venerdì 8 gennaio 2010

RITORNO A BASSAVILLA (di Danilo Arona, Edizioni XII)



Autore Danilo Arona
Anno 2009
Formato 192 pp, brossura, con risvolti
Collana Eclissi - n. 5
ISBN 978-88-95733-12-8
Prezzo 12,00 €



Quand’anche si fosse riflettuto abbastanza, dopo averlo letto molto attentamente, sulla reale natura di un libro come “Ritorno a Bassavilla”, nel momento in cui ci si accinge a scrivere una adeguata recensione, ci si accorge, con gli occhi pieni di sgomento fissi sul monitor del PC, che le idee non sono affatto chiare, e che qualunque cosa si vada a scrivere, si rischia di mancare miserabilmente il cuore della verità. Anche se di verità assolute (ed è questa l’unica verità certa del libro…), qui non ce n’è.
Intanto, andiamo a sfrondare, procediamo per esclusione. Cosa non è “Ritorno a Bassavilla”? Non è un romanzo. Non è un’antologia di racconti. Ne, tantomeno, un qualsivoglia seguito di quelle “Cronache di Bassavilla” che fondamentale importanza hanno avuto nella carriera di horror writer del Mostro… ooops… Nostro Danilo Arona. Almeno, a istinto, non credo che lo sia, anche se devo ammettere (dolorosissimamente) che io quel testo fondamentale me lo sono perso…
Dunque, tecnicamente, potremmo definire questo libro una sorta di taccuino, un guazzabuglio di idee, di spunti e riflessioni, ritagli di cronaca, schizzi di personaggi, considerazioni, in merito a Bassavilla, la Castle Rock (no, che dico? La Arkham! Anzi no…la Dunwich!) italiana, la Capitale dell’Italia delle Tenebre, l’avatar di tutte le province del mondo, l’anima noir di ogni tessuto urbano non metropolitano (o anche…)
Parte durissimo, questo “Ritorno a Bassavilla”. Parte da dove ci aveva lasciato BAD PRISMA, l’ormai mitica (nel Bene e nel Male…) antologia horror Mondatori (Collana Epix) che ha furoreggiato la scorsa estate. Gettando nuove ombre sul feticcio/spauracchio/Super Fantasma Melissa, presenza immanente nella primissima parte del volume (i frammenti “Scanners, the Beginning”, “La Grande Guerra”, “La casa di sabbia e nebbia”, “La guerra è finita”). Poi questo sulfureo ectoplasma sembra abbandonare la scena, nebbiosamente, così come si è manifestato (e non a caso il frammento successivo si intitola “Fog”…), per lasciare spazio alle folli divagazioni dell’Autore (consiglio: leggete questo libro ascoltando “Diary of a Madman” di Ozzy Osbourne, me ne renderete merito!)
Divagazioni, quindi. Su idee che attraversano più menti nello stesso istante (“Produttori di gelato in Siberia”); sulla poetica sinistra delle città basse, di Pianura (“La pianura fa paura”); sul ritualismo omicida come parte integrante del patrimonio genetico umano (“Vestiti per uccidere”); su spettacolari e pittoresche morbosità (“Io sono leggenda”); su artisti che hanno saputo guardare e conoscere Bassavilla attraverso i suoi Veri Colori (“Mad”); su presunte apparizioni demoniache e reali seti mediatiche (“Il Diavolo probabilmente”) e via così, a ruota libera, snocciolando inquietudini su inquietudini per centottantasette pagine. Non sempre in crescendo, per la verità. Nella parte centrale del testo, l’Autore fa lentamente cadere la tensione narrativa, quasi lasciando intendere che ha esaurito gli argomenti, o giù di li (vedi i frammenti “ Il Maratoneta”, “Hell House”, “Boogeyman”, “Hanno sete”, “Grano rosso sangue”, “Hangman’s Curse”, “Notte prima degli esami” e altri, pieni di citazioni e molto introspettivi). Ma proprio quando si comincia a pensare che le pietanze più pregiate sono già state degustate e digerite da un po’, il Mostro …ooops… Nostro Danilo Arona rialza bruscamente la testa e ci azzanna con un’altra sventagliata di tenebrosissimi quanto angoscianti brani di scrittura: terrificanti teorie sulle analogie tra gemelli (“Inseparabili”); pre-adolescenti, poltergeist e forza delle immagini (“Kronos”); fantasmi fin troppo innamorati dei luoghi in cui hanno vissuto (“A volte ritornano”). Ma soprattutto…il brano che a me è piaciuto più di tutti, forse (anzi quasi sicuramente) il cuore pulsante dell’opera, e un’inconscia dichiarazione da parte dell’Autore sulla sua reale mission: Arona Seminatore di Inquietudini. “Invasion” (è questo il frammento di cui parlo) è una riflessione sulle forme-pensiero negative e sull’inquinamento psichico/astrale del nostro pianeta, molto più grave dell’inquinamento ecologico in quanto questo ne sarebbe una diretta conseguenza. Non dico nulla con queste parole, bisogna leggere il testo per capire la reale entità del pensiero di Arona.
Seminatore di inquietudini, quindi, ma anche e soprattutto stimolatore di blandi anticorpi psichici contro il Male: anticorpi, cioè, che non servono a combattere il Male, ma solo a far prendere coscienza del Male e a rafforzare il Male stesso…
Concludo con un’immagine che mi è venuta in mente or ora, dedicata a chi ha avuto la fortuna (o la malasorte…) di conoscere Danilo Arona di persona: ricordate il famoso racconto di H. P. Lovecraft intitolato “Nyarlathotep”? Bene, provate a sostituire l’oscura sala che il Grande Antico, definito Il Caos Strisciante, utilizzava per tenere le sue conferenze con un locale tipo il Sud Dinner Bar di Milano, e provate a dare allo stesso Nyarlathotep le sembianze di Arona. Il racconto di Lovecraft prenderà letteralmente vita e forma nelle vostre povere, devastate menti…

