martedì 29 dicembre 2009

ARCHETIPI (di AA. VV. - Ed. XII)



Autore Autori Vari
Curatori Luigi Acerbi e Daniele Bonfanti
Illustratori Diramazioni
Anno 2009
Formato 338 pagine, 12 tavole a colori, brossura, con risvolti
Collana Camera Oscura - n.2
ISBN 978-88-95733-13-5
Prezzo 19,50 €


Gli archetipi sono forme immaginative, simboli di concetti ed istinti primordiali. Sono, secondo una definizione di Jung “… modelli funzionali innati costituenti nel loro insieme la natura umana” (Simboli della trasformazione in Opere vol.V Boringhieri To 1970).
Nel caso di questa stupenda antologia, pubblicata per i tipi di EDIZ. XII, basterebbe sostituire, nella definizione jungiana, la parola "natura" con "Paura" e il gioco è fatto!
Si, perchè davvero i 12 racconti contenuti in questo libro rappresentano la Summa di tutte le Paure umane. Qui i dodici bravissimi autori si sono confrontati, con ottimi risultati direi, con i dodici simboli/spauracchi dell'inconscio collettivo umano (nell'ordine dell'antologia: Il Male; il Diluvio Universale; la Vita/Morte; la Fenice; il Cannibalismo; l'Uomo Nero; le Sirene; il Concepimento; il Finito e l'Infinito; la Potenza della Natura e la Miseria umana; Ciò che si cela oltre il Velo del Visibile; le Religioni dell'Uomo).
Chiarito quanto detto sopra, ci si può immergere nel piacere della lettura di questi stupendi frammenti archetipici, partendo con la scarica di adrenalina malvagia (in puro King Style...) di "JAY.RTF", racconto ispirato alla demoniaca figura di Pazuzu (il demone assiro reso celebre dal film L'Esorcista) e all'innominabile NECRONOMICON di lovecraftiana memoria, scritto dal Re dell'Horror letterario italiano, Danilo Arona; continuando con "Il Diluvio", avventurosa e affascinante re-invenzione del Mito per eccellenza, con finale inquietante e sorprendente, scritto da uno dei due curatori dell'antologia, Daniele Bonfanti; e ancora, "La Nuova Era", del Pierrot Nero della Letteratura Horror Underground, Ian Delacroix,ambientato in una città carissima all'Autore, Praga, e ispirato alla terribile figura del Golem, che in questo racconto torna a vivere ancora una volta...e proseguendo con una Fenice incredibilmente potente, nascosta nel corpo di un'apparentemente fragile cantante lirica russa, prigioniera in un Gulag sovietico su un'isola del Mar Bianco, nel 1935 (il racconto "La Fenice" di David Riva); poi il tema del cannibalismo, in un mondo fantastico e alternativo, nel racconto "Fame di potere" di Giuseppe Pastore, uno dei migliori talenti emergenti "di genere" del momento; l'angosciante rivisitazione del tema dell'Uomo Nero, in un'oscura cornice di magia nera tzigana, in "Matmon" di Strumm; il lovecraftiano "Sirene", ambientato in terra sicula, di quell'altro grandissimo talento emergente che risponde al nome di Samuel Marolla; "Di madre in figlia", splendida storia di concepimenti alternativi e miserabili tentativi, da parte dell'uomo, di re-inventarsi nelle vesti di Dio, una novella futuristica e straziante di un'Autrice, Biancamaria Massaro, finalmente giunta a esprimersi in uno stile maturo, completo e molto personale! E si prosegue con il bellissimo racconto fantasy/sci-fi "Il cartografo" del bravissimo Alberto Priora, dove un redivivo Alessandro Magno, forte di un esercito raffazzonato e formato da elementi provenienti da diverse epoche e dimensioni, si trova faccia a faccia con gli enigmi che già avevano tormentato la sua breve vita "terrestre", su uno strano mondo fatto a forma di Nastro di Moebius; poi il pure-horror dell'immarcescibile Elvezio Sciallis, "Facile preda"; l'introspettivo e psicotico "Il buio sotto la pelle", di J. Romano; infine l'apocalittico, ultratecnologico "Una cosa sola" di un altro ottimo Autore, Luigi Acerbi, co-curatore dell'antologia.
Dodici storie, dodici Chiavi per sbloccare il nostro Inconscio, per proiettarci in quel Mare d'Incubo in cui tanto ci piacerebbe annegare, a noi fanatici cultori di storie dell'Orrore
Presentato con una prefazione di un'altro mostro sacro dell'horror all'italiana, Gianfranco Nerozzi, e illustrata con dodici meravigliose tavole a colori, autentiche opere d'arte create appositamente per l'antologia dai grandissimi Artisti dello studio grafico DIRAMAZIONI (Jessica Angiulli e Lucio Mondini), "ARCHETIPI" si piazza con lode tra i migliori testi di letteratura horror pubblicati nel 2009.
Da avere, a ogni costo!
(Recensione a cura di) Domenico Nigro

venerdì 25 dicembre 2009

BUON NATALE!!!



Lo staff di Ca' delle Ombre (Domenico Nigro, Bruno Maiorano, Susanna Angelino e Chiara Pani)augurano ai tutti i lettori di questo blog un felicissimo Natale!!!
A presto con nuove, terrificanti recensioni...

lunedì 21 dicembre 2009

L'ospite maligno / La stanza al Dragon Volant ( di Joseph Sheridan Le Fanu, Ed. Gargoyle Books) - Dal 17 dicembre 2009 in libreria


Gargoyle





presenta


L'ospite maligno / La stanza al Dragon Volant

di Joseph Sheridan Le Fanu
Traduzione e introduzione di Sandro Melani
Dal 17 dicembre 2009 in libreria


Tracce

L'ospite maligno: alla fine Settecento, il nobile Richard Marston, dopo aver sperperato gran parte del suo patrimonio per estinguere i debiti di gioco, ormai decaduto, si ritira a vivere, con la moglie e i due figli, nel Cheshire, presso la tenuta di Gray Forest, un'imponente magione di campagna circondata da un bosco vasto e selvaggio. Divenuto cupo e diffidente a causa del suo declassamento, l'uomo sembra trovare sollievo unicamente nell'isolamento: evita i signorotti del luogo ben più fortunati di lui ed è estremamente parco di affetto anche verso i familiari. Tollera a malapena la presenza estranea di Eugénie de Barras, l'ambigua istitutrice francese di sua figlia, mostrandosi refrattario a qualunque novità. È dunque con enorme contrarietà che Marston accoglie la notizia dell'arrivo di Sir Wynston Berkley, suo lontano e odioso parente. Una visita che si annuncia carica di cattivi presagi.

La stanza al Dragon Volant: 1815, poco dopo la disfatta di Napoleone a Waterloo, in piena restaurazione della monarchia borbonica, giunge a Parigi il giovane e facoltoso Richard Beckett, persuaso che la capitale francese possa portargli fortuna sia ai tavoli da gioco che in amore. In una sosta del viaggio, il gentiluomo inglese s'imbatte nei conti di St. Alyre, restando fulminato dalla bellezza della contessa. Determinato a rivedere la donna, Richard si affida al marchese d'Harmonville, ben inserito nella mondanità parigina, che gli consiglia di alloggiare a Versailles nella locanda del "Dragone volante", confinante proprio con la residenza dei conti. L'unica stanza dell'albergo rimasta, però, è rinomata per essere stata sfondo delle inquietanti sparizioni di chiunque vi abbia soggiornato. Il giovane sembra infischiarsene, ma sarà costretto a ricredersi, quando capirà di essere la vittima designata di un'ingegnosa quanto diabolica macchinazione.



Il libro

Rielaborazione di "Some Account of the Latter Days of the Hon. Richard Marston of Dunoran", storia d'ambientazione irlandese pubblicata a puntate sulla «Dublin University Magazine», tra l'aprile e il giugno del 1848, L'ospite maligno (The Evil Guest) uscì nel 1851 nella raccolta Ghost Stories and Tales of Mystery. Gargoyle lo propone per la prima volta ai lettori italiani nella traduzione di Sandro Melani, poiché il racconto è rimasto finora inspiegabilmente inedito in Italia.

La stanza al Dragon Volant (The Room in the Dragon Volant) fu pubblicato nel 1872, dapprima a puntate sulla rivista «London Society» e poi all'interno di quella che è probabilmente la più importante antologia di Le Fanu, ossia In a Glass Darkly, che comprende anche i racconti Green Tea, The Familiar, Mr Justice Harbottle e il celebre Carmilla.

Se ne L'ospite maligno il terrifico si fonde al mystery, conferendo alla narrazione le tonalità fosche della ghost story e richiamando tutti gli elementi del gotico dell'epoca, La stanza al Dragon Volant può leggersi anche come un breviario di "ars furfantesca" all'insegna di un esilarante humor nero, dove al giovane protagonista rubano la scena navigati professionisti del camuffamento e della doppiezza, che hanno fatto dell'impostura la propria raison d'être. In questo secondo racconto sono addirittura riscontrabili echi del teatro elisabettiano, rendendo possibile un accostamento con il Volpone di Ben Johnson

Sia ne L'ospite maligno che ne La stanza al Dragon Volant, continue sono le allusioni al soprannaturale, sebbene in essi non ci sia nulla di veramente tale e gli intrecci che legano i vari personaggi affondino, anzi, nella più bieca terrenità. Risiedono proprio in questa raffinata distonia tra cifra stilistica e contenuto il tratto distintivo di Le Fanu e la sua grandezza. La cornice gotica viene, dunque, aggiornata a favore di un dinamico rimescolio delle carte in tavola, dai risvolti imprevedibili: se non mancano sovvertimenti della realtà, torture psicologiche, misteri da svelare, famiglie di antica discendenza in balìa del disfacimento, manieri in rovina pieni di antri segreti, tutto però viene mosso da avidità, lotta per il denaro, arrivismo sociale e subdoli raggiri a scopo di lucro. Le Fanu risente a pieno, dunque, dello spirito del tempo, rivelando una poetica di profonda modernità. Esponente di quell'alta borghesia delle professioni, dell'economia e dell'amministrazione, in un contesto di rigida stratificazione sociale non priva di slanci paternalistici verso i ceti meno abbienti, Le Fanu è autore fortemente ancorato agli imperativi della sua epoca - grande dirittura morale, spirito di rinuncia e autocontrollo, esaltazione del lavoro e del sacrificio, stigmatizzazione del fallimento economico -, che diventano un corpus valoriale rintracciabile in filigrana in molte delle sue opere.



L'autore

Giornalista e scrittore irlandese, Joseph Sheridan Le Fanu è unanimemente riconosciuto tra i maestri della letteratura gotica. Snobbato dalla critica in vita, è stato riscoperto, agli inizi del Novecento, grazie soprattutto al lavoro critico di Montague-Rhodes James.

Nato a Dublino nel 1814, Le Fanu trascorre l'infanzia tra i villaggi di Chapelizod e Abington, nella contea di Limerick. Qui, vive a stretto contatto con una società rurale orgogliosa e imbevuta di superstizioni. La componente favolistica e fantastica, propria della cultura contadina irlandese, l'interesse per la demonologia e l'occultismo, nonché la fascinazione per l'opera del filosofo e mistico Emmanuel Swedenborg influenzeranno profondamente la sua poetica.

