various incarnations, and to provide a support, networking, and shared creative environment for horror writers at all levels of the craft, from beginners to best-sellers. The organization has sponsored many anthologies over the years, and they sponsor the annual Bram Stoker Awards.

CdO: You also won a glamorous Bram Stoker Award... but for poetry! Are you also a poet? And what was the poetry who won?

It’s kind of ironic that I won that award. I fought very hard against including the poetry category in the awards, because I just don’t believe one can really be a professional “horror poet.” Still, I’m very proud of the award. I won it along with co-authors Rain Graves and Mark McLaughlin for our joint collection “The Gossamer Eye,” which contained a great deal of poetry, and also some short fiction. The most significant collection of poetry I’ve published to date was titled “Cities of Light & Darkness,” and was published by Kelp Queen Press. The poems in that collection were written after I’d spent several weeks touring the ruins of Italy, oddly enough. It’s still available in a beautiful broadside set, signed, numbered and illustrated by the lovely and talented Lisa Snellings.

CdO: What writers influenced mostly your way to write?

I go in cycles, but the lasting influences are Edgar Allen Poe, Peter Straub, Ayn Rand, Stephen King, Clive Barker, Neil Gaiman, and a bit from some of my contemporaries, like Caitlin Kiernan and Poppy Z. Brite.

CdO: How is the american editorial situation actually, for what look at horror literature?

Horror is caught in a sort of odd place in American literature. Some of our most popular books are horror, but seldom marketed as such. Only a very few New York City publishers still have what could be considered a “horror line” – but all of the major publishers publish books that I consider to be horror. It’s as if the word “horror” was the problem, and not the stories, characters, or authors.

CdO: In your opinion, what chance would have an aspirant italian horror writer who want to try to suggest himself to american publishing houses?

I can see two ways this might happen. Either the Italian author would have to be VERY fluent in English, or they would have to have already sold the novel in Italy and gotten good reviews – in which case a publisher might pay for a translator. I think any good book has a chance, as well as any author, but for anyone who has English as a second, or third language, the struggle is that much harder, because competition is stiff. Anything is possible, though, yes? I speak Spanish, but not Italian, and I’m published in Italy!

CdO: Can we expect that we could read other romances of yours with Gargoyle Books?

I very much hope so, though they will likely not be very much like the first one. That is a very different sort of book – a once in a lifetime sort of book. I have a lot of stories to tell, and I hope to have a long pleasant relationship with Gargoyle.

CdO: Thank you David, for your graceful availability. I hope i can meet you, sooner or later...

I hope to meet you as well – and thanks very much for helping me to promote my work.

DNW

(interwiev by Domenico Nigro)

Un ringraziamento speciale alla dott. Enrica Begliatti,
che ha tradotto le domande di questa intervista in inglese

mercoledì 12 settembre 2007

Intervista a Linda Laterza, autrice di "Una vita per ogni mondo"




In un caldissimo e soleggiato pomeriggio di inizio agosto abbiamo incontrato, presso il laghetto Caldara di Sedriano (MI), Linda Laterza, la giovanissima “elfa” autrice dell’incantevole romanzo fantasy ‘Una vita per ogni mondo’ (NICOLA PESCE EDITORE) e ne abbiamo approfittato per scambiare quattro chiacchiere...







CdO: Cosa ti ha spinto a scrivere direttamente un romanzo come prima prova letteraria, senza passare da un formato apparentemente più semplice, come può essere un racconto?

LL: Ho voluto provare. Nessuno mi ha detto di non farlo, anzi, amici e familiari mi hanno spronato tantissimo. Man mano che le idee venivano le buttavo giù, e alla fine è venuto fuori questo romanzo...

CdO: Che tipo di letture sono alla base della tua opera?

LL: Soprattutto Harry Potter e la saga della Spada Shannara di Terry Brooks, ho preso spunto soprattutto da questo tipo di narrativa.

CdO: Sei partita da un’idea che poi hai man mano sviluppato, o avevi già ben presente nella tua mente la trama che avresti poi messo su carta?

LL: Avevo solo una bozza di trama in testa, che però ho cambiato man mano che scrivevo. Magari mi veniva un’idea migliore, oppure succedeva che qualcosa che avevo immaginato, poi su carta mi pareva troppo noioso. Così ho sistemato le cose che avevo inizialmente in testa durante la stesura.


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CdO: Hai scritto “Una vita per ogni mondo” tre anni fa, quando eri quindicenne. Rileggendolo oggi che cosa pensi?

LL: Penso che sia alquanto superficiale e sbrigativo. Alcuni temi non li ho approfonditi abbastanza, se dovessi scriverlo oggi lo scriverei sicuramente in modo più accurato. Una cosa che sicuramente non cambierei sono i caratteri dei personaggi: mi piacciono troppo così come sono, così differenti l’uno dall’altro...

CdO: I nomi di alcuni personaggi del romanzo sono citazioni di altri personaggi, soprattutto del cinema. Uno a caso: il Maestro Orlando Bluesea...

LL: (ride) Si, Orlando Bloom di PIRATI DEI CARAIBI. Ma anche Daniel, che è ispirato a quello dell’attore che interpreta Harry Potter, o Maud, che nella realtà è il cane di Daniel Radcliff...

CdO: Il romanzo è, ovviamente, molto acerbo sia come stile di scrittura che come costruzione della trama, per non parlare di alcune incongruenze sintattico/grammaticali. Ma a quindici anni tutto questo è normalissimo.
Quello che invece davvero sorprende è la capacità non comune, da parte tua, di tenere l’attenzione del lettore inchiodata sul libro dall’inizio alla fine. E poi la fantasia: smisurata, un’esplosione di colori, una sarabanda di magie che esplodono in miriadi di bollicine frizzanti... Qui sembra quasi che non sia tu a scrivere, è come se la tua fantasia avesse preso il sopravvento e ti avesse usata come semplice strumento per manifestarsi sulla carta...

LL: (ride) È stato sempre cosi! Pensa che quando ero alle medie mia mamma chiese all’insegnante di italiano se non fosse il caso che io avessi un’insegnante di sostegno, perché ero continuamente con la testa fra le nuvole, ma questa rispose che non era un problema di ritardo mentale, quanto piuttosto che io vivevo la maggior parte del mio tempo in un mondo tutto mio!
Ho sempre sentito la necessità di estrinsecare questo mondo, di non tenerlo prigioniero dentro di me, e siccome non sono capace di disegnare, l’unica era scriverlo...

CdO: Attualmente stai scrivendo un secondo romanzo. Puoi anticiparci qualcosa?

LL: Parla di una mia teoria sul fenomeno del deja-vu. Ho già messo giù la trama essenziale, elaborato i personaggi e scritto i primi capitoli, ma al momento sono ferma, un po’ a causa dell’impegno scolastico, ma anche perché al momento sono un po’ persa di testa...

CdO: Cosa leggi attualmente?

LL: Molto Terry Brooks, ma anche gialli e un pò di sf. Ma soprattutto manga!

CdO: Hai faticato molto per trovare un editore al tuo primo romanzo?

LL: Ho avuto un colpo di fortuna! I miei genitori erano andati a Roma per un anniversario di matrimonio e il direttore di sala del ristorante ha indicato a una coppia di sedersi allo stesso tavolo dei miei. Questa coppia era formata da un insegnante universitario e da un suo studente, Nicola Pesce. Parlando del più e del meno è saltata fuori questa storia del mio romanzo, e Pesce, che ha una sua casa editrice, ha suggerito ai miei di fargli inviare il manoscritto in visione. L’ho fatto e le cose sono andate come sai...