martedì 1 dicembre 2009

DORIAN GRAY (di Oliver Parker)



Dorian Gray è una pellicola diretta da Oliver Parker e uscita nelle sale cinematografiche il 27 novembre 2009. Il film ovviamente trae ispirazione dal più famoso romanzo di Oscar Wilde, ovvero "Il Ritratto di Dorian Gray", pubblicato per la prima volta nel luglio del 1890 sulla rivista Lippincott's Monthly Magazine. Il regista, noto estimatore dell'autore, ha già portato sul grande schermo due opere di Wilde, ovvero "L'importanza di chiamarsi Ernest" e "Un marito ideale".
La storia è conosciuta ai più: Dorian Gray, giovane attraente dalle grandi aspettative, approda nella Londra del XIX secolo in quanto ereditere degli averi di un suo zio. Nella grande metropoli conoscerà moltissime persone tra le quali vanno annoverate Basil Hallward, giovane artista rimasto incantato dal fascino del giovanotto e Lord Henry Wotton, cinico e affascinante gentiluomo che subito nota in Gray un enorme potenziale.
Basil (il quale comincia a nutrire dei sentimento per Dorian) decide di ritrarre il giovane in un dipinto, che diventerà il capolavoro dell'artista. Attraverso il dipinto, ammirato e osannato da tutti, Dorian capisce il valore della bellezza e l'importanza di essere giovani e da il via in questo modo ad uno strano giuramento: darebbe qualsiasi cosa in cambio pur di restare giovane e attraente per sempre.
Detto fatto, si potrebbe dire. Il dipinto comincia ad assorbire tutte le nefandezze di Gray, spinto all'edonismo più estremo dallo stesso sir Henry, il quale invece di dissuadere il giovanotto lo invoglia e lo spinge a godere di tutti i piaceri della vita. Gray capisce di essere cambiato quando rimarrà impassibile persino di fronte all'orrenda morte dell'unica persona che abbia davvero amato, Sybil Vane(la quale deciderà di suicidarsi dopo aver scoperto il tradimento del suo amato.)
Più Dorian compie scelleratezze, più il dipinto cambia, trasformandosi dal ritratto di un affascinante giovane ingenuo, in un mostro che ben presto risulterà essere il suo alter ego malvagio.
Dopo aver compiuto un atto di assoluta brutalità nei confronti di Basil,Dorian decide di scomparire e far perdere le sue tracce. Nel frattempo scriverà diverse lettere al suo mentore che, a confronto del suo discepolo, invecchia e avrà anche una figlia.
Ritornato a Londra dopo circa quindici anni d'assenza, Dorian verrà accolto con assoluto stupore dai suoi vecchi amici e dallo stesso sir Henry che non lo vede invecchiato di una virgola. Nel corso del tempo e anche grazie all'amore nei confronti di Emily (figlia di Lord Wotton), Gray deciderà di redimersi ma ormai sarà troppo tardi.
"Il ritratto di Dorian Gray" di Wilde è sicuramente una delle opere letterarie più affascinanti e di più difficile comprensione di tutti i tempi quindi è sicuramente da apprezzare lo sforzo del regista di reinterpretare questo classico della letteratura. Da apprezzare sono sicuramente anche l'interpretazione del giovane Ben Barnes (già visto nel ruolo del principe Caspian che, benchè diverso fisicamente dal Gray originale, sa ben incarnare lo spirito del personaggio) e l'eccellente fotografia. Il film però non è esente da critiche. Innanzitutto lo sceneggiatore Toby Finlay ha affernato di essersi ispirato per questo Dorian Gray alla figura di Mick Jagger dando alla pellicola dei toni diversi rispetto a quelli del romanzo, molto più moderni e rock n'roll, perdendo l'aria cupa e raffinata della Londra Vittoriana. Oltretutto sir Henry, che nel romanzo è una specie di chiave di volta, nella pellicola assume un ruolo quasi marginale mentre la figura di Basil, oltremodo importante nell'opera di Wilde, viene quasi relegata nel dimenticatoio, facendo fugaci apparizioni. La pellicola in generale manca del pathos e dell'inquietudine romantica del romanzo, soffermandosi troppo sulla vita che Dorian deciderà di intraprendere poco dopo essere giunto a Londra, facendosi sfuggire il vero senso che l'opera di Wilde voleva donare ai posteri ovvero: da una parte l'eterna giovinezza come sinonimo di potere assoluto e dall'altra l'eternità dell'arte.Indi consiglio a coloro che hanno letto il capolavoro di Wilde di godersi la pellicola senza troppe pretese mentre coloro che non hanno letto il romanzo sicuramente troveranno il film piacevole e abbastanza scorrevole.