Nel 1832, Le Fanu intraprende gli studi in Legge presso il Trinity College di Dublino; tra il 1835 e il 1839, vengono pubblicati alcuni suoi racconti (The Ghost and the Bone-setter, The Furtunes of Sir Robert Ardagh e Schalken the Painter) sulla rivista «Dublin University Magazine», con cui Le Fanu continuerà a collaborare per tutta la vita, diventandone anche editore e proprietario. Dopo una breve esperienza nell'avvocatura e un matrimonio che lo lascia inconsolabile vedovo, nel 1858, Le Fanu si allontana dalla vita sociale per dedicarsi esclusivamente alla scrittura fino al 1873, anno della sua morte.

È autore di diverse antologie di racconti e di alcuni romanzi, tra cui i più importanti sono Lo zio Silas (1864, pubblicato per la prima volta in Italia da Gargoyle nel 2008) e Carmilla (1872), che narra di una vampira sensuale e affascinante, in odore di lesbismo, da cui sembra che lo stesso Stoker abbia tratto ispirazione per il suo Dracula.



Dall'introduzione:

Quello del sensation novel è un mondo che ha ormai perso ogni innocenza e cristallinità, un mondo costellato adesso di matrimoni infelici, spesso frutto di tiranniche imposizioni, relazioni adulterine, convivenze more uxorio che confinano con la bigamia, figli e parenti segreti, divorzi, vizi innominabili, instabilità psichiche che affondano le radici nel lontano passato familiare, disastri e rovesci economici, frodi e ricatti, manipolazioni testamentarie, cruenti omicidi e, a sovrastare tutto questo torbido magma, schiaccianti sensi di colpa che il più delle volte si cerca invano di tacitare con una tracotante e spavalda crudeltà.









Dati tecnici del volume:

Prezzo: 16 euro

ISBN: 978-88-89541-38-8

Pagg. 306

mercoledì 16 dicembre 2009

Le Cronache di Saint Germain (di Chelsea Quinn Yarbro, Ed. Gargoyle Books)



Gargoyle Books 2009
Traduzione di Flora Staglianò
Pag. 352 - hardcover - 16€
Codice ISBN: 978-88-89541-33-3

Torna nelle librerie italiane François Ragoczy di Saint-Germain, alchimista, illuminista e (millennario) vampiro gentiluomo creato dalla fervida fantasia della "Living Legend" tra gli scrittori horror internazionali, Chelsea Quinn Yarbro.
Questo sesto libro "italiano" della saga è un'antologia, contenente racconti che si snodano in varie epoche storiche. Racconti molto introspettivi, che chiariscono alcuni aspetti del misterioso Conte finora inediti, e che presenta un plus-valore che da solo vale il prezzo dell'intero volume: il racconto lungo "St. Germain a Padova", che parla della permanenza dell'antico vampiro gentiluomo presso l'Università della città veneta, perla artistica e culturale della nostra Penisola, nel XIV secolo. Un racconto emozionante che parla di Alchimia, di Amore e Nuove Conoscenze nello stile tipico di St. Germain. Un racconto che è una promessa mantenuta dall'Autrice, e fatta al pubblico italiano all'epoca del suo tour nel Belpaese (tra le altre cose, Chelsea partecipò in quel periodo a un evento letterario proprio a Padova, e fu li che si innamorò della città...)
Non un horror puro, ma comunque un libro che non può mancare nella collezione degli estimatori dell'affascinante Ragoczy, e un punto di partenza basilare per chi di St. Germain ha solo sentito parlare e volesse saperne di più...
(Recensione a cura di) Domenico Nigro

Trailer La Catena di Partenope (di Bruno Pezone, Ed. Boopen Led)

Trailer del nuovo romanzo di Bruno Pezone, LA CATENA DI PARTENOPE (Boopen Led), thriller esoterico che attinge a piene mani ai miti e alle leggende di Napoli (la celebre tradizione dell'Uovo di Virgilio Mago, la convergenza fra la Sirena Partenope e la figura di Santa Patrizia, l'inquietante storia di Pulcinella: membro della corte infernale di Persefone)...Presto la recensione su Ca' delle Ombre!

martedì 8 dicembre 2009

Finalmente Jack Ketchum!



Gargoyle Books
presenta

La ragazza della porta accanto
di Jack Ketchum
Traduzione di Linda De Luca
Con una Nota Finale di
Stephen King
Fino a che punto può spingersi il male?





Il libro. A vent'anni dalla sua prima pubblicazione, il capolavoro di Jack Ketchum, The girl next door, fonte di grande scalpore per gli argomenti trattati, viene finalmente proposto anche al pubblico italiano, dopo essere stato tradotto in greco, giapponese, tedesco, francese e ungherese. Il bestseller si ispira a una delle pagine più atroci della cronaca criminale americana: l'assassinio della sedicenne Sylvia Likens per mano di sua zia, Gertude Baniszewski (che l'aveva in affido assieme alla sorella minore) e dei suoi giovani cugini. Un fatto terribile, avvenuto nel 1965, che scosse gli Stati Uniti, e di cui non si è mai smesso di parlare, in quanto primo di una lunga e inquietante sequela di casi di segregazione violenta ai danni di minori. Ketchum si prende qualche licenza, spostando la storia dall'Indiana al New Jersey (dove è nato e cresciuto) e ambientandola nel 1958. Alla narrazione meglio si prestano, infatti, le tinte fosche del decennio maccartista quando la propensione della provincia americana a rinchiudersi insanamente in se stessa raggiunse il suo culmine, e quando - per usare le parole dello stesso Ketchum - "si era molto più isolati e soli di adesso".

L'orrore, in Ketchum, non ha alcuna origine sovrannaturale, risiede unicamente in quei comportamenti umani improntati al disconoscimento dei propri simili, nei processi dell'inconscio e della malattia mentale; celato soltanto dalla normale routine quotidiana, si svela progressivamente fino ad assorbire tutto ciò che è ad esso vicino, catapultando il lettore in un'atmosfera claustrofobia ed esasperata, dove mancano del tutto i limiti morali.

Attraverso uno stile che è un incisivo mix di asciuttezza e lirismo, Ketchum parla del passaggio dall'infanzia all'adolescenza, del disagio e dello smarrimento conseguenti, e dunque della necessità di una sorveglianza adulta discreta e autorevole nel contempo.

Nella breve vita violata di Meg Loughlin, la persona designata a tale sorveglianza è Ruth Chandler, ma Ruth agisce esattamente all'opposto di come una guida dovrebbe fare. Apparentemente apatica e incolore, la donna nasconde una personalità diabolicamente manipolatoria: mente, omette, intimidisce, incita alla perdizione, all'abuso di alcol, a un'iniziazione sessuale distorta. Nessuno contrasta la bruttura di tali azioni, che lei ordina di commettere e commette a sua volta: dall'altra parte ci sono solo ragazzini, alcuni dei quali sono suoi figli. La comparsa di Meg, giovanissima, bella, vitale e con un intero futuro davanti, ha su Ruth l'effetto di un detonatore di pulsioni distruttive: emerge tutto ciò che già c'era ma non si vedeva, una follia cattiva dovuta a un acido rancore e a una devastante misoginia.

Ricercata è l'angolazione adottata dall'autore per eludere l'efferatezza in eccesso propria della storia: David - l'io narrante - assiste alle torture descrivendole al lettore, in tal modo Ketchum descrive anche il coinvolgimento emotivo del ragazzino. Tuttavia quando David si costringe a non frequentare la casa dei Chandler per sottrarsi all'orrore che lì si consuma, il lettore viene preservato assieme a lui.

I meccanismi dell'assoggettamento, la complicità al male dovuta alla fascinazione del proibito, la deresponsabilizzazione verso il crimine per via del consenso adulto, la devianza dalla funzione genitoriale, dalla spensieratezza adolescenziale, dai ruoli sociali sono solo alcuni dei grandi temi che rendono La ragazza della porta accanto un romanzo difficile da dimenticare.



La trama. 1958, David Moran, 12 anni, vive in una cittadina rurale dello Stato del New Jersey. Il suo mondo ruota attorno a Laurel Avenue, strada senza uscita fittamente alberata, popolata di villette a schiera dove tutti si conoscono. I suoi migliori amici sono i fratelli Chandler che abitano nella casa accanto. Quando Meg e Susan Loughlin si trasferiscono a vivere dai suoi vicini, David è contento e incuriosito dell'opportunità di allargare le sue conoscenze femminili, sebbene Meg sia maggiore di lui di due anni. Le sorelle Loughlin hanno appena perso i genitori in un incidente d'auto, e sono state affidate a Ruth Chandler, loro lontana parente nonché madre di Donny, Willie e Woofer.

Ma Ruth nasconde un'insospettabile vena di sadismo e alienazione, che sfoga dapprima sottoponendo le ragazze a percosse sempre più violente, e poi dando vita a una serie di torture fisiche e psicologiche a cui anche i suoi figli prendono parte attiva. Sia David sia gli altri amichetti del vicinato divengono testimoni e, in qualche modo, complici delle terribili sevizie. La polizia accoglie con leggerezza le denunce di Meg: l'unica speranza per lei e la sorella è l'aiuto di David, che deve scegliere tra l'affetto per Meg e l'ossequio verso Ruth.








L'autore: Jack Ketchum (New Jersey, 1946) è lo pseudonimo di Dallas Mayr. Ex figlio dei fiori, già attore, cantante, insegnante, agente letterario, venditore di legname e barista, è sulla scena della narrativa horror statunitense da quasi trent'anni.

Autore prediletto di Stephen King, è stato più volte vincitore del "Bram Stoker Award" - massimo riconoscimento per la letteratura horror, conferito annualmente dalla Horror Writers Association, ha scritto numerosi racconti (le antologie Peaceable kingdom, 2002, e Closing time, 2007, hanno vinto il "Bram Stoker Award") e undici romanzi - tra cui Off spring (1980), The girl next door (1989), She walks (1989), Red (1995, Mondolibri 2009), Ladies's night (1997) e The lost (2001). Da Off spring , The girl next door, Red e The Lost sono stati tratti i film omonimi. Il romanzo The girl next door è stato portato sullo schermo nel 2007 dal regista Gregory Wilson, su sceneggiatura di Daniel Farrands e Philip Nutman; Red, diretto dal norvegese Trygve Allister Diesen e dal californiano Lucky McKee, è stato presentato nella selezione ufficiale del Sundance Film Festival 2008.

www.jackketchum.net







Da La ragazza della porta accanto:



[.] i nostri sentimenti verso Meg pian piano cambiarono. Dall'ammirazione per l'audacia e il sangue freddo dell'azione e per aver sfidato ufficialmente l'autorità di Ruth, passammo a un certo disprezzo. Come aveva potuto essere così sciocca da pensare che la polizia si sarebbe schierata contro un adulto, dalla parte di una ragazzina? Come aveva potuto non capire che avrebbe soltanto peggiorato la situazione? Come poteva essere così ingenua, così fiduciosa e così stupidamente credulona? [.] Era come se [.] Meg ci avesse sbattuto in faccia il fatto che in quanto ragazzini non avevamo il benché minimo potere. Essere "solo dei ragazzini" assunse un significato del tutto diverso, come un'inquietante minaccia di cui eravamo già consapevoli, ma su cui non avevamo mai dovuto riflettere davvero.





