giovedì 11 febbraio 2010

Gli archivi di Dracula (di Richard Rudorff, Ed. Gargoyle Books). Da oggi, 11/02/2010 in tutte le librerie! In anteprima, recensione di Valerio Bonante



Gli archivi di Dracula di Raymond Rudorff (The Dracula Archives, 1972)
Traduzione Simone De Crescenzo
Postfazione è di Gianfranco Franchi
Gargoyle, collana Nuovi Incubi 15
pagg. 252
Euro 13,50
ISBN 978-88—89541-40-1


La trama si dipana attraverso le vicende di un bambino di nobili origini, il piccolo Stephen Morheim, che nel 1877 viene affidato alla tutela dei parenti (il colonnello Takely e sua moglie Matilda), in seguito alla morte dei propri genitori in circostanze spaventose. Come se non bastassero le atroci dicerie che circolano su tale vicenda, altre voci sul conto di Stephen vi si accavallano, poiché il bambino mostra tratti molto marcati di deficienza mentale. Tuttavia, al raggiungimento del decimo anno di età, Stephen inizia a compiere dei progressi incredibili; presto impara ad esprimersi, a leggere, a scrivere e dimostra un grande interesse ed una passione smodata per lo studio. La sua educazione procede spedita, ma al contempo il ragazzo inizia a discostarsi dai propri coetanei, a diventare più introverso e dimostra una maturità certamente superiore a quella che si confà ad un adolescente. Acquista in breve una personalità molto forte, autoritaria, un carisma proverbiale, un fascino quasi ipnotico.
A diciotto anni si trasferisce a Budapest, e qui si apre una parentesi universitaria in cui troviamo uno Stephen Morheim controverso e ribelle; un genio maledetto che inizia a coltivare una passione
morbosa per l'araldica, la storia dell'impero austro-ungarico e la negromanzia, arrivando a dilapidare patrimoni interi, pur di procurarsi antichi e pregevoli tomi su tali argomenti.
Lasciata l'università, si stabilisce a Torberg in un antico maniero di famiglia fra le montagne, dove inizia a circondarsi di brutti ceffi che sbrigano per lui misteriose incombenze, mentre lui cova l'insano sogno di sconfiggere l'ultimo nemico: Madonna Morte.
La luce oscura che quest'uomo emana diviene allora così penetrante da irretire la giovane Elizabeth Sandor, ricca e nobile ereditiera di una famiglia dal passato tinto di rosso. Da qui in poi la storia si fa ancora più avvincente, ma non ne svelerò i retroscena poiché sarebbe un delitto vero e proprio.

Nella nostra realtà, le certezze sono la cosa più accomodante. Fa piacere pensare che un fenomeno proceda in un certo modo; e tanto più quel modo è facilmente conoscibile, maggiormente il nostro animo si tranquillizza e si sente appagato. I vampiri? Solo una storiellina per ragazzi... vorremo mica credere a simili sciocchezze?
Decisamente accomodante!
E se invece fosse tutto vero, se i vampiri fossero davvero lì fuori, chissà dove, a spiarci e ad aspettare frementi le tenebre per...? Lo vedete che basta introdurre un dubbio nel sistema, perché questo inizi a vacillare pericolosamente?
E se invece che un romanzo di fantasia, il Dracula di Stoker fosse un romanzo di denuncia di un fenomeno così pericolosamente sottovalutato dal determinismo moderno? Possibile, perché no?
In fondo la Storia si serve di fonti, documenti, note, citazioni e “Gli archivi di Dracula” contiene tutto ciò.
Se siete alla ricerca di prove storiche che legittimino l'esistenza di terribili personaggi come il conte Vlad Tepesh o la sanguinaria Erzsébeth Bathory, qui le troverete, suffragate a sufficienza. Sarete accompagnati alla scoperta di un medioevo tenebroso, fatto di guerrieri valorosi che facevano dello spargimento di sangue un valore sublime; sarete condotti attraverso suggestivi paesaggi carpatici costellati di antichi manieri in rovina, che conobbero migliori splendori nelle mani di signori della guerra senza scrupoli. Vi sembrerà di essere condotti attraverso la nebbia da nere carrozze, guidate dai più bizzarri personaggi che il folklore transilvano possa mai aver concepito. Scenderete per cripte tenebrose dove il puzzo della decomposizione vi riempirà le narici e le ossa dei morti costelleranno i vostri incubi.
Non è un'esagerazione; è tutto vero. Pur rispecchiando molto il romanzo gotico nella narrazione, quest'opera surclassa tale genere poiché possiede quel “quid” che solo l'avvento della cinematografia ha saputo dare. Il tutto si concretizza in un maggior dinamismo dell'opera.
Non vi aspettate uno Stephen Morheim “bello e dannato” coi tratti del dandy inglese ottocentesco, diafano e delicato... no, qui il protagonista, pur avendo un aspetto nobile è ritratto davvero come una bestia. D'aspetto magnifico e fiero, ma sotto il velo dell'apparire comune scoprirete una vera bestia dagli occhi come brace, affamata di vita e sapere.
Questo fantastico romanzo è datato 1971, quando l'argomento vampirismo conobbe il proprio exploit e fu condito in tutte le salse; personalmente mi rammarico che, almeno in Italia, veda la luce solo ora, poiché merita davvero tanto e va ringraziata la Gargoyle Books per averlo valorizzato. L'opera in questione è un degnissimo antefatto alle gesta del terribile e famelico Conte stokeriano. Rudorff è molto bravo a ricalcare gli stilemi del suo predecessore. Le descrizioni dei passaggi più terrificanti, come le possessioni o le descrizioni dei non-morti sono pesantemente influenzate dalla prosa di Stoker, per non parlare dello stile utilizzato nel romanzo, che è quello epistolare-diaristico tipico del “Dracula”.
Inutile dilungarsi di più, “Gli archivi di Dracula” è un libro che vi lascerà in sospeso dalla prima all'ultima pagina, e una volta giunti alla fine, si ha quasi l'impressione che Stoker sia stato fin troppo ottimista nel finale del suo libro ma spesso la realtà è ben più cinica, perchè, per citare la PFM “la morte, signori, non muore”.
(Recensione a cura di) Valerio Bonante

3 commenti:

Francesco S. ha detto...

Sembra molto interessante, ci farò un pensierino... :D

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

Anonimo ha detto...

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