(Recensione a cura di) KIRA YAGAMI/Susanna Angelino




Titolo originale: Dorian Gray
Genere: Drammatico / Noir / Horror
Durata: 112 min.
Data uscita nei cinema: 27/11/2009
Distributore: Eagle Pictures
Produttore: Ealing Studios/Fragile Films
Regista: Oliver Parker
Sceneggiatori:Toby Finlay,Oscar Wilde (romanzo)

Personaggi:
Ben Barnes:Dorian Gray
Colin Firth :Lord Henry Wotton
Rebecca Hall:Emily Wotton
Emilia Fox:Lady Victoria Wotton
Rachel Hurd-Wood:Sybil Vane
Ben Chaplin:Basil Hallward
Douglas Henshall:Alan Campbell
Caroline Goodall :Lady Radly
Fiona Shaw:Agatha
Maryam d'Abo:Gladys
Jo Woodcock:Celia Radley
Michael Culkin:Lord Radley




Il Prescelto vs. The Wicker Man




Premetto che mi sono avvicinata a questo film, Il Prescelto, di Neil LaBute, rifacimento di The Wicker Man ("L'Uomo di Paglia", Robert Hardy,1973, con una certa dose di curiosità e attitudine ottimistica, nonostante si tratti di un remake, oggetti cinematografici ambigui a cui di solito guardo con forte diffidenza.

Predisposizione positiva ispirata anche dal nome del regista, il LaBute di cui ho amato il crudele "Nella Società degli Uomini" e lo sgangherato e folle "Betty Love", e ovviamente curiosa di vedere cosa sarebbe potuto risultare dal ricostruire (in questo caso nell’accezione di attualizzare) una pellicola affascinante e bizzarra nella più pura accezione del termine come "The Wicker Man", titolo di culto targato 1973.

Purtroppo tutte le mie buone intenzioni si sono spente come una torcia senza pile ancora prima di arrivare a metà film: tutto ciò che aveva reso l'originale degno di interesse e unico nel suo genere è completamente sparito, con un Nicholas Cage che pare non saper bene da che parte girarsi, nel mezzo di un racconto rimaneggiato in maniera a dir poco confusa e maldestra: a cominciare dalla location, originariamente un'isola della Scozia, ora sbalzata nel Pacifico, fino ad arrivare allo scempio compiuto sulla sceneggiatura.

Nel film di Hardy il protagonista (o meglio, uno dei protagonisti) era il classico poliziotto tutto d’un pezzo e ciecamente devoto alla legge il quale, durante la ricerca di una bambina scomparsa, si trova a dover fare i conti con quest'isola/mondo-a-parte popolata da una comunità di personaggi sinistramente eccentrici, con scene splendidamente grottesche (la cerimonia in maschera su tutte,che nel remake diventa ridicola o peggio, risibile) e sulla quale troneggia il capo del villaggio, un magnifico Christopher Lee, il tutto innaffiato da un sensualità fortissima e più che sottilmente malsana(con Ingrid Pitt e Britt Ekland a farne da icone).

In questo film del 2006 lo splendido oggetto originale si tramuta in una patacca, con Cage sempre al servizio della legge a cui fa da intermediaria la scontata figura di una ex fidanzata, abitante dell'isola, che ovviamente lo implora di ritrovare la famigerata bambina perduta.

Il complotto di sottofondo è quanto di più inutile e prevedibile si possa immaginare, con il formidabile e sensuale Lee sostituito da una pur sempre molto brava (e ovviamente sprecata) Ellen Burstyn che non riesce purtroppo ad avere un briciolo della forza del personaggio originario nel simboleggiare un microcosmo qui diventato forzosamente un matriarcato e dove la componente sessuale che impregnava, maligna e avvolgente, il primo film, si tramuta in una serie di ammiccamenti a buon mercato buttati allo sbaraglio qua e là, sprecando la presenza di una Leelee Sobieski che avrebbe potuto essere perfetta e che invece pare capitata nel film per caso dopo aver sbagliato set.

Anche il vero protagonista, L'Uomo di Paglia, inquietante Golem pagano che domina l'isola e che era il baricentro pregno di forza oscura del primo film, qui diventa un pupazzone raffazzonato che viene inquadrato per due minuti scarsi e che sembra piazzato lì anch’esso per errore.

Un remake assolutamente inutile e fastidioso, che ci si augura però possa avere una conseguenza positiva: far conoscere il vero The Wicker Man a chi (e non è una minoranza) non abbia già avuto l’opportunità di vederlo e apprezzarlo, mostrandone così le profonde differenze e palesando, per l'ennesima volta, che una buona idea vale molto di più di un’infinità di dollari di budget buttati nell’immondizia.