Ketchum su La ragazza della porta accanto:


Anche se le azioni dei personaggi sono malvage o immorali, resta sempre la possibilità di cambiare vita. È quello che succede a David, protagonista e voce narrante. Da parte mia, ho voluto indagare sia la luce che l'oscurità dell'uomo, così da vederle entrambe e poter fare scelte più consapevoli.




Dalla Nota Finale di Stephen King:


...non esiste scrittore che, dopo aver letto Ketchum, possa evitare di restarne influenzato, così come non c'è lettore, anche non necessariamente appassionato di genere, che dopo essersi imbattuto in un suo lavoro possa facilmente dimenticarsene. Ketchum è diventato un archetipo. Lo è diventato sin dal suo primo romanzo, Fuori stagione... e si è confermato tale fino a La ragazza della porta accanto, che ne ha segnato la consacrazione.





Special e interviste:





http://www.wuz.it/recensione-libro/3949/ragazza-porta-accanto-jack-ketchum.html
http://www.wuz.it/intervista/3948/jack-ketchum-quentin-dunne-stephen-king.html




http://www.close-up.it/spip.php?article5529
http://www.close-up.it/spip.php?article5524
http://www.close-up.it/spip.php?article5525




http://www.thrillercafe.it/intervista-a-jack-ketchum/







Dati tecnici del volume:

Prezzo: 17 ?

ISBN: 978-88-89541-37-1

Pagg. 296









Costanza Ciminelli



ufficiostampa@gargoylebooks.it


06-35 34 76 49
www.gargoylebooks.it

martedì 1 dicembre 2009

DORIAN GRAY (di Oliver Parker)



Dorian Gray è una pellicola diretta da Oliver Parker e uscita nelle sale cinematografiche il 27 novembre 2009. Il film ovviamente trae ispirazione dal più famoso romanzo di Oscar Wilde, ovvero "Il Ritratto di Dorian Gray", pubblicato per la prima volta nel luglio del 1890 sulla rivista Lippincott's Monthly Magazine. Il regista, noto estimatore dell'autore, ha già portato sul grande schermo due opere di Wilde, ovvero "L'importanza di chiamarsi Ernest" e "Un marito ideale".
La storia è conosciuta ai più: Dorian Gray, giovane attraente dalle grandi aspettative, approda nella Londra del XIX secolo in quanto ereditere degli averi di un suo zio. Nella grande metropoli conoscerà moltissime persone tra le quali vanno annoverate Basil Hallward, giovane artista rimasto incantato dal fascino del giovanotto e Lord Henry Wotton, cinico e affascinante gentiluomo che subito nota in Gray un enorme potenziale.
Basil (il quale comincia a nutrire dei sentimento per Dorian) decide di ritrarre il giovane in un dipinto, che diventerà il capolavoro dell'artista. Attraverso il dipinto, ammirato e osannato da tutti, Dorian capisce il valore della bellezza e l'importanza di essere giovani e da il via in questo modo ad uno strano giuramento: darebbe qualsiasi cosa in cambio pur di restare giovane e attraente per sempre.
Detto fatto, si potrebbe dire. Il dipinto comincia ad assorbire tutte le nefandezze di Gray, spinto all'edonismo più estremo dallo stesso sir Henry, il quale invece di dissuadere il giovanotto lo invoglia e lo spinge a godere di tutti i piaceri della vita. Gray capisce di essere cambiato quando rimarrà impassibile persino di fronte all'orrenda morte dell'unica persona che abbia davvero amato, Sybil Vane(la quale deciderà di suicidarsi dopo aver scoperto il tradimento del suo amato.)
Più Dorian compie scelleratezze, più il dipinto cambia, trasformandosi dal ritratto di un affascinante giovane ingenuo, in un mostro che ben presto risulterà essere il suo alter ego malvagio.
Dopo aver compiuto un atto di assoluta brutalità nei confronti di Basil,Dorian decide di scomparire e far perdere le sue tracce. Nel frattempo scriverà diverse lettere al suo mentore che, a confronto del suo discepolo, invecchia e avrà anche una figlia.
Ritornato a Londra dopo circa quindici anni d'assenza, Dorian verrà accolto con assoluto stupore dai suoi vecchi amici e dallo stesso sir Henry che non lo vede invecchiato di una virgola. Nel corso del tempo e anche grazie all'amore nei confronti di Emily (figlia di Lord Wotton), Gray deciderà di redimersi ma ormai sarà troppo tardi.
"Il ritratto di Dorian Gray" di Wilde è sicuramente una delle opere letterarie più affascinanti e di più difficile comprensione di tutti i tempi quindi è sicuramente da apprezzare lo sforzo del regista di reinterpretare questo classico della letteratura. Da apprezzare sono sicuramente anche l'interpretazione del giovane Ben Barnes (già visto nel ruolo del principe Caspian che, benchè diverso fisicamente dal Gray originale, sa ben incarnare lo spirito del personaggio) e l'eccellente fotografia. Il film però non è esente da critiche. Innanzitutto lo sceneggiatore Toby Finlay ha affernato di essersi ispirato per questo Dorian Gray alla figura di Mick Jagger dando alla pellicola dei toni diversi rispetto a quelli del romanzo, molto più moderni e rock n'roll, perdendo l'aria cupa e raffinata della Londra Vittoriana. Oltretutto sir Henry, che nel romanzo è una specie di chiave di volta, nella pellicola assume un ruolo quasi marginale mentre la figura di Basil, oltremodo importante nell'opera di Wilde, viene quasi relegata nel dimenticatoio, facendo fugaci apparizioni. La pellicola in generale manca del pathos e dell'inquietudine romantica del romanzo, soffermandosi troppo sulla vita che Dorian deciderà di intraprendere poco dopo essere giunto a Londra, facendosi sfuggire il vero senso che l'opera di Wilde voleva donare ai posteri ovvero: da una parte l'eterna giovinezza come sinonimo di potere assoluto e dall'altra l'eternità dell'arte.Indi consiglio a coloro che hanno letto il capolavoro di Wilde di godersi la pellicola senza troppe pretese mentre coloro che non hanno letto il romanzo sicuramente troveranno il film piacevole e abbastanza scorrevole.

(Recensione a cura di) KIRA YAGAMI/Susanna Angelino




Titolo originale: Dorian Gray
Genere: Drammatico / Noir / Horror
Durata: 112 min.
Data uscita nei cinema: 27/11/2009
Distributore: Eagle Pictures
Produttore: Ealing Studios/Fragile Films
Regista: Oliver Parker
Sceneggiatori:Toby Finlay,Oscar Wilde (romanzo)

Personaggi:
Ben Barnes:Dorian Gray
Colin Firth :Lord Henry Wotton
Rebecca Hall:Emily Wotton
Emilia Fox:Lady Victoria Wotton
Rachel Hurd-Wood:Sybil Vane
Ben Chaplin:Basil Hallward
Douglas Henshall:Alan Campbell
Caroline Goodall :Lady Radly
Fiona Shaw:Agatha
Maryam d'Abo:Gladys
Jo Woodcock:Celia Radley
Michael Culkin:Lord Radley




Il Prescelto vs. The Wicker Man




Premetto che mi sono avvicinata a questo film, Il Prescelto, di Neil LaBute, rifacimento di The Wicker Man ("L'Uomo di Paglia", Robert Hardy,1973, con una certa dose di curiosità e attitudine ottimistica, nonostante si tratti di un remake, oggetti cinematografici ambigui a cui di solito guardo con forte diffidenza.

Predisposizione positiva ispirata anche dal nome del regista, il LaBute di cui ho amato il crudele "Nella Società degli Uomini" e lo sgangherato e folle "Betty Love", e ovviamente curiosa di vedere cosa sarebbe potuto risultare dal ricostruire (in questo caso nell’accezione di attualizzare) una pellicola affascinante e bizzarra nella più pura accezione del termine come "The Wicker Man", titolo di culto targato 1973.

Purtroppo tutte le mie buone intenzioni si sono spente come una torcia senza pile ancora prima di arrivare a metà film: tutto ciò che aveva reso l'originale degno di interesse e unico nel suo genere è completamente sparito, con un Nicholas Cage che pare non saper bene da che parte girarsi, nel mezzo di un racconto rimaneggiato in maniera a dir poco confusa e maldestra: a cominciare dalla location, originariamente un'isola della Scozia, ora sbalzata nel Pacifico, fino ad arrivare allo scempio compiuto sulla sceneggiatura.

Nel film di Hardy il protagonista (o meglio, uno dei protagonisti) era il classico poliziotto tutto d’un pezzo e ciecamente devoto alla legge il quale, durante la ricerca di una bambina scomparsa, si trova a dover fare i conti con quest'isola/mondo-a-parte popolata da una comunità di personaggi sinistramente eccentrici, con scene splendidamente grottesche (la cerimonia in maschera su tutte,che nel remake diventa ridicola o peggio, risibile) e sulla quale troneggia il capo del villaggio, un magnifico Christopher Lee, il tutto innaffiato da un sensualità fortissima e più che sottilmente malsana(con Ingrid Pitt e Britt Ekland a farne da icone).

In questo film del 2006 lo splendido oggetto originale si tramuta in una patacca, con Cage sempre al servizio della legge a cui fa da intermediaria la scontata figura di una ex fidanzata, abitante dell'isola, che ovviamente lo implora di ritrovare la famigerata bambina perduta.

Il complotto di sottofondo è quanto di più inutile e prevedibile si possa immaginare, con il formidabile e sensuale Lee sostituito da una pur sempre molto brava (e ovviamente sprecata) Ellen Burstyn che non riesce purtroppo ad avere un briciolo della forza del personaggio originario nel simboleggiare un microcosmo qui diventato forzosamente un matriarcato e dove la componente sessuale che impregnava, maligna e avvolgente, il primo film, si tramuta in una serie di ammiccamenti a buon mercato buttati allo sbaraglio qua e là, sprecando la presenza di una Leelee Sobieski che avrebbe potuto essere perfetta e che invece pare capitata nel film per caso dopo aver sbagliato set.

Anche il vero protagonista, L'Uomo di Paglia, inquietante Golem pagano che domina l'isola e che era il baricentro pregno di forza oscura del primo film, qui diventa un pupazzone raffazzonato che viene inquadrato per due minuti scarsi e che sembra piazzato lì anch’esso per errore.

Un remake assolutamente inutile e fastidioso, che ci si augura però possa avere una conseguenza positiva: far conoscere il vero The Wicker Man a chi (e non è una minoranza) non abbia già avuto l’opportunità di vederlo e apprezzarlo, mostrandone così le profonde differenze e palesando, per l'ennesima volta, che una buona idea vale molto di più di un’infinità di dollari di budget buttati nell’immondizia.