(recensione a cura di) Domenico Nigro

martedì 29 dicembre 2009

ARCHETIPI (di AA. VV. - Ed. XII)



Autore Autori Vari
Curatori Luigi Acerbi e Daniele Bonfanti
Illustratori Diramazioni
Anno 2009
Formato 338 pagine, 12 tavole a colori, brossura, con risvolti
Collana Camera Oscura - n.2
ISBN 978-88-95733-13-5
Prezzo 19,50 €


Gli archetipi sono forme immaginative, simboli di concetti ed istinti primordiali. Sono, secondo una definizione di Jung “… modelli funzionali innati costituenti nel loro insieme la natura umana” (Simboli della trasformazione in Opere vol.V Boringhieri To 1970).
Nel caso di questa stupenda antologia, pubblicata per i tipi di EDIZ. XII, basterebbe sostituire, nella definizione jungiana, la parola "natura" con "Paura" e il gioco è fatto!
Si, perchè davvero i 12 racconti contenuti in questo libro rappresentano la Summa di tutte le Paure umane. Qui i dodici bravissimi autori si sono confrontati, con ottimi risultati direi, con i dodici simboli/spauracchi dell'inconscio collettivo umano (nell'ordine dell'antologia: Il Male; il Diluvio Universale; la Vita/Morte; la Fenice; il Cannibalismo; l'Uomo Nero; le Sirene; il Concepimento; il Finito e l'Infinito; la Potenza della Natura e la Miseria umana; Ciò che si cela oltre il Velo del Visibile; le Religioni dell'Uomo).
Chiarito quanto detto sopra, ci si può immergere nel piacere della lettura di questi stupendi frammenti archetipici, partendo con la scarica di adrenalina malvagia (in puro King Style...) di "JAY.RTF", racconto ispirato alla demoniaca figura di Pazuzu (il demone assiro reso celebre dal film L'Esorcista) e all'innominabile NECRONOMICON di lovecraftiana memoria, scritto dal Re dell'Horror letterario italiano, Danilo Arona; continuando con "Il Diluvio", avventurosa e affascinante re-invenzione del Mito per eccellenza, con finale inquietante e sorprendente, scritto da uno dei due curatori dell'antologia, Daniele Bonfanti; e ancora, "La Nuova Era", del Pierrot Nero della Letteratura Horror Underground, Ian Delacroix,ambientato in una città carissima all'Autore, Praga, e ispirato alla terribile figura del Golem, che in questo racconto torna a vivere ancora una volta...e proseguendo con una Fenice incredibilmente potente, nascosta nel corpo di un'apparentemente fragile cantante lirica russa, prigioniera in un Gulag sovietico su un'isola del Mar Bianco, nel 1935 (il racconto "La Fenice" di David Riva); poi il tema del cannibalismo, in un mondo fantastico e alternativo, nel racconto "Fame di potere" di Giuseppe Pastore, uno dei migliori talenti emergenti "di genere" del momento; l'angosciante rivisitazione del tema dell'Uomo Nero, in un'oscura cornice di magia nera tzigana, in "Matmon" di Strumm; il lovecraftiano "Sirene", ambientato in terra sicula, di quell'altro grandissimo talento emergente che risponde al nome di Samuel Marolla; "Di madre in figlia", splendida storia di concepimenti alternativi e miserabili tentativi, da parte dell'uomo, di re-inventarsi nelle vesti di Dio, una novella futuristica e straziante di un'Autrice, Biancamaria Massaro, finalmente giunta a esprimersi in uno stile maturo, completo e molto personale! E si prosegue con il bellissimo racconto fantasy/sci-fi "Il cartografo" del bravissimo Alberto Priora, dove un redivivo Alessandro Magno, forte di un esercito raffazzonato e formato da elementi provenienti da diverse epoche e dimensioni, si trova faccia a faccia con gli enigmi che già avevano tormentato la sua breve vita "terrestre", su uno strano mondo fatto a forma di Nastro di Moebius; poi il pure-horror dell'immarcescibile Elvezio Sciallis, "Facile preda"; l'introspettivo e psicotico "Il buio sotto la pelle", di J. Romano; infine l'apocalittico, ultratecnologico "Una cosa sola" di un altro ottimo Autore, Luigi Acerbi, co-curatore dell'antologia.
Dodici storie, dodici Chiavi per sbloccare il nostro Inconscio, per proiettarci in quel Mare d'Incubo in cui tanto ci piacerebbe annegare, a noi fanatici cultori di storie dell'Orrore
Presentato con una prefazione di un'altro mostro sacro dell'horror all'italiana, Gianfranco Nerozzi, e illustrata con dodici meravigliose tavole a colori, autentiche opere d'arte create appositamente per l'antologia dai grandissimi Artisti dello studio grafico DIRAMAZIONI (Jessica Angiulli e Lucio Mondini), "ARCHETIPI" si piazza con lode tra i migliori testi di letteratura horror pubblicati nel 2009.
Da avere, a ogni costo!
(Recensione a cura di) Domenico Nigro