(Recensione a cura di) ARAKNEX NEXUS/Chiara Pani


IL PRESCELTO: SCHEDA TECNICA
Cast tecnicoRegia:Neil Labute
Sceneggiatura:Neil Labute
Musiche:Angelo Badalamenti
Fotografia:Paul Sarossy
Montaggio:Joel Plotch
CastSister Summersisle: Ellen Burstyn
Dr. Moss: Frances Conroy
Willow Woodward: Kate Beahan
Edward Maulis: Nicolas Cage
DatiTitolo originale:The Wicker Man

Anno:2006

Nazione:Germania / Stati Uniti d'America

Distribuzione:Medusa

Durata:97 min

Data uscita in Italia:01 dicembre 2006

Genere:thriller


THE WICKER MAN: SCHEDA TECNICA
Titolo originale: The Wicker Man
Lingua originale: {{{linguaoriginale}}}
Paese: Gran Bretagna
Anno: 1973
Durata: 88 min
Colore: colore
Audio: sonoro
Rapporto: {{{ratio}}}
Genere: horror
Regia: Robin Hardy
Soggetto: Anthony Shaffer e David Pinner (uncredited)
Sceneggiatura: Anthony Shaffer
Produttore: Peter Snell
Produttore esecutivo: {{{produttoreesecutivo}}}
Casa di produzione: British Lion Films
Distribuzione (Italia): {{{distribuzioneitalia}}}
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
Art director: {{{nomeartdirector}}}
Character design: {{{nomecharacterdesign}}}
Mecha design: {{{nomemechadesign}}}
Animatori: {{{nomeanimatore}}}
Interpreti e personaggi
Edward Woodward: Sergeant Howie
Christopher Lee: Lord Summerisle
Diane Cilento: Miss Rose
Britt Ekland: Willow
Ingrid Pitt: Librarian
Lindsay Kemp: Alder MacGregor
Russell Waters: Harbour Master
Aubrey Morris: Old Gardener / Gravedigger
Irene Sunters: May Morrison
Walter Carr: School Master
Ian Campbell: Oak
Leslie Blackater: Hairdresser
Roy Boyd: Broome
Peter Brewis: Musician
Barbara Rafferty: Woman with Baby
Juliet Cadzow: Villager on Summerisle
Ross Campbell: Communicant
Penny Cluer: Gillie
Michael Cole: Musician
Kevin Collins: Old Fisherman
Geraldine Cowper: Rowan Morrison
Ian Cutler: Musician
Donald Eccles: T.H. Lennox
Myra Forsyth: Mrs. Grimmond
John Hallam: P.C. McTaggert
Alison Hughes: Fiancée to Howie
Charles Kearney: Butcher
Fiona Kennedy: Holly
John MacGregor: Baker
Jimmy MacKenzie: Briar
Lesley Mackie: Daisy
Jennifer Martin: Myrtle Morrison
Bernard Murray: Musician
Helen Norman: Villager on Summerisle
Lorraine Peters: Girl on Grave
Tony Roper: Postman
John Sharp: Doctor Ewan
Elizabeth Sinclair: Villager on Summerisle
Andrew Tompkins: Musician
Ian Wilson: Communicant
Richard Wren: Ash Buchanan
John Young: Fishmonger
S. Newton Anderson: Landers (uncredited)
Paul Giovanni: Musician (uncredited)
Robin Hardy: Minister (uncredited)

Doppiatori originali:
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Doppiatori italiani:
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Episodi:

Fotografia: Harry Waxman
Montaggio: Eric Boyd-Perkins
Effetti speciali:
Musiche: Paul Giovanni e Gary Carpenter
Tema musicale: {{{temamusicale}}}
Scenografia: Seamus Flannery