(Recensione a cura di) ARAKNEX NEXUS/Chiara Pani


IL PRESCELTO: SCHEDA TECNICA
Cast tecnicoRegia:Neil Labute
Sceneggiatura:Neil Labute
Musiche:Angelo Badalamenti
Fotografia:Paul Sarossy
Montaggio:Joel Plotch
CastSister Summersisle: Ellen Burstyn
Dr. Moss: Frances Conroy
Willow Woodward: Kate Beahan
Edward Maulis: Nicolas Cage
DatiTitolo originale:The Wicker Man

Anno:2006

Nazione:Germania / Stati Uniti d'America

Distribuzione:Medusa

Durata:97 min

Data uscita in Italia:01 dicembre 2006

Genere:thriller


THE WICKER MAN: SCHEDA TECNICA
Titolo originale: The Wicker Man
Lingua originale: {{{linguaoriginale}}}
Paese: Gran Bretagna
Anno: 1973
Durata: 88 min
Colore: colore
Audio: sonoro
Rapporto: {{{ratio}}}
Genere: horror
Regia: Robin Hardy
Soggetto: Anthony Shaffer e David Pinner (uncredited)
Sceneggiatura: Anthony Shaffer
Produttore: Peter Snell
Produttore esecutivo: {{{produttoreesecutivo}}}
Casa di produzione: British Lion Films
Distribuzione (Italia): {{{distribuzioneitalia}}}
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
Art director: {{{nomeartdirector}}}
Character design: {{{nomecharacterdesign}}}
Mecha design: {{{nomemechadesign}}}
Animatori: {{{nomeanimatore}}}
Interpreti e personaggi
Edward Woodward: Sergeant Howie
Christopher Lee: Lord Summerisle
Diane Cilento: Miss Rose
Britt Ekland: Willow
Ingrid Pitt: Librarian
Lindsay Kemp: Alder MacGregor
Russell Waters: Harbour Master
Aubrey Morris: Old Gardener / Gravedigger
Irene Sunters: May Morrison
Walter Carr: School Master
Ian Campbell: Oak
Leslie Blackater: Hairdresser
Roy Boyd: Broome
Peter Brewis: Musician
Barbara Rafferty: Woman with Baby
Juliet Cadzow: Villager on Summerisle
Ross Campbell: Communicant
Penny Cluer: Gillie
Michael Cole: Musician
Kevin Collins: Old Fisherman
Geraldine Cowper: Rowan Morrison
Ian Cutler: Musician
Donald Eccles: T.H. Lennox
Myra Forsyth: Mrs. Grimmond
John Hallam: P.C. McTaggert
Alison Hughes: Fiancée to Howie
Charles Kearney: Butcher
Fiona Kennedy: Holly
John MacGregor: Baker
Jimmy MacKenzie: Briar
Lesley Mackie: Daisy
Jennifer Martin: Myrtle Morrison
Bernard Murray: Musician
Helen Norman: Villager on Summerisle
Lorraine Peters: Girl on Grave
Tony Roper: Postman
John Sharp: Doctor Ewan
Elizabeth Sinclair: Villager on Summerisle
Andrew Tompkins: Musician
Ian Wilson: Communicant
Richard Wren: Ash Buchanan
John Young: Fishmonger
S. Newton Anderson: Landers (uncredited)
Paul Giovanni: Musician (uncredited)
Robin Hardy: Minister (uncredited)

Doppiatori originali:
{{{nomedoppiatorioriginali}}}
Doppiatori italiani:
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Episodi:

Fotografia: Harry Waxman
Montaggio: Eric Boyd-Perkins
Effetti speciali:
Musiche: Paul Giovanni e Gary Carpenter
Tema musicale: {{{temamusicale}}}
Scenografia: Seamus Flannery

martedì 24 novembre 2009

NEW MOON di Chris Weitz



New Moon è il sequel dell'ormai famosissima saga di Stephenie Meyer, 'Twilight'. Il film è uscito nelle sale cinematografiche il 18 novembre riscuotendo già nei primi giorni di programmazione un enorme (e aspettato) successo. Catherine Hardwicke decide di lasciare il testimone a Chris Weitz, noto estimatore della saga (infatti il regista ha chiesto consigli direttamente alla Meyer su come girare alcune scene).
Nelle prime immagini della pellicola ritroviamo Bella che sta sognando di camminare in un prato assieme al suo Edward (il suo 'innamorato' vampiro, uno dei figli della famiglia Cullen) e in lontananza si riesce a distinguere la figura di una donna anziana. Bella scambia quella donna per sua nonna e si avvicina felice in quanto vorrebbe dare il via alla presentazione ufficiale di Edward. Ben presto però scoprirà che quella donna anziana non è altro che lei stessa invecchiata, mentre Edward rimarrà giovane e attraente per il resto della sua vita. Questo sogno coincide col giorno del suo diciottesimo compleanno e con l'ansia di invecchiare e di non essere all'altezza del suo vampiro-fidanzato.
Alice (sorella dell'ormai notissimo Edward) invita Bella ad una festa di compleanno organizzata con amore dalla famiglia Cullen. Durante i festeggiamenti però Bella si taglia un dito accidentalmente e viene aggredita da Jasper, il più giovane tra i Cullen e quindi il meno abile a resistere al profumo del sangue umano (ricordiamo che la famiglia di Edward, secoli prima, ha deciso di non bere sangue umano ma di nutrirsi semplicemente di sangue animale).
Edward riflette sull'accaduto increscioso e decide così di lasciare la piovosa cittadina di Forks con tutta la sua famiglia affinché Bella non corra più pericoli e viva una vita normale.
Bella però, perdutamente innamorata di Edward, dopo la sua partenza, entra in una specie di stato catatonico che dura mesi. Non riesce neanche a dormire bene, assillata da incubi tutte le notti.La ragazza quindi si estranea dal mondo e dai suoi amici di liceo.
Nel corso del tempo però troverà una valvola di sfogo nel suo amico Jacob (che ormai considera il suo migliore amico). I due, dalla 'dipartita' di Edward, trascorreranno molto tempo assieme, facendo crescere giorno dopo giorno l'affetto che l'uno prova nei confronti dell'altra. L'affetto di Jacob però si trasforma in amore, l'affetto di Bella resta invece amicizia.
Anche Jacob però nasconde un terribile segreto che la protagonista, nel corso della pellicola, riuscirà a scoprire. Infatti egli altri non è che un licantropo, indi nemico giurato dei 'freddi' (come vengono chiamati i vampiri nel film). Il film procede poi con le vicissitudini tra Bella (che intanto scopre che, mettendosi in pericolo, riesce a rivedere Edward anche se per pochi secondi), Jacob(che fa di tutto per attirare Bella a se anche per proteggerla da Victoria, la 'rossa' vampira che abbiamo già visto nella prima parte della saga) e Edward che, anche se lontano, riesce a percepire tutto quello che succede alla sua amata.
New Moon è sicuramente diverso da Twilight (il cambio alla regia si sente e come). Infatti se la prima parte della saga era più rivolta al mondo dei teenagers e a tutto ciò che lo circonda, la seconda parte invece ci fa vedere e notare il vero intento della scrittrice: quello di scrivere una moderna storia d'amore, dove il mostro altri non è che la metafora di un amore che supera la razionalità diventando quasi utopia (il cosidetto 'amore per sempre', amore che va al di la del bene e del male, della vita e della morte).
Infatti quando Edward verrà a sapere della morte di Bella (morte che non avverà proprio grazie a Jacob) si reca a Volterra (in verità il regista ha deciso di cambiare il set, trasferendolo a Montepulciano, dove la sottoscritta ha anche assitito ad alcune parti delle riprese) per farla finita attraverso i Volturi, la più antica stirpe vampirica esistente.
Gli effetti speciali sono ben eseguiti e congrui alla storia e alla pellicola, soprattutto per quanto riguarda la trasformazione da umano a licantropo. I realizzatori degli effetti speciali infatti non hanno usato alcuno schermo verde ma hanno deciso di scannerizzare il corpo degli attori e di eseguire la trasformazione in lupo nel corso stesso della scena ottenendo un effetto visivo abbastanza innovativo.
Il risultato finale è apprezzabile soprattutto per coloro che hanno amato e amano la saga mentre credo che per gli altri (i non 'estimatori') troveranno la pellicola abbastanza sdolcinata e molto poco orrorifica. In un mondo però dove l'odio dilaga , perché non godersi per poco più di due ore, la storia d'amore tra due personaggi 'diversi' ma innamorati l'una dell'altra nonostante tutto? Il finale lascia presagire ovviamente ad un ulteriore sequel ma altri non poteva essere visto che la saga di Twilight risulta ormai essere il nuovo caso letterario (e cinematografico) dopo Harry Potter. Quindi, Twilighters, dormite pure sonni tranquilli. Edward e Bella non vi lascieranno soli…
(Recensione a cura di) KIRA YAGAMI (Susanna Angelino)


Titolo originale:
The Twilight Saga: New Moon
Nazioni:
USA
Generi:
Drammatico , Fantastico , Horror , Romantico , Thriller
Durata:
130min. (colore)
Data di uscita:
18.11.2009
Distribuzione:
Eagle Pictures

CAST E PERSONAGGI
Regia:
Chris Weitz
Sceneggiatura:
Melissa Rosenberg
Soggetto:
Stephenie Meyer (Romanzo)

Produzione:
Bill Bannerman (Co-Produttore)
Wyck Godfrey (Produttore)
Mark Morgan (Produttore)
Case di Produzione:
Summit Entertainment
Montaggio:
Peter Lambert
Fotografia:
Javier Aguirresarobe
Scenografia:
David Brisbin
Costumi:
Tish Monaghan
Musiche:
Alexandre Desplat

Personaggi:
Kristen Stewart (Bella Swan)
Robert Pattinson (Edward Cullen)
Taylor Lautner (Jacob Black)
Ashley Greene (Alice Cullen)
Peter Facinelli (Dott. Carlisle Cullen)
Elizabeth Reaser (Esme Cullen)
Kellan Lutz (Emmett Cullen)
Nikki Reed (Rosalie Hale)
Jackson Rathbone (Jasper Hale)
Bronson Pelletier (Jared)
Alex Meraz (Paul)
Kiowa Gordon (Embry Call)
Chaske Spencer (Sam Uley)
Edi Gathegi (Laurent)
Rachelle Lefevre (Victoria)
Michael Sheen (Aro)
Christopher Heyerdahl (Marcus)
Charlie Bewley (Demetri)
Daniel Cudmore (Felix)
Dakota Fanning (Jane)
Graham Greene (Harry Clearwater)
Anna Kendrick (Jessica)
Michael Welch (Mike Newton)
Christian Serratos (Angela Weber)
Gil Birmingham (Billy Black)
Tinsel Korey (Emily)
Noot Seear (Heidi)
Tyson Houseman (Quil Ateara)
Cameron Bright (Alec)
Justine Wachsberger (Gianna)
Jamie Campbell Bower (Caius)
Justin Chon (Eric Yorkie)





venerdì 20 novembre 2009

IL MORSO SUL COLLO (di Simon Raven, Ed. Gargoyle Books)



Titolo: Il morso sul collo.
Autore: Simon Raven.
Editore: Gargoyle Books.
Prezzo: 13,00
Traduzione di Paolo De Crescenzo
Introduzione di Stefano Martello.