venerdì 25 dicembre 2009

BUON NATALE!!!



Lo staff di Ca' delle Ombre (Domenico Nigro, Bruno Maiorano, Susanna Angelino e Chiara Pani)augurano ai tutti i lettori di questo blog un felicissimo Natale!!!
A presto con nuove, terrificanti recensioni...

lunedì 21 dicembre 2009

L'ospite maligno / La stanza al Dragon Volant ( di Joseph Sheridan Le Fanu, Ed. Gargoyle Books) - Dal 17 dicembre 2009 in libreria


Gargoyle





presenta


L'ospite maligno / La stanza al Dragon Volant

di Joseph Sheridan Le Fanu
Traduzione e introduzione di Sandro Melani
Dal 17 dicembre 2009 in libreria


Tracce

L'ospite maligno: alla fine Settecento, il nobile Richard Marston, dopo aver sperperato gran parte del suo patrimonio per estinguere i debiti di gioco, ormai decaduto, si ritira a vivere, con la moglie e i due figli, nel Cheshire, presso la tenuta di Gray Forest, un'imponente magione di campagna circondata da un bosco vasto e selvaggio. Divenuto cupo e diffidente a causa del suo declassamento, l'uomo sembra trovare sollievo unicamente nell'isolamento: evita i signorotti del luogo ben più fortunati di lui ed è estremamente parco di affetto anche verso i familiari. Tollera a malapena la presenza estranea di Eugénie de Barras, l'ambigua istitutrice francese di sua figlia, mostrandosi refrattario a qualunque novità. È dunque con enorme contrarietà che Marston accoglie la notizia dell'arrivo di Sir Wynston Berkley, suo lontano e odioso parente. Una visita che si annuncia carica di cattivi presagi.