martedì 24 novembre 2009

NEW MOON di Chris Weitz



New Moon è il sequel dell'ormai famosissima saga di Stephenie Meyer, 'Twilight'. Il film è uscito nelle sale cinematografiche il 18 novembre riscuotendo già nei primi giorni di programmazione un enorme (e aspettato) successo. Catherine Hardwicke decide di lasciare il testimone a Chris Weitz, noto estimatore della saga (infatti il regista ha chiesto consigli direttamente alla Meyer su come girare alcune scene).
Nelle prime immagini della pellicola ritroviamo Bella che sta sognando di camminare in un prato assieme al suo Edward (il suo 'innamorato' vampiro, uno dei figli della famiglia Cullen) e in lontananza si riesce a distinguere la figura di una donna anziana. Bella scambia quella donna per sua nonna e si avvicina felice in quanto vorrebbe dare il via alla presentazione ufficiale di Edward. Ben presto però scoprirà che quella donna anziana non è altro che lei stessa invecchiata, mentre Edward rimarrà giovane e attraente per il resto della sua vita. Questo sogno coincide col giorno del suo diciottesimo compleanno e con l'ansia di invecchiare e di non essere all'altezza del suo vampiro-fidanzato.
Alice (sorella dell'ormai notissimo Edward) invita Bella ad una festa di compleanno organizzata con amore dalla famiglia Cullen. Durante i festeggiamenti però Bella si taglia un dito accidentalmente e viene aggredita da Jasper, il più giovane tra i Cullen e quindi il meno abile a resistere al profumo del sangue umano (ricordiamo che la famiglia di Edward, secoli prima, ha deciso di non bere sangue umano ma di nutrirsi semplicemente di sangue animale).
Edward riflette sull'accaduto increscioso e decide così di lasciare la piovosa cittadina di Forks con tutta la sua famiglia affinché Bella non corra più pericoli e viva una vita normale.
Bella però, perdutamente innamorata di Edward, dopo la sua partenza, entra in una specie di stato catatonico che dura mesi. Non riesce neanche a dormire bene, assillata da incubi tutte le notti.La ragazza quindi si estranea dal mondo e dai suoi amici di liceo.
Nel corso del tempo però troverà una valvola di sfogo nel suo amico Jacob (che ormai considera il suo migliore amico). I due, dalla 'dipartita' di Edward, trascorreranno molto tempo assieme, facendo crescere giorno dopo giorno l'affetto che l'uno prova nei confronti dell'altra. L'affetto di Jacob però si trasforma in amore, l'affetto di Bella resta invece amicizia.
Anche Jacob però nasconde un terribile segreto che la protagonista, nel corso della pellicola, riuscirà a scoprire. Infatti egli altri non è che un licantropo, indi nemico giurato dei 'freddi' (come vengono chiamati i vampiri nel film). Il film procede poi con le vicissitudini tra Bella (che intanto scopre che, mettendosi in pericolo, riesce a rivedere Edward anche se per pochi secondi), Jacob(che fa di tutto per attirare Bella a se anche per proteggerla da Victoria, la 'rossa' vampira che abbiamo già visto nella prima parte della saga) e Edward che, anche se lontano, riesce a percepire tutto quello che succede alla sua amata.
New Moon è sicuramente diverso da Twilight (il cambio alla regia si sente e come). Infatti se la prima parte della saga era più rivolta al mondo dei teenagers e a tutto ciò che lo circonda, la seconda parte invece ci fa vedere e notare il vero intento della scrittrice: quello di scrivere una moderna storia d'amore, dove il mostro altri non è che la metafora di un amore che supera la razionalità diventando quasi utopia (il cosidetto 'amore per sempre', amore che va al di la del bene e del male, della vita e della morte).
Infatti quando Edward verrà a sapere della morte di Bella (morte che non avverà proprio grazie a Jacob) si reca a Volterra (in verità il regista ha deciso di cambiare il set, trasferendolo a Montepulciano, dove la sottoscritta ha anche assitito ad alcune parti delle riprese) per farla finita attraverso i Volturi, la più antica stirpe vampirica esistente.
Gli effetti speciali sono ben eseguiti e congrui alla storia e alla pellicola, soprattutto per quanto riguarda la trasformazione da umano a licantropo. I realizzatori degli effetti speciali infatti non hanno usato alcuno schermo verde ma hanno deciso di scannerizzare il corpo degli attori e di eseguire la trasformazione in lupo nel corso stesso della scena ottenendo un effetto visivo abbastanza innovativo.
Il risultato finale è apprezzabile soprattutto per coloro che hanno amato e amano la saga mentre credo che per gli altri (i non 'estimatori') troveranno la pellicola abbastanza sdolcinata e molto poco orrorifica. In un mondo però dove l'odio dilaga , perché non godersi per poco più di due ore, la storia d'amore tra due personaggi 'diversi' ma innamorati l'una dell'altra nonostante tutto? Il finale lascia presagire ovviamente ad un ulteriore sequel ma altri non poteva essere visto che la saga di Twilight risulta ormai essere il nuovo caso letterario (e cinematografico) dopo Harry Potter. Quindi, Twilighters, dormite pure sonni tranquilli. Edward e Bella non vi lascieranno soli…
(Recensione a cura di) KIRA YAGAMI (Susanna Angelino)