“Guardatevi da coloro che cercano di carpire la vostra anima(…) Ognuno di noi, infatti, fin da ragazzo è stato prevaricato… Dai genitori, dai maestri, dagli amanti magari, dai superiori presenti in questa sala… Chi di voi non è stato costretto, o soffocato fino a che gli mancasse il respiro? Fino a che non è rimasto inerme in balia della volontà degli altri? Può trattarsi di una persona, di un reggimento, di un paese, di un College o di una fede: qualcosa di estraneo, in ogni caso, che vi ha succhiato il sangue (…) È importante non farsi distrarre o traviare dalle piccole miserie accademiche, da esempi di prestigio apparente, o da facili e modesti guadagni che sempre vi saranno proposti come guida per una vita di convenienza. Guardatevi nell’animo, e vi specchierete in una visione: rendetela chiara, evitando che venga offuscata da una moralità elusiva o dalle ambigue per quanto astute vanità dei vecchi. Seguitela fino in fondo: poco importa ch’essa vi conduca su un trono, in una cella d’eremita o vi faccia precipitare nella fossa di Ade.”
È il 1956. L’Inghilterra è quella dei prestigiosi College dell’Università di Cambridge, come la puritana istituzione Lancaster, dove si forgiano i destini degli studenti e, in particolar modo, quelli di chi può vantare maggiori pregi da esprimere e coltivare. Ma forgiare il destino del giovane e sorprendente Richard Fountain - letterato, poeta, valoroso ex ufficiale e brillante studioso di discipline umaniste – presenta un ostacolo inquietante; se non altro perché il suo senior tutor Walter Goodrich ha una sua particolare concezione di ciò che è lecito fare con il proprio ascendente e, pertanto, di ciò che “Dickie” Fountain dovrebbe o non dovrebbe fare della propria esistenza. Limitandosi dapprima ad intimidire e fuorviare sul nascere il naturale approccio di Richard ai propri studi ed interessi, Goodrich stima infine di poter predisporre la vita del proprio pupillo al punto di designargli in sposa la figlia Penelope. A questa ennesima e sottile prevaricazione, Richard reagisce decidendo di assecondare ciò che in lui vi è d’ignoto e tuttavia assai più familiare; d’industriarsi per riconciliarsi con passioni, impulsi molto più intimi e veri delle istanze concepite nell’insipido artifizio del Lancaster, e rimediare così ad una perturbante insoddisfazione. Dunque Richard parte per raggiungere la Grecia, con lo scopo di svolgere una ricerca sulla sopravvivenza dei riti minoici in epoca classica, e la malcelata speranza d’imbattersi nella verità di un antico e spaventoso culto che, perlomeno nella sua confusa e oramai sofferente psiche, dovrebbe riconsegnargli la propria identità e libertà perdute. Mesi dopo, un ispettore di Scotland Yard costringerà alcuni amici di Dickie, fra cui Anthony Seymour e Piers Clarence, ad improvvisarsi investigatori per scovare e riportare sano e salvo a casa l’amico scomparso nel nulla, nonché ricercato dalla polizia ellenica a causa della sua relazione con una misteriosa donna. Allorché, in un isola dell’Egeo, Idra, Richard si ritroverà per amante Criseide: una donna che non è adepta del culto tanto inseguito, bensì il culto stesso, incarnato. Criseide, la morte della vita, la vita della morte.
Acuto, brillante, singolare ed appassionante: il romanzo di Simon Raven, “Doctors wears scarlet”, pubblicato nel 1960 in Gran Bretagna e in Italia nel 1968 con il titolo “Il morso sul collo”, ci viene riproposto oggi dalla Gargoyle Books, impegnata nell’oramai nota - e cara a noi lettori - attività editoriale del recupero di testi inediti o introvabili. Un romanzo il cui titolo non deve fuorviare, essendo esattamente il genere di libro che va preferito e scelto nel caso doveste trovarlo, nelle librerie, di fianco ad un “Twilight” o a un “New Moon”. Elegante, colto, perturbante; attualissimo per la franchezza e l’acume con cui descrive l’umanità, geniale per come si presta a più di un registro interpretativo. Un romanzo libero come lo era l’autore, e che va collocato in un genere particolare: quello dei libri di Simon Raven.
Dal necrologio di Simon Raven pubblicato sul quotidiano londinese The Guardian il 16 Aprile 2001: “La morte di Simon Raven all’età di 73 anni, conseguente a un devastante attacco cardiaco, è la prova del fatto che il diavolo si prende cura dei propri accoliti. A regola, sarebbe dovuto morire di vergogna a 30 anni, o di una sbronza a 50. Invece è sopravvissuto per dare alle stampe 25 romanzi… numerose sceneggiature, otto volumi di saggi e memorie. Militare, insegnante, giornalista, uomo di spettacolo, guadagnò molto e spese fino all’ultimo centesimo in cibo, vini, gioco d’azzardo e sesso, senza fare distinzione tra etero e omo. Dettò il suo stesso epitaffio in questi termini:’Divise volentieri la propria bottiglia e, finché era giovane e avvenente, il proprio letto’. È noto l’aneddoto relativo a quando ricevette dalla moglie trascurata un telegramma che avvertiva: ‘Tua moglie e il bambino muoiono di fame STOP – Manda del denaro prima possibile STOP’, e rispose con un altro telegramma: ‘Spiacente, non ho una lira STOP – Suggerisco di mangiare il bambino STOP’.

(Recensione a cura di) Bruno Maiorano

giovedì 19 novembre 2009

Cigarette Burns – John Carpenter – Masters Of Horror stagione 1





La serie dei Masters Of Horror, ideata nel 2005 dal regista Mick Garris per il canale via cavo americano Showtime,rappresenta una sorta di rarità in un genere che ormai pare aver detto già tutto,ossia l’orrorifico,il quale dovrebbe appunto incutere terrore ma che ormai,data anche l’assuefazione del pubblico a tentativi di spavento sempre più massicci e maldestri,non fa più tenere le luci accese di notte ed evoca ben pochi incubi.

Forse non saranno tutti terrificanti gli episodi di questa serie,per ora ferma a due stagioni,ma Garris ha avuto il grande merito di riunire il meglio dei Maestri dell’Orrido (ad esclusione di G. A. Romero,che sarebbe stata scelta obbligata),dar loro carta bianca e circa 50 minuti su cui estendere le loro storie.
Da John Landis e il suo humor nero,a Takashi Miike e il suo episodio Imprint,mai trasmesso dall’emittente in quanto giudicato troppo estremo,fino al nostrano Dario Argento che col suo Jennifer della prima stagione ci ha di nuovo colpiti con un vero incubo,morboso e inquietante,questa collezione di brevi e affascinanti film resterà nel nostro tempo come un pregevole pezzo unico,in mezzo alla morìa di idee che mai come ora sta purtroppo funestando il genere,ormai presente nella sale quasi soltanto con inutili remake dei capolavori che furono.

John Carpenter con Cigarette Burns,episodio della prima stagione,ha saputo regalarci un vero gioiello,un prezioso esempio di metacinema e di riflessione sui meccanismi della paura stessa,costellato da omaggi a pellicole di culto e da una sincera ossessione per il lato oscuro della celluloide.

Su una trama in apparenza semplice (un appassionato di cinema e proprietario di una sala d’essai,dal passato traumatico,che ha come altra occupazione reperire pellicole introvabili per conto di collezionisti che possono permettersi ciò che lui può solo sognare di possedere,viene incaricato da un ricco ed eccentrico collector di ritrovare un film,La Fin Absolue Du Monde,il quale alla sua unica proiezione pare abbia fatto impazzire il pubblico),si snoda un film dal meccanismo complesso,un vero “viaggio dell’eroe” ma con protagonista un antieroe che si dirige verso l’abisso,sempre più vicino alla meta e sempre più perso in essa.

Cinema come oggetto del desiderio,ossessione profonda,metafora del potere supremo del regista,mai come ora Master nelle cui mani stanno le nostre fobie più nascoste e terrificanti;nel film egli porta il nome di Hans Backovic,autore prima e poi geloso custode dell’agognata pellicola partorita sotto l’ispirazione forse del Male stesso e in ogni caso sua proiettata incarnazione.In Backovic è rappresentato ogni regista horror,colui che gioca con una materia così delicata come la Paura in un genere sempre agli estremi.


"Il cinema è magia – e nelle mani giuste,può essere un’arma”:in questa citazione l’intero episodio può essere riassunto.Le mani armate sono quelle giuste e non sbagliate come si sarebbe portati a credere,l’atavica fascinazione verso il Male ha il sopravvento:”questo film ti farà impazzire” – “voglio vederlo”:meccanismo prettamente infantile ma in fondo le paure più angosciose non si celano proprio nel mondo dell’infanzia,tra fiabe macabre e uomini neri nascosti sotto il letto?

“Cigarette Burns”,termine con cui si indicano i “buchi bruciati” che si vedevano sulle pellicole al cambio della bobina (il passato è ormai d’obbligo nella glaciale era del digitalizzato ad ogni costo),bruciature allucinatorie che nel film stanno ad indicare una discesa senza ritorno.
Un film che non è semplicemente parte di un tutto ma è tassello a sé stante,scheggia impazzita in una serie di buon livello ma che con l’opera carpenteriana tocca forse la sua punta più alta….”the coming attractions of the soul”.
(Recensione a cura di) Araknex Nexus (Chiara Pani)


regia/director: John Carpenter

sceneggiatura/screenplay: Drew McWeeny, Scott Swan

fotografia/director of photography: Attila Szalay

scenografia/set design: David Fischer

costumi/costume design: Lyn Kelly

montaggio/film editor: Patrick McMahon

musica/music: Cody Carpenter

suono/sound: Kris Fenske

interpreti e personaggi/cast and characters: Norman Reedus (Jimmy Sweetman), Udo Kier, Gary Hetherington, Chris Britton, Zara Taylor, Cristopher Gauthier, Douglas H. Arthurs, Colin Foo, Gwynyth Walsh.

produttore/producer: Tom Rowe, Lisa Richardson

produzione/production: IDT Entertainment, Industry Entertainment, Nice Guy Productions

distribuzione/distribution: Sharada Distribuzione s.r.l.


HALLOWEEN 2 di Rob Zombie


Halloween 2 è l'attesissimo sequel dell'omonimo remake del 2007 scritto e diretto da Rob Zombie. Il film a quanto pare ha incassato (nel primo weekend di programmazione) circa nove milioni in meno rispetto al primo capitolo.
Per chi non avesse ancora visto Halloween the beginning, sottilineamo che non stiamo parlando di un remake pedissequo della saga di Carpenter ma di una rivisitazione quasi (se non del tutto) stravolta della storia di uno dei più famosi serial killer dell'horror. Nel secondo capitolo della saga, a interpretare il piccolo Myers non c'è più Daeg Faerch(scartato in quanto addirittura più alto di Sheri Moon Zombie) ma Chase Wright Vanek che, a mio avviso, rende meno inquietante il personaggio.
La trama ovviamente si riallaccia alla fine del primo capitolo con una scena ospedaliera ricca di suspence e di terrore che si ricollega oltretutto anche al sequel originale di Halloween.
Vediamo poi una Laurie Straude emaciata, sconvolta e quasi distrutta dai fatti accaduti nella sua vita poco tempo prima la quale, rimasta ormai orfana, viene ospitata a casa dello sceriffo Brackett e della sua migliore amica Annie,meno sconvolta della Straude ma anch'ella vittima della follia di Myers (infatti la ritroviamo con enormi cicatrici sul viso,segno indelebile del massacro dell'anno prima).
Michael invece, sopravvissuto anch'egli, si sta per riavvicinare alla città di Haddonfield nel giorno di Halloween, con tutta la voglia di ritrovare la sua dolce sorellina (la quale scoprirà, nel corso della pellicola, di essere per l'appunto Angel Myers, sorella dell'assasino).
Il film è un susseguirsi di violenza anni 70' stile Zombie, paranoie e incubi della ormani borderline Laurie (o per meglio dire Angel) mentre dall'altra parte ricordiamoci anche del caro vecchio dottor Loomis trasformato dal regista in un avido scrittore succhiasangue con poca (o nessuna) pietà (metafora ovviamente di coloro che trasformano le sofferenze altrui in evento mediatico per proprio tornaconto personale).
La pellicola assume toni maggiormente inquietanti quando Laurie sogna di sua madre e del piccolo Michael e quando Zombie, con la sua geniale maestria, ci fa vivere in quei sogni (o per meglio dire incubi) i quali assumono, per certi versi, aspetti 'fantastici' burtoniani, ovviamente esasperati.
Il film è teso, ossessivo, sanguinolento al punto giusto, e anche abbastanza slasher anche se la pellicola risente di alcuni tagli che sono stati apportati (i quali a volte si fanno evidenti ma che non intaccano il risultato finale.)
L'intento di Zombie quindi non è stato quello di dar vita ad un mero remake (come ce ne sono fin troppi oggi giorno) ma di ridare nuova vita ad un personaggio quasi mitologico e tentando di dare anche una motivazione alla sua brutalità e al suo desiderio di morte.
In un'intervista rilasciata qualche tempo fa il regista smentisce le voci di un ulteriore sequel scritto di suo pugno anche se il finale di questo capitolo lascia presagire che qualcosa in di nuovo probabilmente ci sarà. In effetti, come far morire un personaggio che ormai è immortale a tutti gli effetti?