La stanza al Dragon Volant: 1815, poco dopo la disfatta di Napoleone a Waterloo, in piena restaurazione della monarchia borbonica, giunge a Parigi il giovane e facoltoso Richard Beckett, persuaso che la capitale francese possa portargli fortuna sia ai tavoli da gioco che in amore. In una sosta del viaggio, il gentiluomo inglese s'imbatte nei conti di St. Alyre, restando fulminato dalla bellezza della contessa. Determinato a rivedere la donna, Richard si affida al marchese d'Harmonville, ben inserito nella mondanità parigina, che gli consiglia di alloggiare a Versailles nella locanda del "Dragone volante", confinante proprio con la residenza dei conti. L'unica stanza dell'albergo rimasta, però, è rinomata per essere stata sfondo delle inquietanti sparizioni di chiunque vi abbia soggiornato. Il giovane sembra infischiarsene, ma sarà costretto a ricredersi, quando capirà di essere la vittima designata di un'ingegnosa quanto diabolica macchinazione.



Il libro

Rielaborazione di "Some Account of the Latter Days of the Hon. Richard Marston of Dunoran", storia d'ambientazione irlandese pubblicata a puntate sulla «Dublin University Magazine», tra l'aprile e il giugno del 1848, L'ospite maligno (The Evil Guest) uscì nel 1851 nella raccolta Ghost Stories and Tales of Mystery. Gargoyle lo propone per la prima volta ai lettori italiani nella traduzione di Sandro Melani, poiché il racconto è rimasto finora inspiegabilmente inedito in Italia.

La stanza al Dragon Volant (The Room in the Dragon Volant) fu pubblicato nel 1872, dapprima a puntate sulla rivista «London Society» e poi all'interno di quella che è probabilmente la più importante antologia di Le Fanu, ossia In a Glass Darkly, che comprende anche i racconti Green Tea, The Familiar, Mr Justice Harbottle e il celebre Carmilla.

Se ne L'ospite maligno il terrifico si fonde al mystery, conferendo alla narrazione le tonalità fosche della ghost story e richiamando tutti gli elementi del gotico dell'epoca, La stanza al Dragon Volant può leggersi anche come un breviario di "ars furfantesca" all'insegna di un esilarante humor nero, dove al giovane protagonista rubano la scena navigati professionisti del camuffamento e della doppiezza, che hanno fatto dell'impostura la propria raison d'être. In questo secondo racconto sono addirittura riscontrabili echi del teatro elisabettiano, rendendo possibile un accostamento con il Volpone di Ben Johnson

Sia ne L'ospite maligno che ne La stanza al Dragon Volant, continue sono le allusioni al soprannaturale, sebbene in essi non ci sia nulla di veramente tale e gli intrecci che legano i vari personaggi affondino, anzi, nella più bieca terrenità. Risiedono proprio in questa raffinata distonia tra cifra stilistica e contenuto il tratto distintivo di Le Fanu e la sua grandezza. La cornice gotica viene, dunque, aggiornata a favore di un dinamico rimescolio delle carte in tavola, dai risvolti imprevedibili: se non mancano sovvertimenti della realtà, torture psicologiche, misteri da svelare, famiglie di antica discendenza in balìa del disfacimento, manieri in rovina pieni di antri segreti, tutto però viene mosso da avidità, lotta per il denaro, arrivismo sociale e subdoli raggiri a scopo di lucro. Le Fanu risente a pieno, dunque, dello spirito del tempo, rivelando una poetica di profonda modernità. Esponente di quell'alta borghesia delle professioni, dell'economia e dell'amministrazione, in un contesto di rigida stratificazione sociale non priva di slanci paternalistici verso i ceti meno abbienti, Le Fanu è autore fortemente ancorato agli imperativi della sua epoca - grande dirittura morale, spirito di rinuncia e autocontrollo, esaltazione del lavoro e del sacrificio, stigmatizzazione del fallimento economico -, che diventano un corpus valoriale rintracciabile in filigrana in molte delle sue opere.



L'autore

Giornalista e scrittore irlandese, Joseph Sheridan Le Fanu è unanimemente riconosciuto tra i maestri della letteratura gotica. Snobbato dalla critica in vita, è stato riscoperto, agli inizi del Novecento, grazie soprattutto al lavoro critico di Montague-Rhodes James.

Nato a Dublino nel 1814, Le Fanu trascorre l'infanzia tra i villaggi di Chapelizod e Abington, nella contea di Limerick. Qui, vive a stretto contatto con una società rurale orgogliosa e imbevuta di superstizioni. La componente favolistica e fantastica, propria della cultura contadina irlandese, l'interesse per la demonologia e l'occultismo, nonché la fascinazione per l'opera del filosofo e mistico Emmanuel Swedenborg influenzeranno profondamente la sua poetica.