Titolo originale:
The Twilight Saga: New Moon
Nazioni:
USA
Generi:
Drammatico , Fantastico , Horror , Romantico , Thriller
Durata:
130min. (colore)
Data di uscita:
18.11.2009
Distribuzione:
Eagle Pictures

CAST E PERSONAGGI
Regia:
Chris Weitz
Sceneggiatura:
Melissa Rosenberg
Soggetto:
Stephenie Meyer (Romanzo)

Produzione:
Bill Bannerman (Co-Produttore)
Wyck Godfrey (Produttore)
Mark Morgan (Produttore)
Case di Produzione:
Summit Entertainment
Montaggio:
Peter Lambert
Fotografia:
Javier Aguirresarobe
Scenografia:
David Brisbin
Costumi:
Tish Monaghan
Musiche:
Alexandre Desplat

Personaggi:
Kristen Stewart (Bella Swan)
Robert Pattinson (Edward Cullen)
Taylor Lautner (Jacob Black)
Ashley Greene (Alice Cullen)
Peter Facinelli (Dott. Carlisle Cullen)
Elizabeth Reaser (Esme Cullen)
Kellan Lutz (Emmett Cullen)
Nikki Reed (Rosalie Hale)
Jackson Rathbone (Jasper Hale)
Bronson Pelletier (Jared)
Alex Meraz (Paul)
Kiowa Gordon (Embry Call)
Chaske Spencer (Sam Uley)
Edi Gathegi (Laurent)
Rachelle Lefevre (Victoria)
Michael Sheen (Aro)
Christopher Heyerdahl (Marcus)
Charlie Bewley (Demetri)
Daniel Cudmore (Felix)
Dakota Fanning (Jane)
Graham Greene (Harry Clearwater)
Anna Kendrick (Jessica)
Michael Welch (Mike Newton)
Christian Serratos (Angela Weber)
Gil Birmingham (Billy Black)
Tinsel Korey (Emily)
Noot Seear (Heidi)
Tyson Houseman (Quil Ateara)
Cameron Bright (Alec)
Justine Wachsberger (Gianna)
Jamie Campbell Bower (Caius)
Justin Chon (Eric Yorkie)





venerdì 20 novembre 2009

IL MORSO SUL COLLO (di Simon Raven, Ed. Gargoyle Books)



Titolo: Il morso sul collo.
Autore: Simon Raven.
Editore: Gargoyle Books.
Prezzo: 13,00
Traduzione di Paolo De Crescenzo
Introduzione di Stefano Martello.