(Recensione a cura di) Kira Yagami



Regia: Rob Zombie

Uscita ITA: 16/10/2009

Uscita Originale: 28/8/2009

Cast:
Tyler Mane (Michael Myers adulto)
Scout Taylor-Compton(Laurie Straud-Angel Myers)
Chase Wright Vanek(Michael Myers bambino)
Malcolm John McDowell(dottor Loomis)
Brad Dourif(sceriffo Lee Brackett)
Danielle Harris(Annie Brackett)
Sheri Moon Zombie (Deborah Myers)

Genere: Horror

Durata: 1h 41m

Produzione: Dimension Films

Distribuzione: Sony Pictures Releasing



mercoledì 18 novembre 2009

Recensioni cinematografiche horror

Da oggi Ca' delle Ombre volta pagina: non più solo recensioni letterarie horror, ma anche cinematografiche, grazie all'apporto di due collaboratrici, belle quanto competenti: Kira Yagami e Araknex Nexus! Le recensioni saranno suddivise in due rubriche: NUOVO CINEMA INFERNO, che si occuperà di recensire pellicole in uscita da non più di due mesi, e HORROR CINEMA: CLASSICS, che si occuperà di vecchi capolavori e pellicole misconosciute... E ora un breve identikit delle nostre collaboratrici che si occuperanno delle nuove rubriche...



KIRA YAGAMI: già nota ai nostri lettori come Susanna Angelino, recensore di letteratura horror per Ca' delle Ombre, è stata scelta dalla Mondadori per interpretare la parte dell'inquietante Melissa nel promovideo dell'antologia "BAD PRISMA", che la scorsa estate ha furoreggiato tra i più accaniti fans di letteratura horror. Si occuperà di recensioni cinematografiche horror contemporanee nella rubrica: "NUOVO CINEMA INFERNO".






ARAKNEX NEXUS
: attrice horror molto nota nell'underground cinematografico horror nostrano, personaggio di spicco delle notti gothic/horror dei migliori locali torinesi, è balzata agli onori delle cronache dopo la magistrale interpretazione nel cortometraggio "Bruciature di sigarette". Si occuperà di recensire pellicole cult e vecchi classici del cinema horror internazionale con la rubrica "HORROR CINEMA: CLASSICS".

domenica 15 novembre 2009

ADOTTA UN VAMPIRO, DONA IL TUO SANGUE!- www.adottaunvampiro.com- video.

Ecco il video dell'iniziativa della Newton Compton Ed., di cui abbiamo già dato notizia nel post precedente.
Adottiamo tutti un vampiro, partecipiamo numerosi!!!

giovedì 12 novembre 2009

“ADOTTA UN VAMPIRO”. IL 21 NOVEMBRE NEWTON COMPTON E L’OSPEDALE “SANTO SPIRITO” TI ACCOMPAGNANO A DONARE IL SANGUE






NEWTON COMPTON EDITORI
“ADOTTA UN VAMPIRO”.
IL 21 NOVEMBRE NEWTON COMPTON
E L’OSPEDALE “SANTO SPIRITO”
TI ACCOMPAGNANO A DONARE IL SANGUE.


“Adotta un vampiro” è la campagna di sensibilizzazione alla donazione di sangue
promossa dalla Newton Compton, editore di LISA JANE SMITH, autrice delle saghe IL
DIARIO DEL VAMPIRO e LA SETTA DEI VAMPIRI. Sul sito www.adottaunvampiro.com è
possibile avere informazioni necessarie per diventare donatori e richiedere l’adozione
di un vampiro.
La campagna ha avuto inizio il 31 ottobre, giornata di Halloween, quando 16 vampirine
hanno promosso l’iniziativa presso supermercati, librerie Feltrinelli e Mondadori di
Roma e Milano entrando in contatto con più di 18.000 persone, tra cui soprattutto
giovani adulti e adolescenti. Su www.adottaunvampiro.com sono on-line le fotografie
e il video dell’evento.
Adesso le vampirine ritornano: il primo appuntamento per donare il sangue sarà a Roma,
il 21 novembre alle ore 08:00, presso il centro trasfusionale dell’ospedale Santo Spirito
di Roma, in via dei Penitenzieri n.13. I numeri di telefono del Centro sono:
0668352380/2384.
Lo scopo della campagna è quello di sensibilizzare i giovani, attraverso il mondo dei
vampiri, su un tema di primaria importanza come quello della donazione del sangue.
L’obiettivo è di realizzare la prima comunità virtuale di donatori di sangue e per i
maggiorenni superare l’ostacolo della prima donazione.
I risultati dell’iniziativa saranno visibili sul sito www.adottaunvampiro.com
La campagna è stata ideata da Newton Compton Alias, la nuova divisione di marketing
non convenzionale della casa editrice.
Per ulteriori informazioni rivolgersi ai recapiti sotto indicati:
Ufficio stampa Newton Compton
Fiammetta Biancatelli - cell. 347.2154309 -
fiammettabiancatelli@newtoncompton.com
Vania Ribeca – cell. 333.2554215 – vania@newtoncompton.com
Elisa Montanucci – 348.0555248 – elisamontanucci@newtoncompton.com
Via Panama 22 – 00198 – Roma - Tel. 06/65002553 – fax 06/65002892
www.newtoncompton.com

martedì 3 novembre 2009

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FANTASTICO - Città di Napoli



Festival Internazionale del Fantastico
Prima edizione del
Festival Internazionale del Fantastico – Città di Napoli




“IL CORPO NEL/DEL FANTASTICO” - “THE BODY IN/OF THE FANTASTIC”


Giovedì 5 novembre: Sala convegni PAN
Ore 10 - Presentazione della raccolta di saggi Universi del Fantastico: per una definizione di genere
(ESI, 2009) alla presenza dei curatori Romolo Runcini e C. Bruna Mancini e degli autori dei saggi. Modera Marco Lombardi

di seguito
- performance teatrale Parole di Sabbia con Daniela Mancini e Marco Perillo, prodotto da Itinerarte
- visione della video-intervista Sul fantastico, o la rivincita dell’eccentrico. Due passi con Romolo Runcini di Enzo Langellotti
- Inaugurazione della mostra fotografica Napoli fantastica di Francesca Romana Gaito
- Inaugurazione della mostra Corpi celesti di Leonardo Amendola

Intanto, sui Gradini Francesco D’Andrea, via Dei Mille: Arte urbana

Ore 11,00 e 11.40: Compagnia di danza “Akerusia Danza” in “ Storia di…”, coreografie di Elena e Sabrina D’Aguanno. Danzatrici: Sabrina D’Aguanno, Viviana Di Napoli ed Ina Colizza. Musiche dal vivo. Al sax Giuseppe Di Colandrea, alle percussioni Otello Matacena .
Ore 11,20 e 12,20: Compagnia “Danza Flegrea” di Enzo Correale in “In(a)ssenza”, coreografia di Enzo Correale con Danila De Vivo.
Ore 11.40: “Labart dance” in interventi di Danza Urbana, coreografie di Claudia Sales.
Ore 12,40: Compagnia di danza “Itinerarte” presenta Sonia di Gennaro in “improvvisazioni urbane ”. Musiche dal vivo. Alle percussioni: Otello Matacena.
Mimi: Gennaro Scognamiglio, Ciro Ruoppo, Claudia Punzo, Paola Saulino.



Pomeriggio, ore 17: Sala convegni PAN
Presentazione libro Romolo Runcini: Tarocchi di una vita fantastica (Claudio D’Aquino, The Boopen(led)-DLibri, Napoli, 2009). Introduce e modera Pierantonio Toma. Saranno presenti l’autore e Romolo Runcini.


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Venerdì 6 novembre: CONVEGNO, Sala convegni PAN

Ore 10 - Oggetti, entità, essenze
Discussant – Oriana Palusci
Eric Rabkin (University of Michigan): "Daffodils and Leeches: Reading Narcissism in Wordsworth and Carroll."
Paolino Cantalupo (psichiatra): "La carne dell'immaginario: l'essere e il fantasma".
Emanuela Jossa (Università della Calabria): “Trasgressioni del fantastico: il corpo e i suoi vestiti pericolosi. Una lettura dei racconti di Silvina Ocampo”
Simona Marino (Università Federico II): “Immaginare l'altra: corpi di donne tra reale e virtuale”
Donatella Trotta (scrittrice, saggista, giornalista Il Mattino): “Gianni Rodari, Maestro del fantastico come grammatica (e cromatica) della fantasia”



Pomeriggio, ore 17: Sala convegni PAN
Tavola rotonda: I corpi delle donne tra locale e globale a cura di Simona Marino e Donatella Trotta


Intanto, sui Gradini Francesco D’Andrea, via Dei Mille: Arte urbana

Ore 11,00 e 11.40: Compagnia di danza “Akerusia Danza” in “ Storia di…”, coreografie di Elena e Sabrina D’Aguanno. Danzatrici: Sabrina D’Aguanno, Viviana Di Napoli ed Ina Colizza. Musiche dal vivo. Al sax Giuseppe Di Colandrea, alle percussioni Otello Matacena .
Ore 11,20 e 12,20: Compagnia “Danza Flegrea” di Enzo Correale in “In(a)ssenza”, coreografia di Enzo Correale con Danila De Vivo.
Ore 11.40: “Labart dance” in interventi di Danza Urbana, coreografie di Claudia Sales.
Ore 12,40: Compagnia di danza “Itinerarte” presenta Sonia di Gennaro in “improvvisazioni urbane ”. Musiche dal vivo. Alle percussioni: Otello Matacena.
Mimi: Gennaro Scognamiglio, Ciro Ruoppo, Claudia Punzo, Paola Saulino.