Nel 1832, Le Fanu intraprende gli studi in Legge presso il Trinity College di Dublino; tra il 1835 e il 1839, vengono pubblicati alcuni suoi racconti (The Ghost and the Bone-setter, The Furtunes of Sir Robert Ardagh e Schalken the Painter) sulla rivista «Dublin University Magazine», con cui Le Fanu continuerà a collaborare per tutta la vita, diventandone anche editore e proprietario. Dopo una breve esperienza nell'avvocatura e un matrimonio che lo lascia inconsolabile vedovo, nel 1858, Le Fanu si allontana dalla vita sociale per dedicarsi esclusivamente alla scrittura fino al 1873, anno della sua morte.

È autore di diverse antologie di racconti e di alcuni romanzi, tra cui i più importanti sono Lo zio Silas (1864, pubblicato per la prima volta in Italia da Gargoyle nel 2008) e Carmilla (1872), che narra di una vampira sensuale e affascinante, in odore di lesbismo, da cui sembra che lo stesso Stoker abbia tratto ispirazione per il suo Dracula.



Dall'introduzione:

Quello del sensation novel è un mondo che ha ormai perso ogni innocenza e cristallinità, un mondo costellato adesso di matrimoni infelici, spesso frutto di tiranniche imposizioni, relazioni adulterine, convivenze more uxorio che confinano con la bigamia, figli e parenti segreti, divorzi, vizi innominabili, instabilità psichiche che affondano le radici nel lontano passato familiare, disastri e rovesci economici, frodi e ricatti, manipolazioni testamentarie, cruenti omicidi e, a sovrastare tutto questo torbido magma, schiaccianti sensi di colpa che il più delle volte si cerca invano di tacitare con una tracotante e spavalda crudeltà.









Dati tecnici del volume:

Prezzo: 16 euro

ISBN: 978-88-89541-38-8

Pagg. 306

mercoledì 16 dicembre 2009

Le Cronache di Saint Germain (di Chelsea Quinn Yarbro, Ed. Gargoyle Books)



Gargoyle Books 2009
Traduzione di Flora Staglianò
Pag. 352 - hardcover - 16€
Codice ISBN: 978-88-89541-33-3

Torna nelle librerie italiane François Ragoczy di Saint-Germain, alchimista, illuminista e (millennario) vampiro gentiluomo creato dalla fervida fantasia della "Living Legend" tra gli scrittori horror internazionali, Chelsea Quinn Yarbro.
Questo sesto libro "italiano" della saga è un'antologia, contenente racconti che si snodano in varie epoche storiche. Racconti molto introspettivi, che chiariscono alcuni aspetti del misterioso Conte finora inediti, e che presenta un plus-valore che da solo vale il prezzo dell'intero volume: il racconto lungo "St. Germain a Padova", che parla della permanenza dell'antico vampiro gentiluomo presso l'Università della città veneta, perla artistica e culturale della nostra Penisola, nel XIV secolo. Un racconto emozionante che parla di Alchimia, di Amore e Nuove Conoscenze nello stile tipico di St. Germain. Un racconto che è una promessa mantenuta dall'Autrice, e fatta al pubblico italiano all'epoca del suo tour nel Belpaese (tra le altre cose, Chelsea partecipò in quel periodo a un evento letterario proprio a Padova, e fu li che si innamorò della città...)
Non un horror puro, ma comunque un libro che non può mancare nella collezione degli estimatori dell'affascinante Ragoczy, e un punto di partenza basilare per chi di St. Germain ha solo sentito parlare e volesse saperne di più...
(Recensione a cura di) Domenico Nigro

Trailer La Catena di Partenope (di Bruno Pezone, Ed. Boopen Led)

Trailer del nuovo romanzo di Bruno Pezone, LA CATENA DI PARTENOPE (Boopen Led), thriller esoterico che attinge a piene mani ai miti e alle leggende di Napoli (la celebre tradizione dell'Uovo di Virgilio Mago, la convergenza fra la Sirena Partenope e la figura di Santa Patrizia, l'inquietante storia di Pulcinella: membro della corte infernale di Persefone)...Presto la recensione su Ca' delle Ombre!

martedì 8 dicembre 2009

Finalmente Jack Ketchum!



Gargoyle Books
presenta

La ragazza della porta accanto
di Jack Ketchum
Traduzione di Linda De Luca
Con una Nota Finale di
Stephen King
Fino a che punto può spingersi il male?