“Guardatevi da coloro che cercano di carpire la vostra anima(…) Ognuno di noi, infatti, fin da ragazzo è stato prevaricato… Dai genitori, dai maestri, dagli amanti magari, dai superiori presenti in questa sala… Chi di voi non è stato costretto, o soffocato fino a che gli mancasse il respiro? Fino a che non è rimasto inerme in balia della volontà degli altri? Può trattarsi di una persona, di un reggimento, di un paese, di un College o di una fede: qualcosa di estraneo, in ogni caso, che vi ha succhiato il sangue (…) È importante non farsi distrarre o traviare dalle piccole miserie accademiche, da esempi di prestigio apparente, o da facili e modesti guadagni che sempre vi saranno proposti come guida per una vita di convenienza. Guardatevi nell’animo, e vi specchierete in una visione: rendetela chiara, evitando che venga offuscata da una moralità elusiva o dalle ambigue per quanto astute vanità dei vecchi. Seguitela fino in fondo: poco importa ch’essa vi conduca su un trono, in una cella d’eremita o vi faccia precipitare nella fossa di Ade.”
È il 1956. L’Inghilterra è quella dei prestigiosi College dell’Università di Cambridge, come la puritana istituzione Lancaster, dove si forgiano i destini degli studenti e, in particolar modo, quelli di chi può vantare maggiori pregi da esprimere e coltivare. Ma forgiare il destino del giovane e sorprendente Richard Fountain - letterato, poeta, valoroso ex ufficiale e brillante studioso di discipline umaniste – presenta un ostacolo inquietante; se non altro perché il suo senior tutor Walter Goodrich ha una sua particolare concezione di ciò che è lecito fare con il proprio ascendente e, pertanto, di ciò che “Dickie” Fountain dovrebbe o non dovrebbe fare della propria esistenza. Limitandosi dapprima ad intimidire e fuorviare sul nascere il naturale approccio di Richard ai propri studi ed interessi, Goodrich stima infine di poter predisporre la vita del proprio pupillo al punto di designargli in sposa la figlia Penelope. A questa ennesima e sottile prevaricazione, Richard reagisce decidendo di assecondare ciò che in lui vi è d’ignoto e tuttavia assai più familiare; d’industriarsi per riconciliarsi con passioni, impulsi molto più intimi e veri delle istanze concepite nell’insipido artifizio del Lancaster, e rimediare così ad una perturbante insoddisfazione. Dunque Richard parte per raggiungere la Grecia, con lo scopo di svolgere una ricerca sulla sopravvivenza dei riti minoici in epoca classica, e la malcelata speranza d’imbattersi nella verità di un antico e spaventoso culto che, perlomeno nella sua confusa e oramai sofferente psiche, dovrebbe riconsegnargli la propria identità e libertà perdute. Mesi dopo, un ispettore di Scotland Yard costringerà alcuni amici di Dickie, fra cui Anthony Seymour e Piers Clarence, ad improvvisarsi investigatori per scovare e riportare sano e salvo a casa l’amico scomparso nel nulla, nonché ricercato dalla polizia ellenica a causa della sua relazione con una misteriosa donna. Allorché, in un isola dell’Egeo, Idra, Richard si ritroverà per amante Criseide: una donna che non è adepta del culto tanto inseguito, bensì il culto stesso, incarnato. Criseide, la morte della vita, la vita della morte.
Acuto, brillante, singolare ed appassionante: il romanzo di Simon Raven, “Doctors wears scarlet”, pubblicato nel 1960 in Gran Bretagna e in Italia nel 1968 con il titolo “Il morso sul collo”, ci viene riproposto oggi dalla Gargoyle Books, impegnata nell’oramai nota - e cara a noi lettori - attività editoriale del recupero di testi inediti o introvabili. Un romanzo il cui titolo non deve fuorviare, essendo esattamente il genere di libro che va preferito e scelto nel caso doveste trovarlo, nelle librerie, di fianco ad un “Twilight” o a un “New Moon”. Elegante, colto, perturbante; attualissimo per la franchezza e l’acume con cui descrive l’umanità, geniale per come si presta a più di un registro interpretativo. Un romanzo libero come lo era l’autore, e che va collocato in un genere particolare: quello dei libri di Simon Raven.
Dal necrologio di Simon Raven pubblicato sul quotidiano londinese The Guardian il 16 Aprile 2001: “La morte di Simon Raven all’età di 73 anni, conseguente a un devastante attacco cardiaco, è la prova del fatto che il diavolo si prende cura dei propri accoliti. A regola, sarebbe dovuto morire di vergogna a 30 anni, o di una sbronza a 50. Invece è sopravvissuto per dare alle stampe 25 romanzi… numerose sceneggiature, otto volumi di saggi e memorie. Militare, insegnante, giornalista, uomo di spettacolo, guadagnò molto e spese fino all’ultimo centesimo in cibo, vini, gioco d’azzardo e sesso, senza fare distinzione tra etero e omo. Dettò il suo stesso epitaffio in questi termini:’Divise volentieri la propria bottiglia e, finché era giovane e avvenente, il proprio letto’. È noto l’aneddoto relativo a quando ricevette dalla moglie trascurata un telegramma che avvertiva: ‘Tua moglie e il bambino muoiono di fame STOP – Manda del denaro prima possibile STOP’, e rispose con un altro telegramma: ‘Spiacente, non ho una lira STOP – Suggerisco di mangiare il bambino STOP’.

(Recensione a cura di) Bruno Maiorano

giovedì 19 novembre 2009

Cigarette Burns – John Carpenter – Masters Of Horror stagione 1





La serie dei Masters Of Horror, ideata nel 2005 dal regista Mick Garris per il canale via cavo americano Showtime,rappresenta una sorta di rarità in un genere che ormai pare aver detto già tutto,ossia l’orrorifico,il quale dovrebbe appunto incutere terrore ma che ormai,data anche l’assuefazione del pubblico a tentativi di spavento sempre più massicci e maldestri,non fa più tenere le luci accese di notte ed evoca ben pochi incubi.

Forse non saranno tutti terrificanti gli episodi di questa serie,per ora ferma a due stagioni,ma Garris ha avuto il grande merito di riunire il meglio dei Maestri dell’Orrido (ad esclusione di G. A. Romero,che sarebbe stata scelta obbligata),dar loro carta bianca e circa 50 minuti su cui estendere le loro storie.
Da John Landis e il suo humor nero,a Takashi Miike e il suo episodio Imprint,mai trasmesso dall’emittente in quanto giudicato troppo estremo,fino al nostrano Dario Argento che col suo Jennifer della prima stagione ci ha di nuovo colpiti con un vero incubo,morboso e inquietante,questa collezione di brevi e affascinanti film resterà nel nostro tempo come un pregevole pezzo unico,in mezzo alla morìa di idee che mai come ora sta purtroppo funestando il genere,ormai presente nella sale quasi soltanto con inutili remake dei capolavori che furono.