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Sabato 7 novembre CONVEGNO, Sala convegni PAN

Ore 10 - Identità, sospensioni, metamorfosi
Discussant – Maria Teresa Chialant
Augusto Guarino (Università L’Orientale): “Un esempio di fantastico barocco: El verdugo de su esposa di Maria de Zayas y Sotomayor”
Edoardo Sant’Elia (poeta, saggista, giornalista RAI): “Le avventure di un corpo: metamorfosi di Pinocchio”
Enzo Langellotti (saggista, giornalista): “Corpo e identità nel cinema fantastico”
Paolo Coen (Università della Calabria): “Fantasia e personificazioni in Antonio Averlino, detto il Filarete (XV secolo)”
Carlo Pagetti (Università di Milano) : “Il corpo elusivo del vampiro”

Conclusioni


Intanto, sui Gradini Francesco D’Andrea, via Dei Mille: Arte urbana

Ore 11,00 e 11.40: Compagnia di danza “Akerusia Danza” in “ Storia di…”, coreografie di Elena e Sabrina D’Aguanno. Danzatrici: Sabrina D’Aguanno, Viviana Di Napoli ed Ina Colizza. Musiche dal vivo. Al sax Giuseppe Di Colandrea, alle percussioni Otello Matacena.
Ore 11,20 e 12,20: Compagnia “Danza Flegrea” di Enzo Correale in “In(a)ssenza”, coreografia di Enzo Correale con Danila De Vivo.
Ore 11.40: “Labart dance” in interventi di Danza Urbana, coreografie di Claudia Sales.
Ore 12,40: Compagnia di danza “Itinerarte” presenta Sonia di Gennaro in “improvvisazioni urbane ”. Musiche dal vivo. Alle percussioni: Otello Matacena.
Mimi: Gennaro Scognamiglio, Ciro Ruoppo, Claudia Punzo, Paola Saulino.

Pomeriggio, ore 15: Sala convegni PAN
“Bianca” con Beatrice Baino; “Prigione di sabbia” con Giorgia Palombi; “Il guardaboschi, una storia di spiriti” con Pietro Juliano; “Il magnifico animale. Pagine sul(Le) Metamorfosi” di Antonello Cossia; “A volte tornano…” con Marco e Francesco Perillo, Lucilla Minervini, Loris Maria Furente; Videodance “Viaggio onirico” di Claudia Sales, Compagnia Labart Dance; Video-dance “1030” di Giuseppe Parente.
Presenza dei mimi: Gennaro Scognamiglio Ciro Ruoppo, Cludia Punzo, Paola Saulino tra il pubblico del convegno.


Sera, ore 18: Entrata, PAN
Fantastico Show, premiazione dei racconti vincitori del concorso Scritture fantastiche.
A seguire “Enigma-donna”, con Daniela Mancini e Francesca Rondinella; “’E figli do’ Munaciello”, con Carmela di Costanzo, Ciro Raciti e Lucio Maglio de “Gli Antichi cantori”; perfomance di danza “I labirinti del corpo” di Sonia Di Gennaro, con Otello Matacena alle percussioni, produzione Itinerarte.
Direzione artistica e organizzazione convegno: C. Bruna Mancini. Direzione mostra d’arte e direzione organizzativa: Enzo Langellotti. Direzione organizzativa ed artistica delle performance di mimo, teatro e danza: Daniela Mancini, Uroburoteatro. Assistente organizzativo: Fabio Formisano. Assistente tecnico: Ciro Di Matteo. Locandine: Fotoconturso.

PAN Via dei Mille 60 - 80121 Napoli
email: info@palazzoartinapoli.net

domenica 1 novembre 2009

Ca' delle Ombre: intervista a Danilo Arona #1

Il giorno 22/10/2009, Danilo Arona ha presentato, presso il SUD DINNER BAR di Milano, il suo nuovo romanzo "L'estate di Montebuio", pubblicato per i tipi delle Edizioni Gargoyle Books.
Ca' delle Ombre ne ha approfittato per fare quattro chiacchiere con l'autore.
Per vedere tutte le parti della video-intervista, cliccare su questi link:

Parte II: http://www.youtube.com/watch?v=W4ZSeZ5NaQ8
Parte III: http://www.youtube.com/watch?v=-9dZ-X7DjQo

venerdì 30 ottobre 2009

IL SANGUE DI MANITOU (di Graham Masterton, Ed. Gargoyle Books)



Genere: horror
Formato: brossura
ISBN: 978-88-89541-34-0
Pagine: 382
Pubblicato: 23 luglio 2009
Prezzo:Euro 13,50




In una delle più bollenti estati dall’inizio del nuovo millennio, la città di New York viene messa in ginocchio da una terrificante epidemia, dal decorso brevissimo e dalla inaudita virulenza, dove le vittime manifestano sintomi allucinanti: ipersensibilità alla luce solare, incapacità improvvisa a nutrirsi in modo normale, anemia perniciosa, sete di sangue e conseguente bisogno di uccidere altri esseri umani, per poi arrivare, nell’arco di poche ore, a un decesso che forse non è un vero e proprio decesso…
In pochi giorni, la metropoli statunitense diventa un cimitero dalle immani proporzioni, che di notte si popola di creature da incubo.
In questo scenario apocalittico, convergono le storie parallele del dottor Frank Winter, del “Sisters Of Jerusalem Hospital”, che suo malgrado contrae la malattia a causa di una sua paziente, l’artista da strada Susan Fireman, e il sensitivo Harry Erskine, un sensitivo dai grandi poteri psichici, tanto quanto la sua disastrata vita privata, che si limita a sbarcare il lunario come ciarlatano.
Frank e Harry sono le uniche persone, in tutta New York, a intuire che all'origine della spaventosa malattia si nasconda qualcosa di sovrannaturale e indicibilmente malvagio, e inevitabilmente le loro strade si incontrano.
Tutti gli elementi portano a supporre che l’oscuro evento abbia avuto inizio il maledetto giorno dell’11 Settembre, con l’attacco terroristico e la caduta delle Torri Gemelle. Con l’aiuto dello Spirito Guida di Harry Erskine, il fantasma del grande sciamano nativo americano Roccia Che Canta, del veterano militare Gil, della figlia di un grande studioso di folklore rumeno, Jenica Dragomir, e dello stesso dottor Winter, Harry ricostruisce un pezzo alla volta un disegno maligno dalle proporzioni epiche, dietro il quale si celano le ombre nere dell’antichissimo svarcolaci (Vampiro Morto) Vasile Lup e le sue orde di sanguinari Strigoi, ma soprattutto del più acerrimo nemico di Erskine, il defunto e potentissimo sciamano pellerossa Misquamacus, un’entità diabolica legata ai Grandi Antichi di lovecraftiana memoria!
È l’inizio di una Guerra Mistica tra le Potenze evocate dalla magia nera del folklore rumeno e le Divinità del Pantheon celeste dei Nativi Americani. Chi la spunterà?

Graham Masterton, scozzese, uno dei Grandissimi della letteratura horror contemporanea, riesce a dipingere un affresco dal fascino indescrivibile, mischiando tra loro gli elementi caratteristici tradizionali di due tra le più antiche culture del mondo.
Il romanzo è una fiabesca e truculenta metafora di quello che è il nuovo Sogno Americano, il sogno di un popolo che, per quanto prostrato dall’incubo dell’11Settembre, sta cercando di trovare, con ammirevole determinazione, la forza per tornare a essere, come è stato da 600 anni a questa parte, il fulcro del Mondo…

(recensione a cura di) Domenico Nigro

giovedì 15 ottobre 2009

"Ultimi vampiri - extended version": torna la bellissima raccolta di Gianfranco Manfredi arricchita di nuovi appassionanti scritti


GARGOYLE BOOKS



presenta



Ultimi vampiri
Extended version


di Gianfranco Manfredi


Prefazione di Tullio Avoledo

Torna la bellissima antologia dalla parte dei vampiri

arricchita di nuovi appassionanti scritti, tra cui l'elettrizzante racconto pulp "Summer of Love"







Tracce. Furono tanti e diversi i revenants che affollarono il mondo: vampiri d'aria, d'acqua, di luce, vampiri masticatori, succubi, incubi soffocatori, entità mutanti, cauchemars. Sopravvissuti a persecuzioni e conflitti d'ogni sorta, nove di essi rievocano in prima persona le loro vite tormentate lungo diversi secoli di storia: dalla Moravia della Riforma Protestante alla Spagna dell'Inquisizione, dalla Francia del Re Sole al campo di battaglia di Waterloo, dall'Inghilterra tardo-settecentesca a quella vittoriana, dai gelidi paesaggi scandinavi al Nuovo Mondo americano degli albori del cinema hollywoodiano e del groove psichedelico del ghetto hippie-bohémien di Haight-Ashbury, nella San Francisco degli anni Sessanta del Novecento.



Il libro. Con l'antologia Ultimi vampiri, pubblicata da Feltrinelli nel 1987, Gianfranco Manfredi si impone definitivamente all'attenzione della critica, accrescendo il suo già fitto pubblico di lettori. Sfuggendo a ogni prevedibilità e cliché, in una trascinante tensione verso l'inatteso, Manfredi si mette dalla parte dei vampiri: specie vivente con la stessa dignità degli umani, che ha attraversato la Storia parallelamente ad essi. Anche in questa extended version, arricchita di nuovi contenuti sia di carattere narrativo - tra cui spicca il racconto lungo "Summer of Love" - sia saggistico, e di una vivace e acuta prefazione dello scrittore Tullio Avoledo, pulsa il "realismo visionario"che caratterizza tutta la letteratura di Manfredi: non c'è nulla di "dato" che non debba essere anche "immaginato". L'autore si distanzia dalla sintesi operata da Bram Stoker con il personaggio di Dracula, concentrandosi sulle diverse specie di vampiri presenti nei folclori locali. Manfredi mette a confronto i vampiri delle leggende popolari con momenti cruciali della storia, rivelatisi inevitabilmente fasi violente di trasformazione che hanno segnato l'emarginazione e la sconfitta di una specie, spesso attraverso veri e propri genocidi. Discriminati, sradicati, apolidi, ribelli, isolati, irriducibili cospiratori, eretici redivivi, militi uccisi resuscitati sono questi i vampiri che Manfredi passa in rassegna, devianti di un ordine sociale che li ha sempre tenuti ai margini a causa della cecità del pregiudizio.

La sofisticata eterogeneità delle cifre stilistiche adottate poggia su una base ricchissima di riferimenti storici, filosofici (i Discorsi a tavola di Martin Lutero, il Dizionario filosofico di Voltaire), teologici (De Daemonialitate, et Incubis et Succubis di Ludovico Maria Sinistrari e le Dissertations sur les vampires di Domi Augustin Calmet), letterari (Don Chisciotte di Cervantes e Manoscritto trovato a Saragozza di Jan Potocki) e antropologici, oltre che su un originale uso delle cronache del tempo (per esempio i resoconti criminali della West Coast americana durante l'epoca hippie). Avventure, favole simboliche, resoconti storici, frammenti onirici, istantanee di umorismo nero si amalgamo in un ordito di grande potenza evocativa a dimostrazione delle infinità possibilità del narrare.



I video. Su "Summer of Love", Gianfranco Manfredi e sua figlia Diana hanno realizzato un documentario a San Francisco e dintorni, e un booktrailer.