Il libro. A vent'anni dalla sua prima pubblicazione, il capolavoro di Jack Ketchum, The girl next door, fonte di grande scalpore per gli argomenti trattati, viene finalmente proposto anche al pubblico italiano, dopo essere stato tradotto in greco, giapponese, tedesco, francese e ungherese. Il bestseller si ispira a una delle pagine più atroci della cronaca criminale americana: l'assassinio della sedicenne Sylvia Likens per mano di sua zia, Gertude Baniszewski (che l'aveva in affido assieme alla sorella minore) e dei suoi giovani cugini. Un fatto terribile, avvenuto nel 1965, che scosse gli Stati Uniti, e di cui non si è mai smesso di parlare, in quanto primo di una lunga e inquietante sequela di casi di segregazione violenta ai danni di minori. Ketchum si prende qualche licenza, spostando la storia dall'Indiana al New Jersey (dove è nato e cresciuto) e ambientandola nel 1958. Alla narrazione meglio si prestano, infatti, le tinte fosche del decennio maccartista quando la propensione della provincia americana a rinchiudersi insanamente in se stessa raggiunse il suo culmine, e quando - per usare le parole dello stesso Ketchum - "si era molto più isolati e soli di adesso".

L'orrore, in Ketchum, non ha alcuna origine sovrannaturale, risiede unicamente in quei comportamenti umani improntati al disconoscimento dei propri simili, nei processi dell'inconscio e della malattia mentale; celato soltanto dalla normale routine quotidiana, si svela progressivamente fino ad assorbire tutto ciò che è ad esso vicino, catapultando il lettore in un'atmosfera claustrofobia ed esasperata, dove mancano del tutto i limiti morali.

Attraverso uno stile che è un incisivo mix di asciuttezza e lirismo, Ketchum parla del passaggio dall'infanzia all'adolescenza, del disagio e dello smarrimento conseguenti, e dunque della necessità di una sorveglianza adulta discreta e autorevole nel contempo.

Nella breve vita violata di Meg Loughlin, la persona designata a tale sorveglianza è Ruth Chandler, ma Ruth agisce esattamente all'opposto di come una guida dovrebbe fare. Apparentemente apatica e incolore, la donna nasconde una personalità diabolicamente manipolatoria: mente, omette, intimidisce, incita alla perdizione, all'abuso di alcol, a un'iniziazione sessuale distorta. Nessuno contrasta la bruttura di tali azioni, che lei ordina di commettere e commette a sua volta: dall'altra parte ci sono solo ragazzini, alcuni dei quali sono suoi figli. La comparsa di Meg, giovanissima, bella, vitale e con un intero futuro davanti, ha su Ruth l'effetto di un detonatore di pulsioni distruttive: emerge tutto ciò che già c'era ma non si vedeva, una follia cattiva dovuta a un acido rancore e a una devastante misoginia.

Ricercata è l'angolazione adottata dall'autore per eludere l'efferatezza in eccesso propria della storia: David - l'io narrante - assiste alle torture descrivendole al lettore, in tal modo Ketchum descrive anche il coinvolgimento emotivo del ragazzino. Tuttavia quando David si costringe a non frequentare la casa dei Chandler per sottrarsi all'orrore che lì si consuma, il lettore viene preservato assieme a lui.

I meccanismi dell'assoggettamento, la complicità al male dovuta alla fascinazione del proibito, la deresponsabilizzazione verso il crimine per via del consenso adulto, la devianza dalla funzione genitoriale, dalla spensieratezza adolescenziale, dai ruoli sociali sono solo alcuni dei grandi temi che rendono La ragazza della porta accanto un romanzo difficile da dimenticare.



La trama. 1958, David Moran, 12 anni, vive in una cittadina rurale dello Stato del New Jersey. Il suo mondo ruota attorno a Laurel Avenue, strada senza uscita fittamente alberata, popolata di villette a schiera dove tutti si conoscono. I suoi migliori amici sono i fratelli Chandler che abitano nella casa accanto. Quando Meg e Susan Loughlin si trasferiscono a vivere dai suoi vicini, David è contento e incuriosito dell'opportunità di allargare le sue conoscenze femminili, sebbene Meg sia maggiore di lui di due anni. Le sorelle Loughlin hanno appena perso i genitori in un incidente d'auto, e sono state affidate a Ruth Chandler, loro lontana parente nonché madre di Donny, Willie e Woofer.