John Carpenter con Cigarette Burns,episodio della prima stagione,ha saputo regalarci un vero gioiello,un prezioso esempio di metacinema e di riflessione sui meccanismi della paura stessa,costellato da omaggi a pellicole di culto e da una sincera ossessione per il lato oscuro della celluloide.

Su una trama in apparenza semplice (un appassionato di cinema e proprietario di una sala d’essai,dal passato traumatico,che ha come altra occupazione reperire pellicole introvabili per conto di collezionisti che possono permettersi ciò che lui può solo sognare di possedere,viene incaricato da un ricco ed eccentrico collector di ritrovare un film,La Fin Absolue Du Monde,il quale alla sua unica proiezione pare abbia fatto impazzire il pubblico),si snoda un film dal meccanismo complesso,un vero “viaggio dell’eroe” ma con protagonista un antieroe che si dirige verso l’abisso,sempre più vicino alla meta e sempre più perso in essa.

Cinema come oggetto del desiderio,ossessione profonda,metafora del potere supremo del regista,mai come ora Master nelle cui mani stanno le nostre fobie più nascoste e terrificanti;nel film egli porta il nome di Hans Backovic,autore prima e poi geloso custode dell’agognata pellicola partorita sotto l’ispirazione forse del Male stesso e in ogni caso sua proiettata incarnazione.In Backovic è rappresentato ogni regista horror,colui che gioca con una materia così delicata come la Paura in un genere sempre agli estremi.


"Il cinema è magia – e nelle mani giuste,può essere un’arma”:in questa citazione l’intero episodio può essere riassunto.Le mani armate sono quelle giuste e non sbagliate come si sarebbe portati a credere,l’atavica fascinazione verso il Male ha il sopravvento:”questo film ti farà impazzire” – “voglio vederlo”:meccanismo prettamente infantile ma in fondo le paure più angosciose non si celano proprio nel mondo dell’infanzia,tra fiabe macabre e uomini neri nascosti sotto il letto?

“Cigarette Burns”,termine con cui si indicano i “buchi bruciati” che si vedevano sulle pellicole al cambio della bobina (il passato è ormai d’obbligo nella glaciale era del digitalizzato ad ogni costo),bruciature allucinatorie che nel film stanno ad indicare una discesa senza ritorno.
Un film che non è semplicemente parte di un tutto ma è tassello a sé stante,scheggia impazzita in una serie di buon livello ma che con l’opera carpenteriana tocca forse la sua punta più alta….”the coming attractions of the soul”.
(Recensione a cura di) Araknex Nexus (Chiara Pani)


regia/director: John Carpenter

sceneggiatura/screenplay: Drew McWeeny, Scott Swan

fotografia/director of photography: Attila Szalay

scenografia/set design: David Fischer

costumi/costume design: Lyn Kelly

montaggio/film editor: Patrick McMahon

musica/music: Cody Carpenter

suono/sound: Kris Fenske

interpreti e personaggi/cast and characters: Norman Reedus (Jimmy Sweetman), Udo Kier, Gary Hetherington, Chris Britton, Zara Taylor, Cristopher Gauthier, Douglas H. Arthurs, Colin Foo, Gwynyth Walsh.

produttore/producer: Tom Rowe, Lisa Richardson

produzione/production: IDT Entertainment, Industry Entertainment, Nice Guy Productions

distribuzione/distribution: Sharada Distribuzione s.r.l.