Entrambi costituiscono delle interessanti e gustose anticipazioni alle atmosfere del racconto.

I contenuti si possono vedere andando sul sito www.gargoylebooks.it, agli indirizzi:



http://www.gargoylebooks.it/site/content/summer-love-di-gianfranco-manfredi-da-guardare-oltre-che-da-leggere



http://www.gargoylebooks.it/site/content/dopo-il-documentario-ecco-il-booktrailer-del-racconto-summer-love





L'autore. Cantautore, sceneggiatore, attore, scrittore, Gianfranco Manfredi nasce a Senigallia nel 1948. Si trasferisce a Milano all'età di otto anni. Studia Filosofia e si laurea con Mario Dal Pra. Agli inizi degli anni Settanta, si divide tra la ricerca universitaria sull'Illuminismo francese e l'attività di cantautore: escono gli album La crisi (1972), Ma non è una malattia (1976), e il saggio L'amore e gli amori in Jean-Jacques Rousseau (1978). A un passo dall'ottenimento della cattedra in Storia della Filosofia, Manfredi decide di dare spazio esclusivamente alla sua vena artistica. Come cantautore realizza gli album Biberon, 1978; Liquirizia, 1979 (colonna sonora dell'omonimo film di Salvatore Samperi); Gianfranco Manfredi, 1981; Dodici, 1985 (in coppia con Ricky Gianco); In Paradiso fa troppo caldo, 1993; Danni collaterali, 2003; firma, altresì, brani per interpreti del calibro di Mia Martini (Io donna, io persona, 1976), Gianna Nannini (Riprendo la mia faccia, 1977), e Gino Paoli (Parigi con le gambe aperte, 1988). Inoltre, comincia a lavorare per il cinema come sceneggiatore: Samperi (Liquirizia, 1979, e Fotografando Patrizia, 1981) e Steno (Quando la coppia scoppia, 1981) sono solo alcuni dei registi con cui collabora. Come attore recita in Un amore in prima classe, 1980, e Fotografando Patrizia, è protagonista del Tv movie Kamikaze di Corbucci (1986), ed è tra gli interpreti di Via Montenapoleone di Carlo Vanzina (1987). Nel contempo inizia a farsi conoscere come romanziere distinguendosi da subito per la sua raffinata propensione a ibridare i registri narrativi e a rimaneggiare in modo del tutto nuovo i tòpoi della letteratura di genere, ottenendo il plauso di personalità come Oreste Del Buono e Pier Vittorio Tondelli. È autore di: Magia Rossa (Feltrinelli 1983, Gargoyle 2006), Cromantica (1985), Ultimi vampiri (1987), Trainspotter (1989), Il peggio deve venire (1992), Una fortuna d'annata (2000) e Il piccolo diavolo nero (2001). L'anno scorso Gargoyle ha pubblicato lo stupefacente romanzo Ho freddo (www.hofreddo.it - finalista Premio letterario Francesco Alziator - Comune di Cagliari 2009). Manfredi è, inoltre, il creatore delle seguitissime serie Magico Vento (tradotta in diversi paesi, attualmente al vaglio di opzioni cinematografiche americane) e di Volto Nascosto, editi dalla Sergio Bonelli.

Gianfranco Manfredi vive e lavora a Sondrio.

www.gianfrancomanfredi.com





Da "Una sottile linea rossa" di Tullio Avoledo:



Perché, vedete, il bello dei vampiri è che non invecchiano. Non sono costretti a cose mortificanti tipo le cene con i vecchi compagni di classe in cui ci si misura a vicenda il giro pancia, la ritirata dei capelli sulla fronte o la cilindrata del SUV nel parcheggio del ristorante giapponese. Un vampiro, come un diamante, è per sempre. È fuori dalle mode. Non cambia auto ogni anno. Se vola, lo fa con mezzi propri: non intasa gli aeroporti stravaccandosi sui sedili di una sala d'attesa o aggirandosi per i negozi del Duty Free.



Hanno detto su Ultimi vampiri:



Manfredi sembra più che altro intrigato dal poter raccontare non tanto le inedite avventure dei non morti, dei pipistrelli della notte, dei figli della stirpe di Dracula, quanto piuttosto i rapporti magici tra l'umano e l'inumano, tra la fantasia e le proprie ossessioni, fra la cultura dominante e il diverso.

Pier Vittorio Tondelli - L'Espresso



Anche se non mancano pipistrelli, paletti aguzzi e canini mordaci, chi legge i racconti vampirici di Gianfranco Manfredi non si aspetti altrettante variazioni sul tema del Dracula di Bram Stoker tanto spesso ridotto a macchietta da film e fumetti. Il libro è colto, fitto di riferimenti storici, letterari, etnologici che si fondono con la fiction dando luogo a una riuscita miscela di immaginazione e ricerca, lampi filosofici e scatti fantastici.

Cesare Medail - Corriere della Sera



La vis narrativa di Manfredi non è inferiore a quella di certi modelli angloamericani specializzati in letteratura di genere, il suo impatto con il racconto più sciolto e sicuro di quanto non sia quello di celebrati giovani autori italiani suoi coetanei, l'intelligenza dei riferimenti e delle citazioni, notevolissima.

Alberto Rollo - L'Unità



Ci ha intrigato e divertito questa vampiresca parata messa in scena, con allarmante senso dello spettacolo, da Manfredi: il quale ha un sintonizzatore epocale e spaziale che funziona meglio del radar di un pipistrello. Manfredi è un ilare e catastrofico geografo che conosce d'istinto i luoghi maledetti, dove questi diversi poterono abitare o, se volete, abitarono. E procede con serrato senso della storia [.] In fondo Ultimi vampiri potrebbe essere una specie di trattato contro l'intolleranza.

Carlo della Corte, "tuttoLibri" de La Stampa



Manfredi mostra di essere capace di appropriarsi con straordinaria abilità e felicità di risultati dei registri letterari più disparati: umorismo nero, gotico, letteratura fantasy, frammenti onirici, resoconti epistolari, scansioni teatrali. Ma il punto d'arrivo comune è l'attimo terribile ma contemporaneamente liberatorio in cui ognuno scopre in se stesso il vampiro.

Pietro Traccagnoli, Il Mattino


Manfredi su "Summer of Love"



I racconti di Ultimi vampiri riguardano tutti epoche piuttosto remote. Volevo scriverne uno che considerasse esperienze più vicine, della mia generazione, e lo scenario ideale per me era San Francisco nel periodo hippie. Essendo io poco incline all'autobiografismo o al racconto "nostalgico", trovavo più interessante esplorare il lato "fantastico" di quegli anni. Del resto, non si sognava "l'immaginazione al potere"?

Gli anni della melanconia sono venuti dopo e sono ben sintetizzati simbolicamente dalla famosa battuta dell'androide di Blade Runner: «Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare».

Bellissima battuta, peccato che sia falsa. Noi umani sappiamo immaginare cose che non abbiamo mai visto, inclusi gli androidi. E credo sia questa la forza della scrittura.









Dati tecnici del volume:

Pagg. 376

ISBN: 978-88-89541-35-3

Prezzo: 17,00 Euro

lunedì 12 ottobre 2009

QUESTI FANTASMI - 17 STORIE DI LUOGHI E SPETTRI NAPOLETANI (di AA. VV.)



Questi Fantasmi... 17 Storie di Luoghi e Spettri Napoletani, a cura di Giuseppe Cozzolino
- NOIR
- Boopen Led
- 2009
- pagine 288
- prezzo 14,00 euro


“Chist’ è ‘o Paese d’o Sole…”, così inizia una delle più belle canzoni della tradizione musicale partenopea, suggellando in pochissime parole l’idea generale che si è sempre avuta di Napoli, per qualcuno la città più bella del mondo, con la sua solarità, la passionalità dei suoi abitanti, l’arte vitale dell’arrangiarsi.
Pochi sanno che Napoli è anche una delle metropoli più misteriose del mondo, con la sua parte ipogea, le tradizioni, il folklore, i miti e i misteri che la permeano.
L’obbiettivo che si pone questa antologia è proprio quello di “portare alla luce” la faccia oscura di Napoli, attraverso 17 (!) racconti di altrettanti autori, tutti rigorosamente napoletani. Il materiale narrativo è raccolto, come in una particolare guida turistica misterico/esoterica, in quattro itinerari fondamentali: il primo si sviluppa dai margini del Centro storico (via Carbonara) al cuore dello stesso (via Tribunali); il secondo si sviluppa nel pieno Corpo di Napoli, forse la zona più sinistra di tutta la città (sede, per esempio, della famosissima e misteriosissima Cappella Sansevero…); il terzo riguarda la cintura esterna della città, meno arcaica e più vicina ai nostri tempi, anche per quanto riguarda le leggende che la riguardano; il quarto invece è l’itinerario del mito, quello che si snoda nella zona più antica e leggendaria (la zona Flegrea, i terrificanti Campi Elisi delle leggende e tradizioni millenarie…)
Diciassette racconti, dicevamo, molto diversi tra loro, per stile e qualità, ma tutti con alcuni denominatori comuni: il mistero, la passione, la metafisica (elemento fondamentale, perché Napoli è, per accettazione comune, città di confine tra “visibile e invisibile”), il colore nero di sfondo, che sublima una luminosità accecante quanto, per certi versi, non sempre reale e sincera…
E quindi caliamoci nei panni dei protagonisti e riviviamo l’orrore della casa infestata di via Carbonara n° 17, dove alcuni giornalisti intenzionati a fare luce sul mistero perderanno la vita ma ritroveranno un’anima (Via Carbonara n° 17, di Michele Serio); commuoviamoci, ascoltandola dalla sua voce spettrare, la tragica e appassionata storia di Giuditta Guastamacchia, la Vicaria, giustiziata nel 1799 per un orrendo crimine mai commesso, e finalmente redenta, ai giorni nostri, da un giovane avvocato, durante un fantasmagorico processo che si terrà a Castel Capuano, durante una notte di tregenda (19 Aprile…L’ultima arringa, di Bruno Pezone); leggiamo dell’antico monastero delle Benedettine, che sorgeva nel Vicolo di S.Arcangelo a Baiano, teatro di terribili fatti di libidine, sangue e sacrilegio (Il convento non esiste più, di Monica Zunica); stupiamoci di fronte a una incredibile “verità” riguardo le celebri Macchine Anatomiche realizzate dall’infernale Raimondo Di Sangro, Principe di Sansevero (La carrozza, di Giuseppe Cozzolino); struggiamoci l’anima con la vicenda, tragica e appassionante, di don Fabrizio Carafa e Maria D’Avalos (Nel nome dell’amore, di Simonetta Santamaria); assaporiamo i misteri del Monastero di Santa Chiara (I fantasmi del chiostro, di Luciana Scepi); riscopriamo il mito, prendendo a pretesto un episodio di cronaca nera, delle famigerate streghe campane, le Janare (Janare di famiglia, di Diana Lama)…
Questi sono solo alcuni esempi del materiale narrativo di quest’antologia, che ha il grande merito di essere completa, di non aver, praticamente, tralasciato alcuna delle sfaccettature magico/surreali, cabalistiche, esoteriche, leggendarie, che di epoca in epoca ne hanno cesellato il substrato cultural-popolare e hanno reso Napoli, paradossalmente, una città ancor più viva e ancor più vera…

(Recensione a cura di) Domenico Nigro