Ma Ruth nasconde un'insospettabile vena di sadismo e alienazione, che sfoga dapprima sottoponendo le ragazze a percosse sempre più violente, e poi dando vita a una serie di torture fisiche e psicologiche a cui anche i suoi figli prendono parte attiva. Sia David sia gli altri amichetti del vicinato divengono testimoni e, in qualche modo, complici delle terribili sevizie. La polizia accoglie con leggerezza le denunce di Meg: l'unica speranza per lei e la sorella è l'aiuto di David, che deve scegliere tra l'affetto per Meg e l'ossequio verso Ruth.








L'autore: Jack Ketchum (New Jersey, 1946) è lo pseudonimo di Dallas Mayr. Ex figlio dei fiori, già attore, cantante, insegnante, agente letterario, venditore di legname e barista, è sulla scena della narrativa horror statunitense da quasi trent'anni.

Autore prediletto di Stephen King, è stato più volte vincitore del "Bram Stoker Award" - massimo riconoscimento per la letteratura horror, conferito annualmente dalla Horror Writers Association, ha scritto numerosi racconti (le antologie Peaceable kingdom, 2002, e Closing time, 2007, hanno vinto il "Bram Stoker Award") e undici romanzi - tra cui Off spring (1980), The girl next door (1989), She walks (1989), Red (1995, Mondolibri 2009), Ladies's night (1997) e The lost (2001). Da Off spring , The girl next door, Red e The Lost sono stati tratti i film omonimi. Il romanzo The girl next door è stato portato sullo schermo nel 2007 dal regista Gregory Wilson, su sceneggiatura di Daniel Farrands e Philip Nutman; Red, diretto dal norvegese Trygve Allister Diesen e dal californiano Lucky McKee, è stato presentato nella selezione ufficiale del Sundance Film Festival 2008.

www.jackketchum.net







Da La ragazza della porta accanto:



[.] i nostri sentimenti verso Meg pian piano cambiarono. Dall'ammirazione per l'audacia e il sangue freddo dell'azione e per aver sfidato ufficialmente l'autorità di Ruth, passammo a un certo disprezzo. Come aveva potuto essere così sciocca da pensare che la polizia si sarebbe schierata contro un adulto, dalla parte di una ragazzina? Come aveva potuto non capire che avrebbe soltanto peggiorato la situazione? Come poteva essere così ingenua, così fiduciosa e così stupidamente credulona? [.] Era come se [.] Meg ci avesse sbattuto in faccia il fatto che in quanto ragazzini non avevamo il benché minimo potere. Essere "solo dei ragazzini" assunse un significato del tutto diverso, come un'inquietante minaccia di cui eravamo già consapevoli, ma su cui non avevamo mai dovuto riflettere davvero.





Ketchum su La ragazza della porta accanto:


Anche se le azioni dei personaggi sono malvage o immorali, resta sempre la possibilità di cambiare vita. È quello che succede a David, protagonista e voce narrante. Da parte mia, ho voluto indagare sia la luce che l'oscurità dell'uomo, così da vederle entrambe e poter fare scelte più consapevoli.




Dalla Nota Finale di Stephen King:


...non esiste scrittore che, dopo aver letto Ketchum, possa evitare di restarne influenzato, così come non c'è lettore, anche non necessariamente appassionato di genere, che dopo essersi imbattuto in un suo lavoro possa facilmente dimenticarsene. Ketchum è diventato un archetipo. Lo è diventato sin dal suo primo romanzo, Fuori stagione... e si è confermato tale fino a La ragazza della porta accanto, che ne ha segnato la consacrazione.





Special e interviste:





http://www.wuz.it/recensione-libro/3949/ragazza-porta-accanto-jack-ketchum.html
http://www.wuz.it/intervista/3948/jack-ketchum-quentin-dunne-stephen-king.html




http://www.close-up.it/spip.php?article5529
http://www.close-up.it/spip.php?article5524
http://www.close-up.it/spip.php?article5525




http://www.thrillercafe.it/intervista-a-jack-ketchum/







Dati tecnici del volume:

Prezzo: 17 ?

ISBN: 978-88-89541-37-1

Pagg. 296









Costanza Ciminelli



ufficiostampa@gargoylebooks.it


06-35 34 76 49
www.gargoylebooks.it