HALLOWEEN 2 di Rob Zombie


Halloween 2 è l'attesissimo sequel dell'omonimo remake del 2007 scritto e diretto da Rob Zombie. Il film a quanto pare ha incassato (nel primo weekend di programmazione) circa nove milioni in meno rispetto al primo capitolo.
Per chi non avesse ancora visto Halloween the beginning, sottilineamo che non stiamo parlando di un remake pedissequo della saga di Carpenter ma di una rivisitazione quasi (se non del tutto) stravolta della storia di uno dei più famosi serial killer dell'horror. Nel secondo capitolo della saga, a interpretare il piccolo Myers non c'è più Daeg Faerch(scartato in quanto addirittura più alto di Sheri Moon Zombie) ma Chase Wright Vanek che, a mio avviso, rende meno inquietante il personaggio.
La trama ovviamente si riallaccia alla fine del primo capitolo con una scena ospedaliera ricca di suspence e di terrore che si ricollega oltretutto anche al sequel originale di Halloween.
Vediamo poi una Laurie Straude emaciata, sconvolta e quasi distrutta dai fatti accaduti nella sua vita poco tempo prima la quale, rimasta ormai orfana, viene ospitata a casa dello sceriffo Brackett e della sua migliore amica Annie,meno sconvolta della Straude ma anch'ella vittima della follia di Myers (infatti la ritroviamo con enormi cicatrici sul viso,segno indelebile del massacro dell'anno prima).
Michael invece, sopravvissuto anch'egli, si sta per riavvicinare alla città di Haddonfield nel giorno di Halloween, con tutta la voglia di ritrovare la sua dolce sorellina (la quale scoprirà, nel corso della pellicola, di essere per l'appunto Angel Myers, sorella dell'assasino).
Il film è un susseguirsi di violenza anni 70' stile Zombie, paranoie e incubi della ormani borderline Laurie (o per meglio dire Angel) mentre dall'altra parte ricordiamoci anche del caro vecchio dottor Loomis trasformato dal regista in un avido scrittore succhiasangue con poca (o nessuna) pietà (metafora ovviamente di coloro che trasformano le sofferenze altrui in evento mediatico per proprio tornaconto personale).
La pellicola assume toni maggiormente inquietanti quando Laurie sogna di sua madre e del piccolo Michael e quando Zombie, con la sua geniale maestria, ci fa vivere in quei sogni (o per meglio dire incubi) i quali assumono, per certi versi, aspetti 'fantastici' burtoniani, ovviamente esasperati.
Il film è teso, ossessivo, sanguinolento al punto giusto, e anche abbastanza slasher anche se la pellicola risente di alcuni tagli che sono stati apportati (i quali a volte si fanno evidenti ma che non intaccano il risultato finale.)
L'intento di Zombie quindi non è stato quello di dar vita ad un mero remake (come ce ne sono fin troppi oggi giorno) ma di ridare nuova vita ad un personaggio quasi mitologico e tentando di dare anche una motivazione alla sua brutalità e al suo desiderio di morte.
In un'intervista rilasciata qualche tempo fa il regista smentisce le voci di un ulteriore sequel scritto di suo pugno anche se il finale di questo capitolo lascia presagire che qualcosa in di nuovo probabilmente ci sarà. In effetti, come far morire un personaggio che ormai è immortale a tutti gli effetti?

(Recensione a cura di) Kira Yagami



Regia: Rob Zombie

Uscita ITA: 16/10/2009

Uscita Originale: 28/8/2009

Cast:
Tyler Mane (Michael Myers adulto)
Scout Taylor-Compton(Laurie Straud-Angel Myers)
Chase Wright Vanek(Michael Myers bambino)
Malcolm John McDowell(dottor Loomis)
Brad Dourif(sceriffo Lee Brackett)
Danielle Harris(Annie Brackett)
Sheri Moon Zombie (Deborah Myers)

Genere: Horror

Durata: 1h 41m

Produzione: Dimension Films

Distribuzione: Sony Pictures Releasing



mercoledì 18 novembre 2009

Recensioni cinematografiche horror

Da oggi Ca' delle Ombre volta pagina: non più solo recensioni letterarie horror, ma anche cinematografiche, grazie all'apporto di due collaboratrici, belle quanto competenti: Kira Yagami e Araknex Nexus! Le recensioni saranno suddivise in due rubriche: NUOVO CINEMA INFERNO, che si occuperà di recensire pellicole in uscita da non più di due mesi, e HORROR CINEMA: CLASSICS, che si occuperà di vecchi capolavori e pellicole misconosciute... E ora un breve identikit delle nostre collaboratrici che si occuperanno delle nuove rubriche...



KIRA YAGAMI: già nota ai nostri lettori come Susanna Angelino, recensore di letteratura horror per Ca' delle Ombre, è stata scelta dalla Mondadori per interpretare la parte dell'inquietante Melissa nel promovideo dell'antologia "BAD PRISMA", che la scorsa estate ha furoreggiato tra i più accaniti fans di letteratura horror. Si occuperà di recensioni cinematografiche horror contemporanee nella rubrica: "NUOVO CINEMA INFERNO".






ARAKNEX NEXUS
: attrice horror molto nota nell'underground cinematografico horror nostrano, personaggio di spicco delle notti gothic/horror dei migliori locali torinesi, è balzata agli onori delle cronache dopo la magistrale interpretazione nel cortometraggio "Bruciature di sigarette". Si occuperà di recensire pellicole cult e vecchi classici del cinema horror internazionale con la rubrica "HORROR CINEMA: CLASSICS".